RADIOGRAFIA DELLA RESISTENZA
di Alfredo Facchini
La Resistenza palestinese affonda le radici un secolo fa. Negli anni ’20 si registrano le prime rivolte contro l’immigrazione ebraica favorita dagli inglesi. Poi la Grande Rivolta Araba del 1936-39: scioperi, lotta armata, sabotaggi. Repressa nel sangue, con la complicità delle milizie sioniste.
Nel 1948 la Nakba: 750 mila palestinesi cacciati, villaggi rasi al suolo. Da allora la lotta cambia bersaglio: non più Londra, ma Tel Aviv. I profughi diventano l’esercito silenzioso di un popolo in esilio.
Negli anni ’50 e ’60 nascono i fedayn, combattenti senza patria, e l’OLP, che porta la causa palestinese sulla scena internazionale. Nel 1967, dopo la disfatta araba e l’occupazione totale, la Resistenza prende la forma di lotta armata organizzata.
Nel 1987 scoppia la Prima Intifada: pietre contro i carri armati, barricate improvvisate, comitati popolari. È qui che nasce Hamas, figlio della disperazione e dei Fratelli Musulmani. Nel 2000 la Seconda Intifada segna il ritorno delle armi, l’ascesa di Hamas e la fine delle illusioni di Oslo.
Parlare ossessivamente solo di Hamas occulta che la Resistenza palestinese in realtà è ampia, articolata, e interclassista:
• Fazioni marxiste (FPLP, DFLP),
• Islamisti non legati ad Hamas (PIJ).
• Nazionalisti laici (Fatah in Cisgiordania).
• Giovani delle nuove intifade, spesso non affiliati a partiti.
Questa diversità smentisce l’idea che la Resistenza sia solo “fondamentalismo islamico”. Quindi si preferisce ignorare tutto il resto per ridurre il conflitto a un presunto scontro religioso.
Parlare di “Israele contro Hamas” consente di rimuovere dalla scena la storia del 1948, la Nakba, i profughi, le colonie in Cisgiordania, il blocco di Gaza, le migliaia di detenuti senza processo. È una depoliticizzazione voluta: non si parla di un popolo colonizzato e privato della libertà, ma di terroristi che “odiano Israele”.
Israele ha sempre preferito Hamas come nemico pubblico, perché:
• Legittima le proprie operazioni militari (“stiamo combattendo il terrorismo islamico”).
• Divide il fronte palestinese (Hamas vs Fatah).
• Consente di evitare ogni prospettiva negoziale seria.
Israele stesso ha tollerato indirettamente (non finanziato) l’ascesa di Hamas negli anni ’80 per indebolire Fatah e la sinistra (questione già approfondita nella prima parte)
Prendiamo il 7 ottobre 2023: non hanno operato solo i miliziani di Hamas. L’attacco in territorio israeliano è stato pianificato e condotto da più gruppi armati palestinesi, anche se Hamas ha avuto un ruolo centrale. Il comando generale era sotto le Brigate al-Qassam, ma l’azione è stata congiunta, frutto di un coordinamento tra diverse fazioni della Resistenza attive a Gaza.
Ecco i gruppi coinvolti:
Brigate al-Qassam (ala militare di Hamas)
• Hanno gestito le incursioni a Zikim, Sderot, Re’im, Be’eri, Netiv HaAsara, ecc.
• Uso massiccio di droni, bulldozer, paramotori, motociclette, razzi.
Brigate Al-Quds (ala militare della Jihad Islamica Palestinese - PIJ).
• Hanno partecipato ad attacchi nei kibbutz e nelle basi militari israeliane.
• Molti video diffusi mostrano unità al-Quds con le proprie insegne e armamenti operare congiuntamente a quelle di Hamas.
FPLP - Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
• I loro uomini sono entrati in alcune comunità nel sud di Israele.
• Presenti soprattutto in ruoli di supporto e azione secondaria.
• In un comunicato ufficiale scrivono: “Partecipiamo all’operazione e la rivendichiamo come risposta storica all’occupazione e all’assedio”.
Comitati di Resistenza Popolare (PRC) – Brigate Salah al-Din
• Piccolo ma ben armato gruppo con radici salafite e nazionaliste.
Agenzie come Al Jazeera, Middle East Eye, The Intercept e Mondoweiss hanno confermato la presenza simultanea di almeno 4 formazioni palestinesi nei combattimenti del 7 ottobre.
Report israeliani interni all’IDF (trapelati da Haaretz e Yedioth Ahronoth) riconoscono la “sorprendente coordinazione tra milizie distinte”, con alcune che non avevano mai combattuto prima oltre il confine.
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