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  • Agli uomini e donne occidentali che vogliono insegnare alle donne arabe come vivere.
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Politica interna, europea e internazionale femminismoarabo fatimamernissi asmalamrabet omaimaabou

    @elettrona @politica

    "anatomia dell'oppressione" di Inna Shevchenko e Pauline Hillier
    Lo trovi in francese
    https://www.amazon.fr/Anatomie-loppression-Pauline-Hillier-ebook/dp/B01NAWNBQ8

    "quando abbiamo smesso di pensare?" di Irshad Manji si trova usato su ebay

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    Anatomie de l'oppression eBook : Hillier, Pauline, Shevchenko, Inna: Amazon.fr: Livres

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    (www.amazon.fr)


  • Agli uomini e donne occidentali che vogliono insegnare alle donne arabe come vivere.
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Politica interna, europea e internazionale femminismoarabo fatimamernissi asmalamrabet omaimaabou

    @elettrona @politica
    Di cose se ne dicono tante, anche tra le italiane cattoliche sedicenti, penso ad Anna Cisint e le sue amiche leghiste Susanna Ceccardi e Silvia Sardone.
    Ma non intaccano le riflessioni intellettuali di chi usa il cervello e non la propaganda. Qualcosa di simile ci sarà anche tra le islamiche.


  • Navanethem “Navi” Pillay, 85enne attivista e giurista sudafricana, ha vinto il Premio Nobel per la pace 2026.
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Notizie dall'Italia e dal mondo navipillay nobelpace2026 israelegenocida

    Navanethem “Navi” Pillay, 85enne attivista e giurista sudafricana, ha vinto il Premio Nobel per la pace 2026.

    L'anno scorso ha accusato Israele di genocidio a Gaza. L'ha fatto nella sua veste di presidente della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sul territorio palestinese occupato dell'Onu. "La Commissione stabilisce che Israele è responsabile di aver commesso un genocidio a Gaza. È evidente che sussiste l'intento di distruggere i palestinesi di Gaza attraverso atti che soddisfano i criteri stabiliti nella Convenzione sul genocidio", ha dichiarato Pillay in quella occasione.

    #NaviPillay #NobelPace2026
    #israelegenocida
    Navanethem “Navi” Pillay, chi è il Premio Nobel per la Pace 2026 | Sky TG24 https://tg24.sky.it/mondo/2026/10/09/navi-pillay-premio-nobel-pace-2026

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    Navi Pillay vince il Premio Nobel per la Pace 2026: chi è

    Leggi su Sky TG24 l'articolo Navanethem “Navi” Pillay vince il Premio Nobel per la Pace 2026: chi è

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    (tg24.sky.it)


  • Dalle segrete al 41bis.
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Storia 41bis carceri

    Dalle segrete al 41bis.

    I Poteri, statali locali pubblici privati, di qualsiasi forma ed in testa a chi fossero, hanno sempre avuto la necessità per salvaguardarsi di mettere in funzione sistemi più o meno sofisticati di privazione coatta delle libertà individuali, fino alla reclusione in spazi più o meno ristretti ed in condizioni più o meno disumane. A questo si è sempre accompagnato l'uso della tortura.
    Nelle istituzioni totali (Faucoult) lo Stato si organizza ed istituzionalizza regole e definizioni a partire soprattutto dall'età moderna: carceri, manicomi, ospedali, scuole. Obiettivo il controllo dei sudditi, poi dei cittadini.

    • Microfisica del potere: Per Foucault, il potere non è solo centralizzato nello Stato, ma capillare, diffuso e radicato nelle pratiche quotidiane che attraversano e modellano i corpi e le menti.
    • Sorveglianza e normalizzazione: In opere come Sorvegliare e punire (1975), Foucault mostra come queste istituzioni non si limitino a contenere o punire la devianza, ma producano individui "normalizzati" attraverso il controllo continuo (es. il modello del Panopticon).
    • Controllo della vita (Biopotere): Spazi come il manicomio o la prigione (analizzati anche in Storia della follia nell'età classica) operano una suddivisione scientifica e razionale tra ciò che è considerato "sano/normale" e ciò che è "folle/dannoso", giustificando la segregazione.

