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  • Riflessione della Befana!

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    xabacadabra@misskey.socialX
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    Riflessione della Befana!

    Discorso che ciclicamente mi ritorna in testa, e per una volta credo di essere riuscito a condensarlo in un post finalmente ​

    https://www.andreacorinti.com/posts/ita/weeaboo-otaku/

  • ryoma123@livellosegreto.itR
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    @xabacadabra Nel mio cerchio di amici usiamo "Flavio" per indicare un weeb. Esempio pratico: Stai giocando a Code Vein? Allora sei un Flavio e stai facendo una flaviata. È un po' come il nome Ciro, che solo a sentirlo ti fa venire in mente Napoli.

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @Ryoma123@livellosegreto.it interessante, ma se uno si chiama davvero Flavio?

    Oppure se uno è Flavio di nome ma non di fatto? Voglio saperne di più su Flavio, perché Flavio?

    (poi è che siete giovani, se vi foste beccati certi adattamenti mediaset avreste potuto optare per un ottimo UBALDO)
  • kipple@livellosegreto.itK
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    @xabacadabra Direi che non c'è alcuna comunanza di base tra USA e Italia nella fruizione degli anime, quindi non è proprio il caso di piegarsi ai loro termini.
    Loro ci sono arrivati a giochi fatti, col cipiglio di chi ha scoperto il Giappone e ne possiede, in esclusiva, le chiavi di decodifica.
    A questa gente spiegherei che nel palazzo di mia zia, fatto di cui già scrissi, il pomeriggio si riunivano tutti nell'unica casa con un televisore decente, più grande di 12", per guardare Candy Candy.

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @kipple@livellosegreto.it esattamente ​​ che poi allargando probabilmente è un discorso che si vede anche in altri settori, tipo l'automotive e il motociclismo:

    mio padre per dire non sa niente dell'universo Otaku, ma si è comunque visto Jeeg robot d'acciaio ed è un aficionado impenitente del marchio Suzuki!

    Probabilmente in paesi come il nostro certe contaminazioni sono state più naturali a tutti i livelli, mentre in USA tendenzialmente è tutto più avvitato sulla propria produzione interna
  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra Va detto però che l'utilizzo di Weeaboo e Otaku è legato alla nascita di una determinata sottocultura del web. Chi usava certe parole all'epoca non era semplicemente chi guardava gli anime, ma chi abitava in certi spazi virtuali.

    In questo senso, per me non c'è un gran collegamento tra questo discorso e quello della storia degli anime in Italia.

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @MatteoCaronna@livellosegreto.it secondo me invece è cruciale, anche perché denota una bella differenza degli spazi web di un tempo rispetto a quelli più recenti (posto che i vari otaku del caso li ho visti girare più dal vivo a Lucca e nelle fumetterie che su msn o IRC per dire)

    il collegamento per me c'è eccome dal momento in cui un termine diventa virale e viene importato in modo coatto da una realtà (gli USA) che è molto diversa da quella italiana - e non solo
  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra Il punto per me è che gli spazi di quella sottocultura web erano molto simili tra USA/anglofoni e Italia, anzi i secondi nascevano proprio in imitazione dei primi, ed erano entrambi piuttosto scollegati (o comunque differenti) dalla storia precedente degli anime nelle rispettive nazioni.>

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >Chi guardava gli anime in televisione, prima e durante l'avvento del web, non era otaku/weeaboo. Anzi, ricordo pure che c'era la volontà esplicita da parte dei secondi di crearsi un'identità ben distinta da quella dei primi, visti come i "normie".

    Infatti quel che era passato o che passava ancora in TV era un conto, quel che i team di fansub e scanlation inglesi e italiani traducevano era un altro conto.>

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >

    Non a caso, pur con tutto il successo che gli anime riscuotono da sempre nel nostro paese, gli anime della sottocultura otaku/weeaboo del periodo facevano una fatica mostruosa a essere portati ufficialmente in Italia o a passare addirittura in TV.

    Per questo per me il fatto che i nostri genitori vedessero Goldrake in TV c'entra poco e niente con l'estetica, le usanze, i modi di parlare e gli ambienti della sottocultura otaku/weeaboo degli anni 2000. >

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >

    P.s.: tra l'altro, seppur sia vero che l'animazione giapponese negli USA sia stata sdoganata solo negli anni '90, non bisogna dimenticare che sono stati tra i primissimi a importare anime - Astro Boy, Speed Racer - e che la loro edizione a colori di AKIRA ha avuto un ruolo fondamentale nell'arrivo dei manga in Occidente.

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @MatteoCaronna@livellosegreto.it direi che abbiamo esperienze analoghe ma parecchio diverse: nei vari forum e canali IRC ricordo molto bene come il discorso fansub, megaupload e compagnia cantante venisse per buona parte gestito da chi era stato svezzato dagli anime televisivi (un mio caro amico oggi ha passato i 50 e si era mezzo messo in testa di organizzare un doppiaggio amatoriale di Advent Children, Death Note e non so più che altro - per fortuna ha desistito in tempo :') )

    Più che un discorso "otaku vs normie" ricordo nitidamente "otaku giovani vs girellari", compreso qualche flame sul discorso mecha e Evangelion, ma vabbè

    Certamente un ragazzino non iniziava ad andare in fissa per Code Geass perché il fratello maggiore lo era stato con Ghost in the Shell e il padre con Goldrake, certo, ma il punto è il discorso di contesto ambientale:

    un conto è introdurre un tipo di formaggio in un paese secolarmente abituato al caseario, un altro provare a farlo in uno dove a malapena si consumano i latticini per dire.

