Citiverse
  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra Va detto però che l'utilizzo di Weeaboo e Otaku è legato alla nascita di una determinata sottocultura del web. Chi usava certe parole all'epoca non era semplicemente chi guardava gli anime, ma chi abitava in certi spazi virtuali.

    In questo senso, per me non c'è un gran collegamento tra questo discorso e quello della storia degli anime in Italia.

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @MatteoCaronna@livellosegreto.it secondo me invece è cruciale, anche perché denota una bella differenza degli spazi web di un tempo rispetto a quelli più recenti (posto che i vari otaku del caso li ho visti girare più dal vivo a Lucca e nelle fumetterie che su msn o IRC per dire)

    il collegamento per me c'è eccome dal momento in cui un termine diventa virale e viene importato in modo coatto da una realtà (gli USA) che è molto diversa da quella italiana - e non solo
  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra Il punto per me è che gli spazi di quella sottocultura web erano molto simili tra USA/anglofoni e Italia, anzi i secondi nascevano proprio in imitazione dei primi, ed erano entrambi piuttosto scollegati (o comunque differenti) dalla storia precedente degli anime nelle rispettive nazioni.>

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >Chi guardava gli anime in televisione, prima e durante l'avvento del web, non era otaku/weeaboo. Anzi, ricordo pure che c'era la volontà esplicita da parte dei secondi di crearsi un'identità ben distinta da quella dei primi, visti come i "normie".

    Infatti quel che era passato o che passava ancora in TV era un conto, quel che i team di fansub e scanlation inglesi e italiani traducevano era un altro conto.>

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >

    Non a caso, pur con tutto il successo che gli anime riscuotono da sempre nel nostro paese, gli anime della sottocultura otaku/weeaboo del periodo facevano una fatica mostruosa a essere portati ufficialmente in Italia o a passare addirittura in TV.

    Per questo per me il fatto che i nostri genitori vedessero Goldrake in TV c'entra poco e niente con l'estetica, le usanze, i modi di parlare e gli ambienti della sottocultura otaku/weeaboo degli anni 2000. >

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >

    P.s.: tra l'altro, seppur sia vero che l'animazione giapponese negli USA sia stata sdoganata solo negli anni '90, non bisogna dimenticare che sono stati tra i primissimi a importare anime - Astro Boy, Speed Racer - e che la loro edizione a colori di AKIRA ha avuto un ruolo fondamentale nell'arrivo dei manga in Occidente.

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @MatteoCaronna@livellosegreto.it direi che abbiamo esperienze analoghe ma parecchio diverse: nei vari forum e canali IRC ricordo molto bene come il discorso fansub, megaupload e compagnia cantante venisse per buona parte gestito da chi era stato svezzato dagli anime televisivi (un mio caro amico oggi ha passato i 50 e si era mezzo messo in testa di organizzare un doppiaggio amatoriale di Advent Children, Death Note e non so più che altro - per fortuna ha desistito in tempo :') )

    Più che un discorso "otaku vs normie" ricordo nitidamente "otaku giovani vs girellari", compreso qualche flame sul discorso mecha e Evangelion, ma vabbè

    Certamente un ragazzino non iniziava ad andare in fissa per Code Geass perché il fratello maggiore lo era stato con Ghost in the Shell e il padre con Goldrake, certo, ma il punto è il discorso di contesto ambientale:

    un conto è introdurre un tipo di formaggio in un paese secolarmente abituato al caseario, un altro provare a farlo in uno dove a malapena si consumano i latticini per dire.

    In più, prima che la rivendicazione, ricordiamo che qui si parte dall'insulto di una categoria "nuova", estranea e con pochi riferimenti passati a fare da ponte (mi è capitato diverse volte di tentare di spiegarmi con qualche americano prendendo a esempio Lupin o Kenshiro (o meglio, Fist of the North Star) senza ottenere comprensione perché roba estremamente di nicchia da loro)

    Akira è già una questione particolare: gli USA ci sono arrivati prima, ma sempre all'interno di cerchie ristrette, lontane da un discorso popolare ben più vasto
  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra Secondo me si tratta di ambienti diversi. Magari mi sbaglio, ma non penso che negli spazi a cui ti riferisci ci si autodefinisse "weeaboo" (al massimo "otaku"? anche se ricordo una certa resistenza al termine, "non capite che in giappone ha un uso dispregiativo!!!").

    Comunque, al di là di questo, non capisco il problema con il prendere in prestito un termine da un ambiente in cui gli anime avevano una storia più breve.>

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >

    Il fatto che fosse un "insulto" poi è una questione particolare: insita nella sottocultura otaku giapponese c'è anche una forte autoironia che prende la forma del disprezzo. "Otaku" stesso è un termine che si diffonde grazie a degli articoli dispregiativi pubblicati proprio su una rivista super-Otaku, quindi adottare un insulto ("weeaboo") come bandiera è una cosa proprio da otaku.

