Citiverse

matteocaronna@livellosegreto.it (@matteocaronna@livellosegreto.it)

In passato ho scritto di fumetto e animazione, principalmente di stampo giapponese, e ora minaccio di farlo di nuovo. Terre Illustrate è il nome del blog in cui lo faccio normalmente.

  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra >Quello italiano, per il resto, è vuoto, una manciata di community sparse qua e là, alcuni progetti portati avanti con professionalità e poco altro.

    I social media poi han dato la mazzata finale visto che hanno portato pubblico generalista e fandom a discutere negli stessi spazi.

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra >

    Matteo Watzky poi, che menzionavo nei toot sull'accademia, si è affermato soprattutto scrivendo sul proprio blog, dove ha pubblicato alcune delle ricostruzioni storiche più importanti degli ultimi anni.

    Poi per carità, allargando lo sguardo il fandom USA è anche pieno zeppo di schifezze e di discorsi contaminati da convinzione errate, scarsa sensibilità all'arte e via dicendo, ma questo è un po' lo stato di tutti i fandom. >

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra >Non c'è quasi nessuno in Italia che faccia un lavoro comparabile a quanto fatto da Zeonic e Mark Simmons per Gundam, per esempio, da Kanzenshuu per Dragon Ball o da kVin e il SakugaBlog/SakugaBooru per l'animazione in generale.

    Il motivo per cui menzionavo il lato accademico poi è che nell'ultimo decennio ha avuto un effetto a caduta anche sulla produzione di analisi dei fan più esperti, vedasi youtube come Pause and Select, A Study of Swords, CynicClinic o Translating Japan.>

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra Ho parlato specificatamente del discorso sakuga perché è nato, si sviluppa e rimane (quasi) unicamente confinato al fandom, ed è ormai affiancato da un lavoro incredibile di ricerca e traduzione di materiali di produzione, paratesto ecc... che ha pochi eguali. >

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra >

    2) In virtù di quanto detto nel punto precedente, il discorso italiano su anime e manga è caratterizzato da pochissime voci virtuose quasi soffocate da una quantità invece infinita di personaggi privi di competenze storico/critiche provenienti dalla vecchia guardia o che sono ascese nell'ultimo decennio

    Per come la vedo io, più che "potremmo peggiorare imitando gli USA" io direi: "è davvero difficile fare peggio di così" e "dovremmo preoccuparci di quel che abbiamo prodotto noi"

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra >dall'altro lato quello accademico/saggistico, dato che lì la vecchia (e terribile) guardia sta pian piano venendo sostituita da studiosi che stanno facendo un lavoro notevole (es.: pubblicano in inglese Thomas Lamarre, Patrick Galbraith, Eike Exner, Matteo Watzky, Marc Steinberg; in francese Aurelie Petit, Claude Leblanc).>

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra È vero che il lato USA della sottocultura anime è pieno di problemi, ma van dette due cose

    1) ci sono almeno due fronti su cui USA e Francia sono molto più avanti di noi: da un lato è il discorso sakuga e tutto l'approfondimento sui meccanismi produttivi dell'industria degli anime, che qui è totalmente assente e quando presente è al 90% sottoprodotto di usa e Francia; >

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra >

    Il fatto che fosse un "insulto" poi è una questione particolare: insita nella sottocultura otaku giapponese c'è anche una forte autoironia che prende la forma del disprezzo. "Otaku" stesso è un termine che si diffonde grazie a degli articoli dispregiativi pubblicati proprio su una rivista super-Otaku, quindi adottare un insulto ("weeaboo") come bandiera è una cosa proprio da otaku.

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra Secondo me si tratta di ambienti diversi. Magari mi sbaglio, ma non penso che negli spazi a cui ti riferisci ci si autodefinisse "weeaboo" (al massimo "otaku"? anche se ricordo una certa resistenza al termine, "non capite che in giappone ha un uso dispregiativo!!!").

    Comunque, al di là di questo, non capisco il problema con il prendere in prestito un termine da un ambiente in cui gli anime avevano una storia più breve.>

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra >

    P.s.: tra l'altro, seppur sia vero che l'animazione giapponese negli USA sia stata sdoganata solo negli anni '90, non bisogna dimenticare che sono stati tra i primissimi a importare anime - Astro Boy, Speed Racer - e che la loro edizione a colori di AKIRA ha avuto un ruolo fondamentale nell'arrivo dei manga in Occidente.

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra >

    Non a caso, pur con tutto il successo che gli anime riscuotono da sempre nel nostro paese, gli anime della sottocultura otaku/weeaboo del periodo facevano una fatica mostruosa a essere portati ufficialmente in Italia o a passare addirittura in TV.

    Per questo per me il fatto che i nostri genitori vedessero Goldrake in TV c'entra poco e niente con l'estetica, le usanze, i modi di parlare e gli ambienti della sottocultura otaku/weeaboo degli anni 2000. >

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra >Chi guardava gli anime in televisione, prima e durante l'avvento del web, non era otaku/weeaboo. Anzi, ricordo pure che c'era la volontà esplicita da parte dei secondi di crearsi un'identità ben distinta da quella dei primi, visti come i "normie".

    Infatti quel che era passato o che passava ancora in TV era un conto, quel che i team di fansub e scanlation inglesi e italiani traducevano era un altro conto.>

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra Il punto per me è che gli spazi di quella sottocultura web erano molto simili tra USA/anglofoni e Italia, anzi i secondi nascevano proprio in imitazione dei primi, ed erano entrambi piuttosto scollegati (o comunque differenti) dalla storia precedente degli anime nelle rispettive nazioni.>

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  • Riflessione della Befana!

    @xabacadabra Va detto però che l'utilizzo di Weeaboo e Otaku è legato alla nascita di una determinata sottocultura del web. Chi usava certe parole all'epoca non era semplicemente chi guardava gli anime, ma chi abitava in certi spazi virtuali.

    In questo senso, per me non c'è un gran collegamento tra questo discorso e quello della storia degli anime in Italia.

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