Lo Stato italiano ti riconosce come rifugiato... e poi ti butta in strada. Ecco come funziona il paradosso burocratico che colpisce centinaia di migranti a Genova.

Keletie e Baldgo hanno 27 anni, vengono dal Mali e sono sopravvissuti a tre giorni alla deriva su un barchino di ferro nel Mediterraneo, in 44 persone, con i copertoni al collo come salvagenti.

Alla fine ce l'hanno fatta. Lo Stato italiano ha riconosciuto il loro status di rifugiato.

E li ha buttati fuori dal centro di accoglienza con 10 giorni di preavviso.

La logica (per quanto assurda) è questa: una volta ottenuto il riconoscimento, non hai più "titolo" per stare in un CAS. Peccato che nessuno ti aiuti a trovare una casa alternativa. Risultato? Dormire alla stazione Principe di Genova, dentro un cartone, abbracciati allo zaino per paura dei ladri.

Susanto, 24 anni, Bangladesh. Stava in un CAS, si è dato da fare, ha trovato lavoretti in regola. Ha guadagnato più di 7.000€ in un anno (circa 580€/mese). Risultato? Revoca immediata dell'accoglienza. Il messaggio implicito del sistema: non conviene lavorare onestamente.

Secondo i dati, a Genova sono oltre 200 le persone finite in strada con questo meccanismo solo nell'ultimo anno.

Trovare casa in affitto è quasi impossibile:

Genova è la città italiana con il maggiore aumento degli affitti (+10,9% tra 2024 e 2025)
Il razzismo abitativo è esplicito: "i proprietari non affittano agli stranieri"
Chi ha la pelle nera, anche con contratto a tempo indeterminato, racconta un'odissea
Qualcosa si sta muovendo — il Comune ha attivato task force e progetti europei, e per Keletie e Baldgo una soluzione è stata trovata — ma il meccanismo strutturale resta invariato.

L'Unica - Genova
Se sei un migrante e lavori, rischi di finire per strada
di Erica Manna