Agli uomini e donne occidentali che vogliono insegnare alle donne arabe come vivere.
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Agli uomini e donne occidentali che vogliono insegnare alle donne arabe come vivere. Guardate che non ce n'è bisogno: ci pensano da sé stesse
A noi non resta che prenderne atto e sostenere le loro lotte.Le donne arabe e il femminismo (il loro!)
Le letture femministe del Corano nel mondo arabo (spesso inserite nel più ampio alveo del femminismo islamico) muovono da un presupposto cardine: il Corano non è intrinsecamente patriarcale, ma lo sono state le sue interpretazioni storiche, prodotte quasi esclusivamente da élite maschili nel corso dei secoli.
Studiose ed esegete arabe rivendicano una vera e propria sovranità ermeneutica. L'obiettivo non è abbandonare il testo sacro, ma utilizzarlo come lo strumento principale di liberazione ed emancipazione.Le Tre Metodologie Principali dell'Esegesi Femminista
L'ermeneutica di genere applicata al Testo adotta tre approcci sistematici:- La decostruzione dei versetti patriarcali: Smontare le letture classiche che giustificano il predominio maschile (come i ruoli economici o la gestione dei conflitti), dimostrando come riflettessero la cultura dell'Arabia del VII secolo e non la volontà divina universale.
- La valorizzazione dei versetti egualitari: Portare al centro del dibattito teologico tutti i passi che sanciscono in modo inequivocabile la totale parità spirituale, morale e civile tra uomo e donna.
- La correzione delle false narrazioni storiche: Rifiutare l'ingresso nella teologia islamica di miti misogini esterni (chiamati Isra'iliyyat), come l'idea che la donna sia nata da una costola o sia la sola responsabile del peccato originale.
Le Figure Chiave del Mondo Arabo
• Fatima Mernissi (Marocco): Sociologa pioniera, nel suo celebre saggio Le donne del Profeta ha applicato un rigoroso metodo storico-critico non solo al Corano, ma soprattutto ai Hadith (i detti del Profeta). Mernissi ha dimostrato come molti detti misogini fossero in realtà falsi storici o manipolazioni politiche post-islamiche per escludere le donne dal potere.• Asma Lamrabet (Marocco): Medico e teologa, autrice del testo fondamentale Le donne nel Corano. Sostiene una "terza via": rifiuta sia il conservatorismo letteralista islamico sia il femminismo occidentale laico (che spesso liquida la religiosità come sottomissione). La sua è una "rilettura di liberazione" che dimostra la totale autonomia giuridica e spirituale che il Corano intendeva concedere alle donne.
• Omaima Abou-Bakr (Egitto): Docente universitaria e co-fondatrice dell'organizzazione Musawah, si concentra sulla decostruzione dei concetti di qiwamah (autorità protettiva dell'uomo) e wilayah (tutela), ridefinendoli non come una gerarchia di potere biologica o divina, ma come una responsabilità puramente contrattuale e fluida.
Il concetto di "Giustizia Superiore"
Il punto d'incontro di queste letture è la distinzione tra la lettera del testo (legata al contesto storico) e lo spirito del testo (orientato alla giustizia sociale). Le femministe arabe affermano che se una legge derivata dal Corano produce oggi ingiustizia o violenza contro le donne, tradisce il principio coranico supremo della giustizia ('Adl), e deve pertanto essere riformata.#femminismoArabo
#FatimaMernissi
#AsmaLamrabet
#OmaimaAbou-Bakr



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Agli uomini e donne occidentali che vogliono insegnare alle donne arabe come vivere. Guardate che non ce n'è bisogno: ci pensano da sé stesse
A noi non resta che prenderne atto e sostenere le loro lotte.Le donne arabe e il femminismo (il loro!)
Le letture femministe del Corano nel mondo arabo (spesso inserite nel più ampio alveo del femminismo islamico) muovono da un presupposto cardine: il Corano non è intrinsecamente patriarcale, ma lo sono state le sue interpretazioni storiche, prodotte quasi esclusivamente da élite maschili nel corso dei secoli.