    Il 41bis nei Governi di centrosinistra e centrodestra

    L'evoluzione e la strutturazione del regime carcerario speciale del 41-bis (noto come "carcere duro") si sono sviluppate attraverso l'azione di diversi governi italiani, che hanno convertito decreti d'urgenza o promosso leggi di riforma nei momenti più critici della storia repubblicana.
    I passaggi normativi chiave e i relativi governi in carica includono:

    1. L'introduzione della norma (1986)
      • Governo Craxi II (coalizione di Pentapartito: DC, PSI, PRI, PSDI, PLI).
      • Cosa è successo: Viene approvata la Legge Gozzini (Legge 10 ottobre 1986, n. 663). L'articolo 41-bis fa la sua prima comparsa nell'Ordinamento Penitenziario, ma con una formulazione diversa da quella attuale. Il testo (comma 1) dava facoltà al Ministro della Giustizia (allora Virginio Rognoni) di sospendere le normali regole di trattamento penitenziario esclusivamente per fronteggiare rivolte o gravi situazioni di emergenza interna all'interno degli istituti carcerari.

    2. L'estensione ai reati di mafia e terrorismo (1992)
      • Governo Amato I (coalizione quadripartito: DC, PSI, PSDI, PLI).
      • Cosa è successo: Sotto la spinta drammatica della strage di Capaci, il Consiglio dei Ministri vara d'urgenza il Decreto Legge 8 giugno 1992, n. 306 (noto come "Decreto Falcone" o "Scotti-Martelli", dai nomi dei Ministri dell'Interno e della Giustizia). Viene inserito il comma 2, che consente di applicare il regime speciale ai singoli detenuti per reati di criminalità organizzata ed eversione per recidere i legami con l'esterno. Il decreto viene convertito definitivamente in legge nell'agosto del 1992 (Legge n. 356). La misura nacque originariamente come temporanea.

    3. La stabilizzazione a regime definitivo (2002)
      • Governo Berlusconi II (coalizione di centrodestra: FI, AN, LN, UDC).
      • Cosa è successo: Con la Legge 23 dicembre 2002, n. 279, il regime del 41-bis cessa di essere una misura eccezionale e prorogabile di anno in anno, venendo inserito stabilmente e in via definitiva nell'ordinamento penitenziario italiano. Viene inoltre esteso in modo esplicito ai reati legati al terrorismo internazionale. Il Ministro della Giustizia dell'epoca era Roberto Castelli.

    4. L'inasprimento con il "Pacchetto Sicurezza" (2009)
      • Governo Berlusconi IV (coalizione di centrodestra: PdL, Lega Nord).
      • Cosa è successo: Attraverso la Legge 15 luglio 2009, n. 94, le maglie del carcere duro vengono ulteriormente strette. Tra le modifiche: il prolungamento della durata del provvedimento iniziale (da due a quattro anni), la riduzione dei colloqui a un massimo di uno al mese e l'indicazione delle aree insulari come sedi preferenziali per il trasferimento dei detenuti. Il Ministro della Giustizia firmatario era Angelino Alfano.

    Altri passaggi amministrativi e gestionali
    Negli anni successivi, l'applicazione pratica e la logistica dei reparti ad altissima sicurezza (come l'apertura e la gestione delle sezioni dedicate nelle carceri di massima sicurezza) hanno visto l'intervento e i decreti attuativi dei successivi esecutivi, tra cui i governi Monti, Letta, Renzi, fino ai governi Conte (decreti per l'ampliamento delle sezioni in Sardegna firmati dal guardasigilli Bonafede) e l'attuale governo Meloni con il ministro Nordio, impegnati nel confronto sui bilanciamenti e sui limiti fissati dai pronunciamenti giurisprudenziali della magistratura e della Corte Costituzionale.

    Cosa ha distinto l'operato dei Governi italiani di schieramento opposto nella regolamentazione del "carcere duro"? Nulla a parte il progressivo ampliamento applicativo.

    Il ruolo della Corte Costituzionale
    Quando non sono le leggi dei Governi a tutelare i diritti costituzionali dei cittadini tocca alla Corte intervenire.

    La Corte Costituzionale è intervenuta ripetutamente sull'impianto del 41-bis. Nei suoi passaggi chiave, la Consulta ha stabilito due principi fondamentali:

    1. La legittimità della ratio: Il regime differenziato è costituzionalmente legittimo solo se mira a impedire i collegamenti tra il detenuto e l'organizzazione criminale esterna.
    2. Il divieto di afflittività gratuita: Le restrizioni non possono mai tradursi in trattamenti contrari al senso di umanità o in una mera sofferenza fisica e psichica aggiuntiva, violando l'Articolo 27 della Costituzione (finalità rieducativa della pena).Negli anni, la Corte ha progressivamente smantellato le norme ritenute puramente "punitive" e prive di giustificazione logica legata alla sicurezza:

