il problema per me sta un po' nell'origine americana: laddove appunto otaku veniva dalla cultura di riferimento (pur insultando, ma con altri modi e stili) weeaboo mi pare un qualcosa di molto sensato nel contesto USA ma piuttosto stridente con il nostro, che è fondamentalmente diverso (direi più in debito con l'editoria francese in realtà, ma questo lo potremmo allargare alla nostra storia fumettistica più in generale)
Uscendo un po' dal seminato (ma non troppo), è un po' il discorso che quel provolone di Kojima fece parlando di Death Stranding e la diversa sensibilità artistica che passa da noi
e non so, la mia sensazione è che l'avvicinarsi a un modello comunicativo USA (quindi anche nei termini e nel gergo) porti sempre a risultati nefasti, allontanandoci da parentele e possibilità (il discorso Topo Gigio, per quel che vale, è produttivamente emblematico)
poi oh, non voglio dire che gli USA sono il cancro e gli otaku sono la cura (anche se suona bene