Studiose ed esegete arabe rivendicano una vera e propria sovranità ermeneutica. L'obiettivo non è abbandonare il testo sacro, ma utilizzarlo come lo strumento principale di liberazione ed emancipazione.Le Tre Metodologie Principali dell'Esegesi Femminista
L'ermeneutica di genere applicata al Testo adotta tre approcci sistematici:- La decostruzione dei versetti patriarcali: Smontare le letture classiche che giustificano il predominio maschile (come i ruoli economici o la gestione dei conflitti), dimostrando come riflettessero la cultura dell'Arabia del VII secolo e non la volontà divina universale.
- La valorizzazione dei versetti egualitari: Portare al centro del dibattito teologico tutti i passi che sanciscono in modo inequivocabile la totale parità spirituale, morale e civile tra uomo e donna.
- La correzione delle false narrazioni storiche: Rifiutare l'ingresso nella teologia islamica di miti misogini esterni (chiamati Isra'iliyyat), come l'idea che la donna sia nata da una costola o sia la sola responsabile del peccato originale.
Le Figure Chiave del Mondo Arabo
• Fatima Mernissi (Marocco): Sociologa pioniera, nel suo celebre saggio Le donne del Profeta ha applicato un rigoroso metodo storico-critico non solo al Corano, ma soprattutto ai Hadith (i detti del Profeta). Mernissi ha dimostrato come molti detti misogini fossero in realtà falsi storici o manipolazioni politiche post-islamiche per escludere le donne dal potere.• Asma Lamrabet (Marocco): Medico e teologa, autrice del testo fondamentale Le donne nel Corano. Sostiene una "terza via": rifiuta sia il conservatorismo letteralista islamico sia il femminismo occidentale laico (che spesso liquida la religiosità come sottomissione). La sua è una "rilettura di liberazione" che dimostra la totale autonomia giuridica e spirituale che il Corano intendeva concedere alle donne.
• Omaima Abou-Bakr (Egitto): Docente universitaria e co-fondatrice dell'organizzazione Musawah, si concentra sulla decostruzione dei concetti di qiwamah (autorità protettiva dell'uomo) e wilayah (tutela), ridefinendoli non come una gerarchia di potere biologica o divina, ma come una responsabilità puramente contrattuale e fluida.
Il concetto di "Giustizia Superiore"
Il punto d'incontro di queste letture è la distinzione tra la lettera del testo (legata al contesto storico) e lo spirito del testo (orientato alla giustizia sociale). Le femministe arabe affermano che se una legge derivata dal Corano produce oggi ingiustizia o violenza contro le donne, tradisce il principio coranico supremo della giustizia ('Adl), e deve pertanto essere riformata.#femminismoArabo
#FatimaMernissi
#AsmaLamrabet
#OmaimaAbou-Bakr



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@Otttoz @politica @emama Perché il cane per l'islam è considerato un animale impuro. Difatti non è la prima musulmana priva della vista che si fa addestrare un pony -cavallino- al posto del cane. Con tutte le conseguenze "logistiche" che porta. Ma con, per esempio, una vita molto molto più lunga. Un cane ti dura dieci anni, un cavallino te ne dura TRENTA! Ce n'è una in Inghilterra.
Che poi se ci pensi anche la religione cristiana non ha molta simpatia dei cani, infatti se associ "dio" a "cane" ti dicono che stai offendendo la divinità. Quando invece se descrivi le caratteristiche più "gettonate" del cane sono per lo più un legame di amicizia e fedeltà fortissimo.
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Agli uomini e donne occidentali che vogliono insegnare alle donne arabe come vivere. Guardate che non ce n'è bisogno: ci pensano da sé stesse
A noi non resta che prenderne atto e sostenere le loro lotte.Le donne arabe e il femminismo (il loro!)
Le letture femministe del Corano nel mondo arabo (spesso inserite nel più ampio alveo del femminismo islamico) muovono da un presupposto cardine: il Corano non è intrinsecamente patriarcale, ma lo sono state le sue interpretazioni storiche, prodotte quasi esclusivamente da élite maschili nel corso dei secoli.
Studiose ed esegete arabe rivendicano una vera e propria sovranità ermeneutica. L'obiettivo non è abbandonare il testo sacro, ma utilizzarlo come lo strumento principale di liberazione ed emancipazione.Le Tre Metodologie Principali dell'Esegesi Femminista
L'ermeneutica di genere applicata al Testo adotta tre approcci sistematici:- La decostruzione dei versetti patriarcali: Smontare le letture classiche che giustificano il predominio maschile (come i ruoli economici o la gestione dei conflitti), dimostrando come riflettessero la cultura dell'Arabia del VII secolo e non la volontà divina universale.