    Le Sentenze Storiche e il Diritto di Difesa

    • Il potere ministeriale (Sentenza n. 351/1996): La Corte chiarisce che il Ministro della Giustizia ha la discrezionalità amministrativa di imporre il regime, ma i singoli provvedimenti sono sempre sottoposti al controllo giurisdizionale della magistratura di sorveglianza.
    • La corrispondenza con gli avvocati (Sentenza n. 18/2022): La Consulta dichiara incostituzionale l'art. 41-bis nella parte in cui prevedeva il visto di censura sulla corrispondenza epistolare tra il detenuto e il proprio difensore legale. Il diritto di difesa (Art. 24 Cost.) esige comunicazioni riservate e libere da controlli preventivi dello Stato.
    • Il divieto di "cuocere cibi" (Sentenza n. 186/2018): Viene dichiarata l'illegittimità della norma che proibiva ai detenuti in regime differenziato di cucinare o riscaldare piccoli cibi in cella. Secondo la Corte, tale divieto non incideva sulla sicurezza esterna, configurandosi come una misura meramente afflittiva.

    I recenti sviluppi giurisprudenziali

    • Le ore d'aria all'aperto (Sentenza n. 30/2025): Con una decisione dell'inizio del 2025, la Corte Costituzionale interviene sull'art. 41-bis, comma 2-quater, lettera f), dichiarando illegittima la limitazione automatica della permanenza all'aperto a sole due ore al giorno. La limitazione rigida e uguale per tutti è stata ritenuta lesiva del principio di flessibilità e umanizzazione della pena.

    #41bis
    #carceri
    @storia

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  • Mattarella firma tre provvedimenti di clemenza.
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Notizie dall'Italia e dal mondo mattarella clemenza

    Mattarella firma tre provvedimenti di clemenza. Di chi si tratta.

    #mattarella #clemenza
    @news

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    (www.quirinale.it)


  • Agli uomini e donne occidentali che vogliono insegnare alle donne arabe come vivere.
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Politica interna, europea e internazionale femminismoarabo fatimamernissi asmalamrabet omaimaabou

    @elettrona @politica
    Mi hai ricordato certe vecchie trame di film anche famosi, io ricordavo solo Mustang e Il giardino delle vergini suicide . Ho fatto una ricerca e guarda ne ho trovati diversi.

    Esistono registi che hanno utilizzato la finestra e la persiana come metafora visiva della reclusione patriarcale, sociale o culturale delle donne.
    Per queste protagoniste, la finestra rappresenta l'unico confine invalicabile tra un'esistenza domestica asfittica e un mondo esterno a cui non è loro permesso partecipare.

    Ecco i registi e le opere più significativi che hanno trattato questo aspetto:

    1. [Jafar Panahi], Il Cerchio

    Il regista iraniano Jafar Panahi ha fatto della restrizione della libertà femminile il fulcro del suo cinema militante.

    • In Il cerchio(https://www.mymovies.it/film/2000/ilcerchio/), le protagoniste sono donne che cercano di sfuggire a varie forme di controllo statale e patriarcale. Le inquadrature dietro fessure, vetrate o con il velo (chador) parzialmente tirato sul viso per nascondersi mentre spiano la strada descrivono visivamente l'Iran come una prigione a cielo aperto.
    • La finestra o la grata diventano lo schermo attraverso cui guardare una società che rifiuta la loro presenza autonoma.

    2. [Chantal Akerman] – Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles (1975)

    La regista belga Chantal Akerman ha firmato uno dei capolavori assoluti del cinema femminista. Il film mostra la routine alienante e millimetrica di una casalinga vedova all'interno del suo appartamento.
    In quest'opera, la luce della finestra e l'atto di guardare fuori simboleggiano la reclusione domestica: la casa non è un rifugio sicuro, ma lo spazio in cui la società ha confinato la donna, riducendola a un fantasma invisibile che può solo osservare il movimento della vita altrui che scorre giù in strada.

    3. [Céline Sciamma]– Ritratto della giovane in fiamme (2019)

    La regista francese Céline Sciamma affronta la questione in chiave storica (il film è ambientato nel Settecento). La protagonista, Héloïse, è una giovane aristocratica appena uscita dal convento e destinata a un matrimonio combinato che non desidera.
    Sciamma filma la costrizione di Héloïse attraverso lo sguardo ravvicinato: la ragazza è confinata all'interno di una grande magione isolata sulla costa bretone. Prima di incontrare la pittrice Marianne, il suo unico modo di relazionarsi con l'idea di libertà è guardare l'orizzonte o la natura dalle finestre della villa, evidenziando come le donne dell'epoca fossero proprietà sociali private, private del diritto di mostrarsi ed esistere nello spazio pubblico senza un uomo.