    In più, prima che la rivendicazione, ricordiamo che qui si parte dall'insulto di una categoria "nuova", estranea e con pochi riferimenti passati a fare da ponte (mi è capitato diverse volte di tentare di spiegarmi con qualche americano prendendo a esempio Lupin o Kenshiro (o meglio, Fist of the North Star) senza ottenere comprensione perché roba estremamente di nicchia da loro)

    Akira è già una questione particolare: gli USA ci sono arrivati prima, ma sempre all'interno di cerchie ristrette, lontane da un discorso popolare ben più vasto
  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra Secondo me si tratta di ambienti diversi. Magari mi sbaglio, ma non penso che negli spazi a cui ti riferisci ci si autodefinisse "weeaboo" (al massimo "otaku"? anche se ricordo una certa resistenza al termine, "non capite che in giappone ha un uso dispregiativo!!!").

    Comunque, al di là di questo, non capisco il problema con il prendere in prestito un termine da un ambiente in cui gli anime avevano una storia più breve.>

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >

    Il fatto che fosse un "insulto" poi è una questione particolare: insita nella sottocultura otaku giapponese c'è anche una forte autoironia che prende la forma del disprezzo. "Otaku" stesso è un termine che si diffonde grazie a degli articoli dispregiativi pubblicati proprio su una rivista super-Otaku, quindi adottare un insulto ("weeaboo") come bandiera è una cosa proprio da otaku.

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @MatteoCaronna@livellosegreto.it no no infatti, il termine Otaku e le varie discussioni sulla sua origine erano molto sdoganati, weeb penso di averlo sentito la prima volta in tempi che definirei recenti (forse su reddit e qualche volta dal vivo? Di sicuro post avvento dei social network però, sicuramente dopo il 2010 o giù di lì)

    il problema per me sta un po' nell'origine americana: laddove appunto otaku veniva dalla cultura di riferimento (pur insultando, ma con altri modi e stili) weeaboo mi pare un qualcosa di molto sensato nel contesto USA ma piuttosto stridente con il nostro, che è fondamentalmente diverso (direi più in debito con l'editoria francese in realtà, ma questo lo potremmo allargare alla nostra storia fumettistica più in generale)

    Uscendo un po' dal seminato (ma non troppo), è un po' il discorso che quel provolone di Kojima fece parlando di Death Stranding e la diversa sensibilità artistica che passa da noi

    e non so, la mia sensazione è che l'avvicinarsi a un modello comunicativo USA (quindi anche nei termini e nel gergo) porti sempre a risultati nefasti, allontanandoci da parentele e possibilità (il discorso Topo Gigio, per quel che vale, è produttivamente emblematico)

    poi oh, non voglio dire che gli USA sono il cancro e gli otaku sono la cura (anche se suona bene ​​), la nostra sottocultura digitale comunque deriva da lì e non ci piove, però di 'sti tempi ho la sensazione che ci si ritrovi a scimmiottarla pure troppo
  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra È vero che il lato USA della sottocultura anime è pieno di problemi, ma van dette due cose

    1) ci sono almeno due fronti su cui USA e Francia sono molto più avanti di noi: da un lato è il discorso sakuga e tutto l'approfondimento sui meccanismi produttivi dell'industria degli anime, che qui è totalmente assente e quando presente è al 90% sottoprodotto di usa e Francia; >

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >dall'altro lato quello accademico/saggistico, dato che lì la vecchia (e terribile) guardia sta pian piano venendo sostituita da studiosi che stanno facendo un lavoro notevole (es.: pubblicano in inglese Thomas Lamarre, Patrick Galbraith, Eike Exner, Matteo Watzky, Marc Steinberg; in francese Aurelie Petit, Claude Leblanc).>

  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra >

    2) In virtù di quanto detto nel punto precedente, il discorso italiano su anime e manga è caratterizzato da pochissime voci virtuose quasi soffocate da una quantità invece infinita di personaggi privi di competenze storico/critiche provenienti dalla vecchia guardia o che sono ascese nell'ultimo decennio

    Per come la vedo io, più che "potremmo peggiorare imitando gli USA" io direi: "è davvero difficile fare peggio di così" e "dovremmo preoccuparci di quel che abbiamo prodotto noi"

  • xabacadabra@misskey.socialX
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    @MatteoCaronna@livellosegreto.it eh ma qui stiamo deviando parecchio dal mio discorso originale: lato "accademico", ti do ragione su tutta la linea e vedo pochissime speranze in prospettiva per quello che siamo noi

    ma io sto parlando di comunità e fandom (online e non) che può tranquillamente passare dalla casalinga di Voghera all'accademica certificata, la chiacchiera da fiera che mette assieme un po' tutto (poi nell'ambito voci / personaggi non saprei proprio dire perché ragiono sempre in ottica "discussione da forum" e non veicolazione del verbo dal basso - salvo non si tratti di una lectio magistralis con tutti i crismi del caso ovviamente)
  • matteocaronna@livellosegreto.itM
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    @xabacadabra Ho parlato specificatamente del discorso sakuga perché è nato, si sviluppa e rimane (quasi) unicamente confinato al fandom, ed è ormai affiancato da un lavoro incredibile di ricerca e traduzione di materiali di produzione, paratesto ecc... che ha pochi eguali. >


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