- La valorizzazione dei versetti egualitari: Portare al centro del dibattito teologico tutti i passi che sanciscono in modo inequivocabile la totale parità spirituale, morale e civile tra uomo e donna.
- La correzione delle false narrazioni storiche: Rifiutare l'ingresso nella teologia islamica di miti misogini esterni (chiamati Isra'iliyyat), come l'idea che la donna sia nata da una costola o sia la sola responsabile del peccato originale.
Le Figure Chiave del Mondo Arabo
• Fatima Mernissi (Marocco): Sociologa pioniera, nel suo celebre saggio Le donne del Profeta ha applicato un rigoroso metodo storico-critico non solo al Corano, ma soprattutto ai Hadith (i detti del Profeta). Mernissi ha dimostrato come molti detti misogini fossero in realtà falsi storici o manipolazioni politiche post-islamiche per escludere le donne dal potere.• Asma Lamrabet (Marocco): Medico e teologa, autrice del testo fondamentale Le donne nel Corano. Sostiene una "terza via": rifiuta sia il conservatorismo letteralista islamico sia il femminismo occidentale laico (che spesso liquida la religiosità come sottomissione). La sua è una "rilettura di liberazione" che dimostra la totale autonomia giuridica e spirituale che il Corano intendeva concedere alle donne.
• Omaima Abou-Bakr (Egitto): Docente universitaria e co-fondatrice dell'organizzazione Musawah, si concentra sulla decostruzione dei concetti di qiwamah (autorità protettiva dell'uomo) e wilayah (tutela), ridefinendoli non come una gerarchia di potere biologica o divina, ma come una responsabilità puramente contrattuale e fluida.
Il concetto di "Giustizia Superiore"
Il punto d'incontro di queste letture è la distinzione tra la lettera del testo (legata al contesto storico) e lo spirito del testo (orientato alla giustizia sociale). Le femministe arabe affermano che se una legge derivata dal Corano produce oggi ingiustizia o violenza contro le donne, tradisce il principio coranico supremo della giustizia ('Adl), e deve pertanto essere riformata.#femminismoArabo
#FatimaMernissi
#AsmaLamrabet
#OmaimaAbou-Bakr



@emama @politica Possono dire quello che vogliono, ma la religione è una sottomissione, altro che no.
Le sacre scritture (di qualunque fede) sono state create dal potere per poter meglio controllare la società, quella di sottomettere per lo più le donne è una conseguenza.Il problema dei movimenti femministi occidentali è che tendono a essere spesso e volentieri impositivi, anche lato occidentale. Vedi i temi dell'aborto, della prostituzione, della gravidanza per altri, la fecondazione assistita, il lavoro, tipo questa che se non odi gli uomini e non hai ambizioni da "leader" non sei abbastanza donna. Quelle che si comportano peggio degli antiabortisti con una che sceglie di proseguire una gravidanza e che, alla fine, diventano violente esattamente come le "pro life" con frasi tipo "come fai a tenertelo, ogni volta che lo guardi rivedi il bastardo che ti ha fatto del male", e così via.
Il femminismo dovrebbe contare l'autodeterminazione in tutte le sue forme, anche quelle che non ci piacciono.
Personalmente sono contraria al velo - anche se "velo" vuol dire niente. C'è quello che copre solo i capelli, quello che copre il volto, e il manto che copre tutto. Hijab, Niqab, e Burqa.
Ma capisco che per una musulmana residente in un paese occidentale, il velo possa rappresentare un segno di ribellione, anche verso il colonialismo che i nostri paesi hanno avuto per decenni verso i loro. Però ciò non toglie che il velo storicamente sia stato usato per sottomettere. Ciò non toglie che ci sono paesi tipo l'iran o tipo l'afghanistan dove se sei donna vieni messa a tacere, ti vietano addirittura di affacciarti alla finestra. Possono farmi tutte le discussioni sulle interpretazioni del corano che vogliono, ma fin che la religione è in politica e decide la vita di tutti, non possono raccontarmi di essere libere.
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@emama @politica Possono dire quello che vogliono, ma la religione è una sottomissione, altro che no.