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @MatteoCaronna@livellosegreto.it no no infatti, il termine Otaku e le varie discussioni sulla sua origine erano molto sdoganati, weeb penso di averlo sentito la prima volta in tempi che definirei recenti (forse su reddit e qualche volta dal vivo? Di sicuro post avvento dei social network però, sicuramente dopo il 2010 o giù di lì)

    il problema per me sta un po' nell'origine americana: laddove appunto otaku veniva dalla cultura di riferimento (pur insultando, ma con altri modi e stili) weeaboo mi pare un qualcosa di molto sensato nel contesto USA ma piuttosto stridente con il nostro, che è fondamentalmente diverso (direi più in debito con l'editoria francese in realtà, ma questo lo potremmo allargare alla nostra storia fumettistica più in generale)

    Uscendo un po' dal seminato (ma non troppo), è un po' il discorso che quel provolone di Kojima fece parlando di Death Stranding e la diversa sensibilità artistica che passa da noi

    e non so, la mia sensazione è che l'avvicinarsi a un modello comunicativo USA (quindi anche nei termini e nel gergo) porti sempre a risultati nefasti, allontanandoci da parentele e possibilità (il discorso Topo Gigio, per quel che vale, è produttivamente emblematico)

    poi oh, non voglio dire che gli USA sono il cancro e gli otaku sono la cura (anche se suona bene ​​), la nostra sottocultura digitale comunque deriva da lì e non ci piove, però di 'sti tempi ho la sensazione che ci si ritrovi a scimmiottarla pure troppo
  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra È vero che il lato USA della sottocultura anime è pieno di problemi, ma van dette due cose

    1) ci sono almeno due fronti su cui USA e Francia sono molto più avanti di noi: da un lato è il discorso sakuga e tutto l'approfondimento sui meccanismi produttivi dell'industria degli anime, che qui è totalmente assente e quando presente è al 90% sottoprodotto di usa e Francia; >

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >dall'altro lato quello accademico/saggistico, dato che lì la vecchia (e terribile) guardia sta pian piano venendo sostituita da studiosi che stanno facendo un lavoro notevole (es.: pubblicano in inglese Thomas Lamarre, Patrick Galbraith, Eike Exner, Matteo Watzky, Marc Steinberg; in francese Aurelie Petit, Claude Leblanc).>

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >

    2) In virtù di quanto detto nel punto precedente, il discorso italiano su anime e manga è caratterizzato da pochissime voci virtuose quasi soffocate da una quantità invece infinita di personaggi privi di competenze storico/critiche provenienti dalla vecchia guardia o che sono ascese nell'ultimo decennio

    Per come la vedo io, più che "potremmo peggiorare imitando gli USA" io direi: "è davvero difficile fare peggio di così" e "dovremmo preoccuparci di quel che abbiamo prodotto noi"

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @MatteoCaronna@livellosegreto.it eh ma qui stiamo deviando parecchio dal mio discorso originale: lato "accademico", ti do ragione su tutta la linea e vedo pochissime speranze in prospettiva per quello che siamo noi

    ma io sto parlando di comunità e fandom (online e non) che può tranquillamente passare dalla casalinga di Voghera all'accademica certificata, la chiacchiera da fiera che mette assieme un po' tutto (poi nell'ambito voci / personaggi non saprei proprio dire perché ragiono sempre in ottica "discussione da forum" e non veicolazione del verbo dal basso - salvo non si tratti di una lectio magistralis con tutti i crismi del caso ovviamente)
  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra Ho parlato specificatamente del discorso sakuga perché è nato, si sviluppa e rimane (quasi) unicamente confinato al fandom, ed è ormai affiancato da un lavoro incredibile di ricerca e traduzione di materiali di produzione, paratesto ecc... che ha pochi eguali. >

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >Non c'è quasi nessuno in Italia che faccia un lavoro comparabile a quanto fatto da Zeonic e Mark Simmons per Gundam, per esempio, da Kanzenshuu per Dragon Ball o da kVin e il SakugaBlog/SakugaBooru per l'animazione in generale.

    Il motivo per cui menzionavo il lato accademico poi è che nell'ultimo decennio ha avuto un effetto a caduta anche sulla produzione di analisi dei fan più esperti, vedasi youtube come Pause and Select, A Study of Swords, CynicClinic o Translating Japan.>

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >

    Matteo Watzky poi, che menzionavo nei toot sull'accademia, si è affermato soprattutto scrivendo sul proprio blog, dove ha pubblicato alcune delle ricostruzioni storiche più importanti degli ultimi anni.

    Poi per carità, allargando lo sguardo il fandom USA è anche pieno zeppo di schifezze e di discorsi contaminati da convinzione errate, scarsa sensibilità all'arte e via dicendo, ma questo è un po' lo stato di tutti i fandom. >

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >Quello italiano, per il resto, è vuoto, una manciata di community sparse qua e là, alcuni progetti portati avanti con professionalità e poco altro.

    I social media poi han dato la mazzata finale visto che hanno portato pubblico generalista e fandom a discutere negli stessi spazi.

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @MatteoCaronna@livellosegreto.it su youtube ecc. non mi pronuncio perché non ne so veramente niente, ma ti do assolutamente ragione sul discorso spazi (e anche qui, io ci vedo molto di negativo dell'impronta social network e board concepite negli USA - posto che altri strumenti bellissimi del passato sono nati sempre da quelle parti)

    in effetti forse il contesto attuale è troppo un marasma dove ci si perde, e la cosa mi lascia sempre perplesso perché mi pare cozzi con esigenze e nicchie dai numeri relativamente importanti...esempio a babbo:

    l'anno scorso ero al concerto di Nobuo Uematsu a Roma, la data originale è andata immediatamente in sold out, idem per il meet & greet e quelli di HiddenDoor ne hanno aggiunta immediatamente un'altra replicando il pienone

    e qui parliamo di una "nicchia nella nicchia" ovviamente! Ma basti pensare i numeri abnormi che ha portato il Lucca Comics ad essere qualcosa di costosissimo e invivibile, o le altre fiere più piccoline spuntate come funghi in ogni luogo possibile.

    Ora, posto che contesti simili mettono assieme la qualsiasi e gente più o meno "casual", è snervante notare che non mi pare esistano corrispettivi digitali del nerd/otaku/weeb-verso italiano, salvo forse "follower" di questo o quel personaggio (ma appunto, lì più che di comunità parliamo di audience)

    e, tornando in topic, forse è anche per questo che si prendono in prestito termini e logiche USA perdendo l'opportunità di sviluppare qualcosa di nostrano, il che è un grosso peccato

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