    4. [Deniz Gamze Ergüven]– Mustang (2015)

    In questo potente film della regista turca Deniz Gamze Ergüven, cinque sorelle orfane che vivono in un villaggio della Turchia settentrionale vengono progressivamente recluse in casa dai parenti maschi, che considerano la loro vivacità adolescenziale uno scandalo.
    La casa di famiglia si trasforma letteralmente in una "fabbrica di mogli". Il film è ricchissimo di inquadrature in cui le ragazze spiano il mondo esterno, i ragazzi e la libertà da dietro le inferriate o le finestre sbarrate. La telecamera della Ergüven cattura la transizione drammatica da una vita libera a una condizione in cui la finestra diventa l'unico mezzo rimasto per respirare il mondo.

    5. Sofia Coppola – Il giardino delle vergini suicide (1999)

    Sofia Coppola mette in scena la reclusione adolescenziale nella provincia americana degli anni '70. Cinque sorelle vengono segregate in casa dai genitori iperprotettivi e religiosi.
    La regista insiste costantemente sul contrasto visivo: i ragazzi del quartiere le osservano da fuori, mentre loro sbirciano da dietro le tende candide delle finestre, lasciando intravedere solo frammenti dei loro volti. In questo caso, curiosare dalla finestra diventa un atto di resistenza disperato e romantico contro una reclusione che nega la loro individualità e la loro crescita.

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    Il cerchio

    Il cerchio (Dayereh) - Un film di Jafar Panahi. Come la figura geometrica. Gira in tondo. Con Fereshteh Sadre Orafaiy, Maryiam Parvin Almani, Nargess Mamizadeh, Elham Saboktakin. Drammatico, Iran, 2000. Durata 91 min.

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    MYmovies.it (www.mymovies.it)


  • ATTENZIONE - Ecco perché il tuo account su Poliversity.it potrebbe venire bloccato e cosa devi fare se succede
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Che succede nel Fediverso?

    @macfranc @fediverso
    Grazie!


  • Madre e figlia, nella stessa bara, portata a spalla da musulmani.
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Notizie dall'Italia e dal mondo maisaabudawoud funeralisanporfirio gazacity israele netanyahucriminale

    Madre e figlia, nella stessa bara, portata a spalla da musulmani. Intorno, cristiani e musulmani di Gaza venuti a salutarle. Anche questo è Gaza, oggi. E questa Gaza i media di regime non ce la mostreranno mai.

    Cattolici e musulmani hanno celebrato il funerale di due donne, madre e figlia, nella chiesa di San Porfirio a Gaza City rimaste uccise in un attacco missilistico israeliano su Gaza. Il di Mary figlio accusa i militari israeliani “la casa in cui si trovavano mia madre e mia nonna è stata bombardata. È stato un colpo diretto con missili F-16: tre missili. Così... mia madre e mia nonna sono rimaste uccise”.
    In una dichiarazione rilasciata più tardi nella giornata di sabato, il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme ha espresso cordoglio per la morte di Maisa Abu Dawoud e di sua figlia Mary, porgendo le proprie condoglianze alla famiglia.

    #MaisaAbuDawoud
    #funeraliSanPorfirio #gazacity #israele #Netanyahucriminale

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    Funeral held at Gaza church for mother and daughter killed in Gaza strike

    Funeral prayers were held at Gaza City’s Saint Porphyrius Greek Orthodox Church for a Palestinian mother and daughter.

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    Al Jazeera (www.aljazeera.com)

    @news


  • Agli uomini e donne occidentali che vogliono insegnare alle donne arabe come vivere.
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Politica interna, europea e internazionale femminismoarabo fatimamernissi asmalamrabet omaimaabou

    Agli uomini e donne occidentali che vogliono insegnare alle donne arabe come vivere. Guardate che non ce n'è bisogno: ci pensano da sé stesse
    A noi non resta che prenderne atto e sostenere le loro lotte.

    Le donne arabe e il femminismo (il loro!)