Le sacre scritture (di qualunque fede) sono state create dal potere per poter meglio controllare la società, quella di sottomettere per lo più le donne è una conseguenza.Il problema dei movimenti femministi occidentali è che tendono a essere spesso e volentieri impositivi, anche lato occidentale. Vedi i temi dell'aborto, della prostituzione, della gravidanza per altri, la fecondazione assistita, il lavoro, tipo questa che se non odi gli uomini e non hai ambizioni da "leader" non sei abbastanza donna. Quelle che si comportano peggio degli antiabortisti con una che sceglie di proseguire una gravidanza e che, alla fine, diventano violente esattamente come le "pro life" con frasi tipo "come fai a tenertelo, ogni volta che lo guardi rivedi il bastardo che ti ha fatto del male", e così via.
Il femminismo dovrebbe contare l'autodeterminazione in tutte le sue forme, anche quelle che non ci piacciono.
Personalmente sono contraria al velo - anche se "velo" vuol dire niente. C'è quello che copre solo i capelli, quello che copre il volto, e il manto che copre tutto. Hijab, Niqab, e Burqa.
Ma capisco che per una musulmana residente in un paese occidentale, il velo possa rappresentare un segno di ribellione, anche verso il colonialismo che i nostri paesi hanno avuto per decenni verso i loro. Però ciò non toglie che il velo storicamente sia stato usato per sottomettere. Ciò non toglie che ci sono paesi tipo l'iran o tipo l'afghanistan dove se sei donna vieni messa a tacere, ti vietano addirittura di affacciarti alla finestra. Possono farmi tutte le discussioni sulle interpretazioni del corano che vogliono, ma fin che la religione è in politica e decide la vita di tutti, non possono raccontarmi di essere libere.
@elettrona @politica
Mi hai ricordato certe vecchie trame di film anche famosi, io ricordavo solo Mustang e Il giardino delle vergini suicide . Ho fatto una ricerca e guarda ne ho trovati diversi.Esistono registi che hanno utilizzato la finestra e la persiana come metafora visiva della reclusione patriarcale, sociale o culturale delle donne.
Per queste protagoniste, la finestra rappresenta l'unico confine invalicabile tra un'esistenza domestica asfittica e un mondo esterno a cui non è loro permesso partecipare.Ecco i registi e le opere più significativi che hanno trattato questo aspetto:
1. [Jafar Panahi], Il Cerchio
Il regista iraniano Jafar Panahi ha fatto della restrizione della libertà femminile il fulcro del suo cinema militante.
- In Il cerchio(https://www.mymovies.it/film/2000/ilcerchio/), le protagoniste sono donne che cercano di sfuggire a varie forme di controllo statale e patriarcale. Le inquadrature dietro fessure, vetrate o con il velo (chador) parzialmente tirato sul viso per nascondersi mentre spiano la strada descrivono visivamente l'Iran come una prigione a cielo aperto.
- La finestra o la grata diventano lo schermo attraverso cui guardare una società che rifiuta la loro presenza autonoma.
2. [Chantal Akerman] – Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles (1975)
La regista belga Chantal Akerman ha firmato uno dei capolavori assoluti del cinema femminista. Il film mostra la routine alienante e millimetrica di una casalinga vedova all'interno del suo appartamento.
In quest'opera, la luce della finestra e l'atto di guardare fuori simboleggiano la reclusione domestica: la casa non è un rifugio sicuro, ma lo spazio in cui la società ha confinato la donna, riducendola a un fantasma invisibile che può solo osservare il movimento della vita altrui che scorre giù in strada.3. [Céline Sciamma]– Ritratto della giovane in fiamme (2019)
La regista francese Céline Sciamma affronta la questione in chiave storica (il film è ambientato nel Settecento). La protagonista, Héloïse, è una giovane aristocratica appena uscita dal convento e destinata a un matrimonio combinato che non desidera.
