Discussione dell’ultimo libro dell’anno.
Io sono molto confuso, amerei sentire il vostro parere prima di esprimere il mio
Discutine sul nostro forum.

Discussione dell’ultimo libro dell’anno.
Io sono molto confuso, amerei sentire il vostro parere prima di esprimere il mio

Conoscevo Paul Auster di nome ma non avevo letto nessun libro suo. In realtà avevo letto a suo tempo City of Glass in una riduzione a fumetti di D. Mazzucchelli e Paul Karasic, molto bella e ci mancherebbe visto che l’adattamento era stato fatto da Art Spiegelman. Ho visto anche “Smoke” (1995), “Blue in the face” (1995) e “Lulu on the bridge” (1998) tre film con la sua sceneggiatura, li ho elencati in ordine di gradimento. Ma mi sto perdendo in chiacchiere
Il libro mi è piaciuto. Paul Auster riesce a descrivere persone, rapporti ed emozioni senza usare paroloni, periodi roboanti o aggettivi luccicanti. La storia si fa leggere anche se non si tratta di un giallo o di un libro di avventure. Il mio unico dubbio è quanto possa essere apprezzata dalle persone molto giovani, da chi ha vissuto solo una breve parte della propria vita e, salvo le eccezioni che esistono, difficilmente potrebbe aver accumulato storie e persone da ricordare. Un libro che parla di tutto: amore, morte, filosofia, politica, e altro con descrizioni pacate ma non per questo meno appassionate. Come a volte mi succede mi sono trovato a leggere, nero su bianco, alcune delle riflessioni, dei dubbi e dei pensieri che mi sono passati e che mi passano per la testa. Non si tratta necessariamente di situazioni che ho vissuto direttamente allo stesso modo ma di sensazioni, ricordi, sogni che mi è sembrato di riconoscere mentre leggevo come se fossero miei.
Quando leggo libri del genere mi passa la voglia di scrivere, così come invece mi viene quando leggo cose che valuto poco interessanti. Davvero un peccato che il libro finisca come finisce questo e che l’autore sia morto poco dopo la sua pubblicazione, perché, anche se la vita è così, mi prende un po’ di malinconia.
Il romanzo si legge con facilità e segue una porzione di vita di Seymour “Sy” T. Baumgartner, un professore di filosofia settantenne in pensione che non riesce ancora a superare la morte della moglie Anna, traduttrice e poetessa, annegata dieci anni prima. La quotidianità di Baumgartner potrebbe essere quella di chiunque di noi, con giornate particolari che ricordiamo perchè segnate dalla sfortuna in cui ti è capitato di tutto e altre sorprendentemente perfette.
Proprio come accade a tutti noi, anche lui si lascia trasportare dai ricordi delle persone amate che non ci sono più. Il libro diventa quindi uno spaccato di vita comune, semplice e riconoscibile, che proprio per questo riesce a coinvolgere.
La storia si apre con una caotica giornata di aprile in cui Baumgartner, assorto nella sua tristezza, è continuamente interrotto da telefonate e vittima di piccoli incidenti domestici, come una bruciatura alla mano e una caduta dalle scale del seminterrato. Quindi il racconto procede in modo pacato mettendo, però, in evidenza il dolore di Baumgartner per l’assenza della moglie, descritto attraverso una metafora ricorrente: la sindrome dell’arto fantasma, o in senso esteso la sindrome della persona fantasma. Per Sy, la mancanza di Anna è un’assenza che continua a farsi sentire, un vuoto che pulsa come un arto perduto. Questa riflessione si intreccia con le sue ricerche filosofiche, che diventano un modo per indagare ciò che resta di noi quando non ci siamo più.
Accanto a questi snodi interiori, il romanzo è popolato da figure che rendono il mondo di Baumgartner sorprendentemente vivo. Ed Papadopoulos, il giovane letturista di contatori logorroico ma gentile, che lo soccorre dopo la caduta e diventa un amico. Molly, la fattorina UPS dal sorriso luminoso, finisce per spingerlo a ordinare libri che non leggerà mai, solo per avere un pretesto per rivederla. Con ironia e delicatezza Auster mostra come i rapporti umani nascano da dettagli minimi, proprio come avviene nella realtà.