    Le letture femministe del Corano nel mondo arabo (spesso inserite nel più ampio alveo del femminismo islamico) muovono da un presupposto cardine: il Corano non è intrinsecamente patriarcale, ma lo sono state le sue interpretazioni storiche, prodotte quasi esclusivamente da élite maschili nel corso dei secoli.
    Studiose ed esegete arabe rivendicano una vera e propria sovranità ermeneutica. L'obiettivo non è abbandonare il testo sacro, ma utilizzarlo come lo strumento principale di liberazione ed emancipazione.

    Le Tre Metodologie Principali dell'Esegesi Femminista
    L'ermeneutica di genere applicata al Testo adotta tre approcci sistematici:

    1. La decostruzione dei versetti patriarcali: Smontare le letture classiche che giustificano il predominio maschile (come i ruoli economici o la gestione dei conflitti), dimostrando come riflettessero la cultura dell'Arabia del VII secolo e non la volontà divina universale.
    2. La valorizzazione dei versetti egualitari: Portare al centro del dibattito teologico tutti i passi che sanciscono in modo inequivocabile la totale parità spirituale, morale e civile tra uomo e donna.
    3. La correzione delle false narrazioni storiche: Rifiutare l'ingresso nella teologia islamica di miti misogini esterni (chiamati Isra'iliyyat), come l'idea che la donna sia nata da una costola o sia la sola responsabile del peccato originale.

    Le Figure Chiave del Mondo Arabo
    • Fatima Mernissi (Marocco): Sociologa pioniera, nel suo celebre saggio Le donne del Profeta ha applicato un rigoroso metodo storico-critico non solo al Corano, ma soprattutto ai Hadith (i detti del Profeta). Mernissi ha dimostrato come molti detti misogini fossero in realtà falsi storici o manipolazioni politiche post-islamiche per escludere le donne dal potere.

    • Asma Lamrabet (Marocco): Medico e teologa, autrice del testo fondamentale Le donne nel Corano. Sostiene una "terza via": rifiuta sia il conservatorismo letteralista islamico sia il femminismo occidentale laico (che spesso liquida la religiosità come sottomissione). La sua è una "rilettura di liberazione" che dimostra la totale autonomia giuridica e spirituale che il Corano intendeva concedere alle donne.

    • Omaima Abou-Bakr (Egitto): Docente universitaria e co-fondatrice dell'organizzazione Musawah, si concentra sulla decostruzione dei concetti di qiwamah (autorità protettiva dell'uomo) e wilayah (tutela), ridefinendoli non come una gerarchia di potere biologica o divina, ma come una responsabilità puramente contrattuale e fluida.

    Il concetto di "Giustizia Superiore"
    Il punto d'incontro di queste letture è la distinzione tra la lettera del testo (legata al contesto storico) e lo spirito del testo (orientato alla giustizia sociale). Le femministe arabe affermano che se una legge derivata dal Corano produce oggi ingiustizia o violenza contro le donne, tradisce il principio coranico supremo della giustizia ('Adl), e deve pertanto essere riformata.

    #femminismoArabo
    #FatimaMernissi
    #AsmaLamrabet
    #OmaimaAbou-Bakr

    @politica

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  • Il velo non è il burka.
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Politica interna, europea e internazionale lettereaicorinzi velo cattolici islamici donne

    Il velo non è il burka.
    Ma a proposito di velo, non burka, e lasciamo al tempo e alla cultura, sostenendo le donne islamiche nel percorso di liberazione dal padre padrone, come abbiamo fatto noi donne cattoliche. Ricordiamoci infatti che noi donne questo abbiamo combattuto e ancora lo stiamo combattendo.

    Lettere ai Corinzi
    Apostolo Paolo

    1Corinzi 11,2-16
    3 Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio.

    5 Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata.

    6 Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.

    7 L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo.
    8 E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo;
    9 né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo.
    10 Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli.

    1Corinzi 14,34-35
    34 Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge.
    35 Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea.

    #lettereaiCorinzi #velo #cattolici #islamici #donne
    @politica

    https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=1Corinzi+11%2C2-16&versioni[]=C.E.I.


  • WALTER UNO DI NOIAlfredo Facchini
    emama@poliversity.itE emama@poliversity.it
    Notizie dall'Italia e dal mondo walterrossi alfredofacchini 30settembre1977

    WALTER UNO DI NOI
    Alfredo Facchini

    Walter Rossi, vent’anni. Romano, del Trionfale. Da dove cominciare per azzardarne un ricordo? Piazza Igea è il posto dove lo trovi più spesso. Volantini, assemblee, cortei, discussioni che cominciano nel pomeriggio e finiscono quando è già notte.