Sciamma filma la costrizione di Héloïse attraverso lo sguardo ravvicinato: la ragazza è confinata all'interno di una grande magione isolata sulla costa bretone. Prima di incontrare la pittrice Marianne, il suo unico modo di relazionarsi con l'idea di libertà è guardare l'orizzonte o la natura dalle finestre della villa, evidenziando come le donne dell'epoca fossero proprietà sociali private, private del diritto di mostrarsi ed esistere nello spazio pubblico senza un uomo.4. [Deniz Gamze Ergüven]– Mustang (2015)
In questo potente film della regista turca Deniz Gamze Ergüven, cinque sorelle orfane che vivono in un villaggio della Turchia settentrionale vengono progressivamente recluse in casa dai parenti maschi, che considerano la loro vivacità adolescenziale uno scandalo.
La casa di famiglia si trasforma letteralmente in una "fabbrica di mogli". Il film è ricchissimo di inquadrature in cui le ragazze spiano il mondo esterno, i ragazzi e la libertà da dietro le inferriate o le finestre sbarrate. La telecamera della Ergüven cattura la transizione drammatica da una vita libera a una condizione in cui la finestra diventa l'unico mezzo rimasto per respirare il mondo.5. Sofia Coppola – Il giardino delle vergini suicide (1999)
Sofia Coppola mette in scena la reclusione adolescenziale nella provincia americana degli anni '70. Cinque sorelle vengono segregate in casa dai genitori iperprotettivi e religiosi.
La regista insiste costantemente sul contrasto visivo: i ragazzi del quartiere le osservano da fuori, mentre loro sbirciano da dietro le tende candide delle finestre, lasciando intravedere solo frammenti dei loro volti. In questo caso, curiosare dalla finestra diventa un atto di resistenza disperato e romantico contro una reclusione che nega la loro individualità e la loro crescita. -
@elettrona @politica
Mi hai ricordato certe vecchie trame di film anche famosi, io ricordavo solo Mustang e Il giardino delle vergini suicide . Ho fatto una ricerca e guarda ne ho trovati diversi.Esistono registi che hanno utilizzato la finestra e la persiana come metafora visiva della reclusione patriarcale, sociale o culturale delle donne.
Per queste protagoniste, la finestra rappresenta l'unico confine invalicabile tra un'esistenza domestica asfittica e un mondo esterno a cui non è loro permesso partecipare.Ecco i registi e le opere più significativi che hanno trattato questo aspetto:
1. [Jafar Panahi], Il Cerchio
Il regista iraniano Jafar Panahi ha fatto della restrizione della libertà femminile il fulcro del suo cinema militante.
- In Il cerchio(https://www.mymovies.it/film/2000/ilcerchio/), le protagoniste sono donne che cercano di sfuggire a varie forme di controllo statale e patriarcale. Le inquadrature dietro fessure, vetrate o con il velo (chador) parzialmente tirato sul viso per nascondersi mentre spiano la strada descrivono visivamente l'Iran come una prigione a cielo aperto.
- La finestra o la grata diventano lo schermo attraverso cui guardare una società che rifiuta la loro presenza autonoma.
2. [Chantal Akerman] – Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles (1975)
La regista belga Chantal Akerman ha firmato uno dei capolavori assoluti del cinema femminista. Il film mostra la routine alienante e millimetrica di una casalinga vedova all'interno del suo appartamento.
In quest'opera, la luce della finestra e l'atto di guardare fuori simboleggiano la reclusione domestica: la casa non è un rifugio sicuro, ma lo spazio in cui la società ha confinato la donna, riducendola a un fantasma invisibile che può solo osservare il movimento della vita altrui che scorre giù in strada.3. [Céline Sciamma]– Ritratto della giovane in fiamme (2019)
La regista francese Céline Sciamma affronta la questione in chiave storica (il film è ambientato nel Settecento). La protagonista, Héloïse, è una giovane aristocratica appena uscita dal convento e destinata a un matrimonio combinato che non desidera.
Sciamma filma la costrizione di Héloïse attraverso lo sguardo ravvicinato: la ragazza è confinata all'interno di una grande magione isolata sulla costa bretone. Prima di incontrare la pittrice Marianne, il suo unico modo di relazionarsi con l'idea di libertà è guardare l'orizzonte o la natura dalle finestre della villa, evidenziando come le donne dell'epoca fossero proprietà sociali private, private del diritto di mostrarsi ed esistere nello spazio pubblico senza un uomo.4. [Deniz Gamze Ergüven]– Mustang (2015)
In questo potente film della regista turca Deniz Gamze Ergüven, cinque sorelle orfane che vivono in un villaggio della Turchia settentrionale vengono progressivamente recluse in casa dai parenti maschi, che considerano la loro vivacità adolescenziale uno scandalo.
