Discorso che ciclicamente mi ritorna in testa, e per una volta credo di essere riuscito a condensarlo in un post finalmente
https://www.andreacorinti.com/posts/ita/weeaboo-otaku/
#Anime #weeb #otaku
@xabacadabra Nel mio cerchio di amici usiamo "Flavio" per indicare un weeb. Esempio pratico: Stai giocando a Code Vein? Allora sei un Flavio e stai facendo una flaviata. È un po' come il nome Ciro, che solo a sentirlo ti fa venire in mente Napoli.
@xabacadabra Direi che non c'è alcuna comunanza di base tra USA e Italia nella fruizione degli anime, quindi non è proprio il caso di piegarsi ai loro termini.
Loro ci sono arrivati a giochi fatti, col cipiglio di chi ha scoperto il Giappone e ne possiede, in esclusiva, le chiavi di decodifica.
A questa gente spiegherei che nel palazzo di mia zia, fatto di cui già scrissi, il pomeriggio si riunivano tutti nell'unica casa con un televisore decente, più grande di 12", per guardare Candy Candy.
@xabacadabra Va detto però che l'utilizzo di Weeaboo e Otaku è legato alla nascita di una determinata sottocultura del web. Chi usava certe parole all'epoca non era semplicemente chi guardava gli anime, ma chi abitava in certi spazi virtuali.
In questo senso, per me non c'è un gran collegamento tra questo discorso e quello della storia degli anime in Italia.
@xabacadabra Il punto per me è che gli spazi di quella sottocultura web erano molto simili tra USA/anglofoni e Italia, anzi i secondi nascevano proprio in imitazione dei primi, ed erano entrambi piuttosto scollegati (o comunque differenti) dalla storia precedente degli anime nelle rispettive nazioni.>
@xabacadabra >Chi guardava gli anime in televisione, prima e durante l'avvento del web, non era otaku/weeaboo. Anzi, ricordo pure che c'era la volontà esplicita da parte dei secondi di crearsi un'identità ben distinta da quella dei primi, visti come i "normie".
Infatti quel che era passato o che passava ancora in TV era un conto, quel che i team di fansub e scanlation inglesi e italiani traducevano era un altro conto.>
Non a caso, pur con tutto il successo che gli anime riscuotono da sempre nel nostro paese, gli anime della sottocultura otaku/weeaboo del periodo facevano una fatica mostruosa a essere portati ufficialmente in Italia o a passare addirittura in TV.
Per questo per me il fatto che i nostri genitori vedessero Goldrake in TV c'entra poco e niente con l'estetica, le usanze, i modi di parlare e gli ambienti della sottocultura otaku/weeaboo degli anni 2000. >
P.s.: tra l'altro, seppur sia vero che l'animazione giapponese negli USA sia stata sdoganata solo negli anni '90, non bisogna dimenticare che sono stati tra i primissimi a importare anime - Astro Boy, Speed Racer - e che la loro edizione a colori di AKIRA ha avuto un ruolo fondamentale nell'arrivo dei manga in Occidente.
@xabacadabra Secondo me si tratta di ambienti diversi. Magari mi sbaglio, ma non penso che negli spazi a cui ti riferisci ci si autodefinisse "weeaboo" (al massimo "otaku"? anche se ricordo una certa resistenza al termine, "non capite che in giappone ha un uso dispregiativo!!!").
Comunque, al di là di questo, non capisco il problema con il prendere in prestito un termine da un ambiente in cui gli anime avevano una storia più breve.>
Il fatto che fosse un "insulto" poi è una questione particolare: insita nella sottocultura otaku giapponese c'è anche una forte autoironia che prende la forma del disprezzo. "Otaku" stesso è un termine che si diffonde grazie a degli articoli dispregiativi pubblicati proprio su una rivista super-Otaku, quindi adottare un insulto ("weeaboo") come bandiera è una cosa proprio da otaku.
@xabacadabra È vero che il lato USA della sottocultura anime è pieno di problemi, ma van dette due cose
1) ci sono almeno due fronti su cui USA e Francia sono molto più avanti di noi: da un lato è il discorso sakuga e tutto l'approfondimento sui meccanismi produttivi dell'industria degli anime, che qui è totalmente assente e quando presente è al 90% sottoprodotto di usa e Francia; >
@xabacadabra >dall'altro lato quello accademico/saggistico, dato che lì la vecchia (e terribile) guardia sta pian piano venendo sostituita da studiosi che stanno facendo un lavoro notevole (es.: pubblicano in inglese Thomas Lamarre, Patrick Galbraith, Eike Exner, Matteo Watzky, Marc Steinberg; in francese Aurelie Petit, Claude Leblanc).>
2) In virtù di quanto detto nel punto precedente, il discorso italiano su anime e manga è caratterizzato da pochissime voci virtuose quasi soffocate da una quantità invece infinita di personaggi privi di competenze storico/critiche provenienti dalla vecchia guardia o che sono ascese nell'ultimo decennio
Per come la vedo io, più che "potremmo peggiorare imitando gli USA" io direi: "è davvero difficile fare peggio di così" e "dovremmo preoccuparci di quel che abbiamo prodotto noi"
@xabacadabra Ho parlato specificatamente del discorso sakuga perché è nato, si sviluppa e rimane (quasi) unicamente confinato al fandom, ed è ormai affiancato da un lavoro incredibile di ricerca e traduzione di materiali di produzione, paratesto ecc... che ha pochi eguali. >
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