    Quando Lotta Continua si scioglie, Walter non smette di essere quello che era il giorno prima. Le organizzazioni si possono sciogliere. Le persone no. Restano le amicizie, le idee, i quartieri, le cose da fare. E Walter è uno che fa.

    Al Trionfale c’è una casa vuota. La occupano. Diventa il Circolo del proletariato giovanile. Walter si butta nelle iniziative, si entusiasma. Ma raccontarlo soltanto così sarebbe facile. Troppo facile.

    Perché Walter se vede che un compagno ha qualcosa che non va, gli si mette accanto. Chiede. Insiste. Ascolta. I problemi personali per lui esistono. Non scompaiono perché c’è la rivoluzione da fare. Se stai male, stai male. E prima si parla di quello.

    Walter ha giocato a pallanuoto nelle Fiamme Oro. È bravo. Parecchio. Quando arriva il momento del militare sceglie di farlo lì, per restare a Roma e continuare ad allenarsi. Poi incontra un fascio. Cominciano le provocazioni. La storia finisce con una denuncia e con lui fuori dalle Fiamme Oro. Gli restano sei mesi di leva.

    A casa le cose non sono sempre lisce.
    Con sua madre ha un rapporto viscerale. Al fratellino vuole un bene dell’anima. Con il padre è diverso. Si somigliano troppo. Due teste dure. Quando cominciano a discutere nessuno sa fermarsi, nessuno vuole cedere per primo.

    A un certo punto Walter se ne va. Sta dagli amici. Per un periodo vive con loro. Ma quella sistemazione gli pesa. Gli manca casa. Gli manca sua madre. Gli manca suo fratello. Gli manca anche suo padre. Perché Walter non vuole romperci. Vuole capirlo. E vuole farsi capire. Alla fine torna.

    Nell’estate del 1977 parte per il Marocco. Quando rientra parla a tutti dei contadini marocchini. Lo hanno colpito. La calma, l’ospitalità, il modo di stare al mondo. Ne parla tanto da rompere i coglioni agli amici. Ogni tanto da Roma scappa anche lui.
    Campagna. Cavalli, quando si trovano. Per respirare.

    A settembre va a Bologna, al convegno contro la repressione. Parte insieme agli altri perché vuole vedere, ascoltare, capire che cosa sta succedendo. Il movimento sta cambiando. Lo sentono tutti. Le vecchie parole non bastano più. Le nuove ancora non sono state trovate.

    Prima di diventare Walter Rossi, il compagno ucciso dai fascisti, Walter fa l’operaio nell’autofficina di famiglia. Gioca a pallanuoto. Fa il militare. Trova un lavoro precario in un albergo. Occupa una casa. Distribuisce volantini. Litiga con suo padre. Se ne va. Poi torna. Parte per il Marocco. Sale su un cavallo quando capita. Ascolta gli amici. Si innamora delle persone, delle idee, delle possibilità. E sta in piazza. Perché in quegli anni la piazza non è uno sfondo. È casa.

    Al Trionfale ci si conosce. Ci si incontra davanti ai bar. Si discute sui marciapiedi. Si attaccano manifesti. Si organizzano assemblee. Si decide dove andare la sera. Si parla di politica e di amori, di rivoluzione e di soldi che non bastano. E poi ci sono i fascisti.

    La Balduina è vicina. I confini non stanno sulle cartine di Roma. Stanno sui muri, nelle scritte, nei manifesti strappati. Stanno nelle aggressioni. Nelle strade dove sai che è meglio non passare da solo. Walter quei confini li conosce. Li conoscono tutti.

    I morti giovani hanno questo guaio. A un certo punto diventano proprietà di chi resta. Gli sistemano la vita. Tagliano le esitazioni, cancellano le contraddizioni, mettono in ordine i pensieri. Ma a vent’anni nessuno vive così. Non sai ancora come va a finire. Walter nemmeno. Ha vent’anni. È settembre. E ha ancora un sacco di cose da fare.

    Alfredo Facchini

    WALTER

    1977.

    Venerdì 30 settembre. È tempo di reagire. Ventiquattr’ore prima, a piazza Igea, i fascisti hanno sparato nel mucchio. Elena Pacinelli si è presa tre proiettili in corpo. È viva per due centimetri. I compagni si muovono da Pomponazzi poco dopo il tramonto.

    Direzione: la sezione missina della Balduina, viale delle Medaglie d’Oro, civico 128/c. Sono una trentina, forse quaranta. Quando si parte insieme non si pensa a quanti si è, si guarda chi cammina accanto. Inizia un volantinaggio. Parole dure, nere su carta chiara.