La casa di famiglia si trasforma letteralmente in una "fabbrica di mogli". Il film è ricchissimo di inquadrature in cui le ragazze spiano il mondo esterno, i ragazzi e la libertà da dietro le inferriate o le finestre sbarrate. La telecamera della Ergüven cattura la transizione drammatica da una vita libera a una condizione in cui la finestra diventa l'unico mezzo rimasto per respirare il mondo.5. Sofia Coppola – Il giardino delle vergini suicide (1999)
Sofia Coppola mette in scena la reclusione adolescenziale nella provincia americana degli anni '70. Cinque sorelle vengono segregate in casa dai genitori iperprotettivi e religiosi.
La regista insiste costantemente sul contrasto visivo: i ragazzi del quartiere le osservano da fuori, mentre loro sbirciano da dietro le tende candide delle finestre, lasciando intravedere solo frammenti dei loro volti. In questo caso, curiosare dalla finestra diventa un atto di resistenza disperato e romantico contro una reclusione che nega la loro individualità e la loro crescita.@emama @politica io non cono molto ferrata col cinema ma abbastanza coi libri. Mi piacerebbe tanto leggere "quando abbiamo smesso di pensare?" di Irshad Manji e "anatomia dell'oppressione" di Inna Shevchenko e Pauline Hillier - mannaggia alla grafia, e mannaggia al fatto che in formato elettronico non ci sono. Parlano delle religioni in modo critico, in merito al corpo femminile.
Su tutta questa faccenda del femminismo islamico però c'è qualcosa che mi stride: le influencer del velo. Ci sono tante donne musulmane in rete che parlano del velo come ribellione al capitalismo, al colonialismo e così via. E liberissime di farlo, per carità. Ma che rispetto hanno per quelle a cui il velo è imposto da pressioni sociali e familiari?
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@emama @politica io non cono molto ferrata col cinema ma abbastanza coi libri. Mi piacerebbe tanto leggere "quando abbiamo smesso di pensare?" di Irshad Manji e "anatomia dell'oppressione" di Inna Shevchenko e Pauline Hillier - mannaggia alla grafia, e mannaggia al fatto che in formato elettronico non ci sono. Parlano delle religioni in modo critico, in merito al corpo femminile.
Su tutta questa faccenda del femminismo islamico però c'è qualcosa che mi stride: le influencer del velo. Ci sono tante donne musulmane in rete che parlano del velo come ribellione al capitalismo, al colonialismo e così via. E liberissime di farlo, per carità. Ma che rispetto hanno per quelle a cui il velo è imposto da pressioni sociali e familiari?
@elettrona @politica
Di cose se ne dicono tante, anche tra le italiane cattoliche sedicenti, penso ad Anna Cisint e le sue amiche leghiste Susanna Ceccardi e Silvia Sardone.
Ma non intaccano le riflessioni intellettuali di chi usa il cervello e non la propaganda. Qualcosa di simile ci sarà anche tra le islamiche. -
@emama @politica io non cono molto ferrata col cinema ma abbastanza coi libri. Mi piacerebbe tanto leggere "quando abbiamo smesso di pensare?" di Irshad Manji e "anatomia dell'oppressione" di Inna Shevchenko e Pauline Hillier - mannaggia alla grafia, e mannaggia al fatto che in formato elettronico non ci sono. Parlano delle religioni in modo critico, in merito al corpo femminile.
Su tutta questa faccenda del femminismo islamico però c'è qualcosa che mi stride: le influencer del velo. Ci sono tante donne musulmane in rete che parlano del velo come ribellione al capitalismo, al colonialismo e così via. E liberissime di farlo, per carità. Ma che rispetto hanno per quelle a cui il velo è imposto da pressioni sociali e familiari?
"anatomia dell'oppressione" di Inna Shevchenko e Pauline Hillier
Lo trovi in francese
https://www.amazon.fr/Anatomie-loppression-Pauline-Hillier-ebook/dp/B01NAWNBQ8"quando abbiamo smesso di pensare?" di Irshad Manji si trova usato su ebay
Anatomie de l'oppression eBook : Hillier, Pauline, Shevchenko, Inna: Amazon.fr: Livres
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