Alla fine, Baumgartner decide di dedicarsi a preservare l’eredità letteraria di Anna, poetessa di talento ma quasi sconosciuta, grazie all’arrivo di una giovane studiosa incaricata di catalogarne l’archivio. La presenza della ragazza riaccende in lui un senso di connessione, quasi fosse una reincarnazione simbolica della moglie, e gli permette di trasmettere al mondo ciò che Anna ha lasciato.
Particolare anche il libro a cui Sy sta lavorando, Misteri del volante, una satira sul concetto di anima incarnata che guida un’automobile. Questo tema trova un riscontro drammatico nella realtà quando, uscendo di casa per distrarsi, Sy tenta di evitare un cervo e finisce per schiantarsi contro un albero, rimanendo ferito e isolato. È l’episodio che apre l’ultimo capitolo della sua vicenda ma la narrazione si chiude così bruscamente da negare al lettore un vero epilogo (cosa che, col senno di poi, acquista un significato particolare e risuona ancora più forte se si considera che l’autore, come ho scoperto da @pepsy, è scomparso poco dopo la pubblicazione del romanzo).
In definitiva, Baumgartner è un romanzo che celebra la bellezza degli episodi fugaci di un’esistenza ordinaria e invita a riflettere su lutto, amore in tarda età, memoria e significato della vita. Il libro mi è piaciuto, ma va letto per ciò che è, ovvero il ritratto semplice e autentico della vita più o meno normale di una persona.
Vero, è un racconto di vita, di coincidenze, ricordi e rimpianti. Il libro si lascia leggere anche se non è il mio stile preferito, sono interessanti le parti introspettive (quasi il 90% del libro ok ) in alcune parti mi sono un pochino annoiato inizialmente perché non capivo tutto il divagare ma ho poi capito che è proprio quello che è, il divagare di una menta verso la fine dei suoi anni che si guarda indietro.
Scritto senza fronzoli e svolazzi molto asciutto, il che è apprezzabile, il finale mi ha lasciato male se devo essere sincero, lo ho trovato un po senza senso, e anche frettoloso, devo rifletterci ancora.
È probabile che sia stato scritto con la consapevolezza di essere l’ultima cartuccia di Auster e per questo ha un tono un po malinconico, direi anche fatalista.
Io sono arrivata quasi a metà libro e, purtroppo, l’ho abbandonato perché tocca temi su cui sono particolarmente sensibile in questo periodo. Magari un giorno lo riprendo, ma per ora va bene così.
Comunque nelle prime pagine sembrava stesse descrivendo una mia giornata tipo con tutte le disavventure che gli capitano (sono piuttosto maldestra)
Premetto che non l’ho ancora finito, in questo periodo leggere mi risulta mostruosamente faticoso e riesco a farlo la metà di quanto vorrei. Detto questo, mi associo in parte a quanto già detto, è uno spaccato della vita quotidiana e del tutto ordinaria di un pensionato, fatta di piccole cose, attività normali, ma in cui i ricordi acquistano un peso molto maggiore rispetto a ciò che si sta vivendo in quel momento. Mi è sembrato interessante, almeno fino a dove sono arrivata, il fatto che sia una specie di flusso di coscienza, in cui ai ricordi si mescolano i sogni, quello del telefono e della voce di Anna che parla e gli dice cose mi è sembrato veramente come se avessi potuto farlo io, e ho capito la sua tristezza e tutta la sua nostalgia nel risentire la voce della moglie scomparsa. Tutti abbiamo qualcuno di cui vorremmo ricevere una telefonata, risentire la voce, il tono e le inflessioni. C’è un sacco di tristezza in questo libro, e di nostalgia, ma allo stesso tempo questi ricordi spingono Baumgartner ad andare avanti, come nella decisione di volersi risposare, e gli fanno capire che nonostante la sua sindrome della persona fantasma, riesce ancora a provare delle emozioni che quanto meno gli danno la conferma dell’essere ancora vivo. In particolare in questa decisione ci vedo tantissima malinconia, perché ho pensato leggendolo che quello che lui volesse fare, al di là del voler condividere di nuovo la vita con un’altra persona, fosse riprovare un po’ le sensazioni del primo matrimonio, come se avesse nostalgia di quella vita lì e volesse in qualche modo riprodurla, con le dovute differenze e in un periodo molto diverso.
Sicuramente lo finirò, in realtà mi piace il modo in cui scrive, lo trovo a tratti psicoanalitico.
Citiverse è un progetto che si basa su NodeBB ed è federato! | Categorie federate | Chat | 📱 Installa web app o APK | 🧡 Donazioni | Privacy Policy