    All’incrocio tra Medaglie d’Oro e via Marziale, una cinquantina di camerati alzano la voce. Volano pietre. È solo l’inizio. Intorno alle 20, un blindato della polizia, a luci spente, scende come un fantasma su viale Medaglie d’Oro. Direzione piazzale degli Eroi. Si piazza in mezzo. Fa da scudo.

    All’altezza del distributore Esso, due fascisti avanzano. Uno prende la mira. Spara. Tre colpi, forse di più. Il piombo trova la sua strada. Walter Rossi crolla. La testa spaccata, l’asfalto che si tinge di rosso. Walter è immobile, mentre attorno a lui tutto continua a muoversi. I compagni, riparati dietro le auto parcheggiate, corrono a soccorrerlo. La polizia li carica. Manganellate. Walter muore mentre un furgone lo trasporta agonizzante al Santo Spirito.

    Come confesserà anni dopo Cristiano Fioravanti, lui e Alessandro Alibrandi si staccano dal gruppo e sparano entrambi, anche se la sua pistola si inceppa.

    Più di un testimone smentisce la ricostruzione di Cristiano Fioravanti. A sparare sarebbe stato un ragazzo basso e tarchiato, identikit che corrisponde al fisico di Cristiano e non a quello di Alibrandi, che è alto e smilzo.

    In seguito alla morte di Alibrandi, in uno scontro a fuoco con la polizia, il procedimento penale viene archiviato. Fioravanti, che ora vive sotto falso nome a carico dello Stato come pentito, viene condannato a nove mesi e 200 mila lire di multa, solo per i reati concernenti le armi.

    La beffa finale. L’iter giudiziario si è chiuso nel 2001 con l’incriminazione di tre compagni di Walter per falsa testimonianza. Come da copione: per l’assassinio di Walter Rossi, nessun colpevole.

    Alfredo Facchini

    Walter Rossi
    Roma 12 aprile 1957 - 30 settembre 1077
    RIP ❣️

    @news
    #walterrossi
    #AlfredoFacchini
    #30settembre1977

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  • Appena rientrata dopo aver visto Naza, lascio a caldo qualche riflessione o sensazione emotivo-intellettiva emersa durante la visione.
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    Notizie dall'Italia e dal mondo naza gaza

    Appena rientrata dopo aver visto Naza, lascio a caldo qualche riflessione o sensazione emotivo-intellettiva emersa durante la visione.

    La sala era piena, nessuno di noi fiatava.
    Le testimonianze dei giovani, a me sembravano tali, si susseguivano sullo schetmo. Erano quelli che materialmente avevano elaborato il sistema Lavander, algoritmo che aiutava ad individuare gli obiettivi da colpire, erano quelli che inviavano le coordinate ai droni o ai piloti.
    Tutto era raccontato in modo asettico. Nessuna partecipazione emotiva, tranne appena dopo l'attentato del 7 ottobre: la rabbia e la certezza che Hamas andava sterminata, odio verso i palestinesi generalizzato, andavano annullati.

    Poi col passare del tempo neppure più l'odio, uno dei testimoni dice chiaramente di non odiare gli arabi. Allora perché lo fai? Eseguo gli ordini. Non spetta a me esprimere giudizi morali. Ho pensato subito alle dichiarazioni di molte SS: erano gli ordini.
    Questi ragazzi "spiavano" le case, conoscevano le voci delle persone che vi abitavano, ascoltavano le conversazioni telefoniche, leggevano i messaggi: tutta la linea telefonica di cui Gaza era stata dotata negli anni 70 era un grande fratello. Il comando era di individuare i capi e i militari di Hamas e andava fatto.
    Le case. Più semplice, dice un intervistato, eliminare uno di Hamas quando tornava a casa che mentre era operativo chissà dove. E vabbè ci saranno i naza ( i morti civili mogli figli danno collaterale) è messo in conto: 15 ma anche 50 o più se si tratta di una figura apicale di Hamas sono ammessi.

    Raccontano con tono tra asettico ed indifferente, mi sembrano automi, non uomini o donne coscienti, ma individui nel cui cervello sia stato inserito un chip che priva di emozioni e coscienza.

    Tutto è giustificato, se la sono cercata i palestinesi, ho fatto quello che vogliono gli israeliani. Perché lo hai fatto? Domanda l'intervistatore ad uno che ad un certo punto non aveva più retto. Perché era adrenalina pura, come in videogioco nella mappa di Gaza disegnare i vari palazzi, i piani, gli appartamenti, il numero di abitanti e colpire colpire e la soddisfazione di aver centrato il bersaglio, anche se il "papà" non era davvero rientrato e tu avevi sterminato una famiglia intera per nulla. Naza.
    Quanti palazzi? Centinaia ne ho fatti buttare giù. Quanti morti? Migliaia.
    Ma cosa hai pensato tu che hai sviluppato Lavander di questi Naza. Risposta: niente, mica ho lanciato io le bombe, io ho dato la possibilità di individuare il bersaglio, i piloti hanno bombardato.
    E il pilota di droni? Lo stesso Lavander ha dato l'indicazione, ma tu sei il programmatore, il padre del sistema, non ti senti responsabile?
    E allora? No!

    Freddi. Un paio di volte forse cinici. Di un cinismo da ciber robot.

    E i telefoni usati per trovare e colpire. Ho pensato se scoppia una guerra mondiale forse sarà così, non atomica come la seconda, ma tutta tecnologica asettica e contro le popolazioni. Israele potrebbe aver indicato la modalità del prossimo conflitto mondiale. Io allora butterò il cellulare lascerò casa e mi accamperò in un bosco.

    Addio Umanità.

    #Naza #Gaza

    @news


  • Gad Lerner
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    Gad Lerner

    ANTISEMITISMO, LA LEGGE E' UN BOOMERANG

    Condivido il mio intervento pubblicato ieri sul Corriere della Sera

    Caro direttore,
    sono legato da stima e amicizia al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. Anche per questo mi ha sconcertato il titolo del Corriere di giovedì scorso: “Il rabbino Di Segni contro il Vaticano, dialogo difficile se non citano Israele”. Letto l’articolo di Gian Guido Vecchi, però, ho dovuto riconoscere che il titolo era corretto. Di Segni peraltro aveva già rivolto alla Chiesa cattolica l’accusa di proporre una “teologia regredita” anche nel nostro recente “dialogo fra un rabbino e un dissidente” pubblicato per Feltrinelli con un titolo scelto da lui stesso: Ebrei in guerra. Al rabbino capo, in sostanza, non basta il ripudio conciliare dell’accusa di deicidio rivolta agli ebrei, né l’affermazione che l’Alleanza fra il popolo d’Israele e il Signore è irrevocabile, e neppure il riconoscimento diplomatico dello Stato d’Israele sottoscritto nel 1993 dal Vaticano. Di Segni chiede alla Chiesa un’ulteriore riconversione dottrinaria: se fate vostra la Bibbia ebraica come verità rivelata, ne consegue che dovete far vostro anche “il rapporto essenziale e religioso che abbiamo con la terra che ci è stata promessa”.
    Ma l’Israele di oggi può essere fatto coincidere con l’Israele della Bibbia? Un cristiano, per essere davvero tale, dovrebbe essere anche sionista? Se ne vedono in giro non pochi di sedicenti “sionisti cristiani”, fra gli evangelici che considerano Israele un passaggio di adempimento dell’era messianica e i nazionalisti che ne ammirano la brutalità. Credo che Di Segni non apprezzi né gli uni né gli altri. Ma nella sua polemica con il Vaticano il rabbino capo sposa la teoria secondo cui agli ebrei spetterebbe un diritto proprietario -mi viene da dire catastale, notarile, idolatrico- sulla terra narrata nella Bibbia. E chiedendo alla Chiesa di benedire Israele in quanto Stato reso legittimo dalla Bibbia, rasenta il fondamentalismo.
    Quando mi autodefinisco sionista per ovvie ragioni biografiche -della mia famiglia sono sopravvissuti alla Shoah solo i nonni emigrati in Palestina- arriva subito una buona razione di insulti. Sionista è una parola sfregiata, disonorata dacché è finita in mano a dei criminali, parte dei quali giustificano le proprie gesta con motivazioni religiose. Avverto dunque anch’io il dilagare di un’ostilità antiebraica che ha varie matrici, da sinistra a destra, dall’islamismo al cospirazionismo; e che si propaga dentro, accanto e oltre il sacrosanto movimento di solidarietà con i palestinesi, i vicini di casa con cui dovremo convivere in pace riconoscendone i diritti. Ma è proprio in seguito a questo brutto clima che considero un vero e proprio boomerang l’aver concepito una legge apposita, tagliata su misura per il contrasto all’antisemitismo. Con l’unico risultato, se approvata, di alimentare la convinzione nefasta secondo cui gli ebrei pretendono sempre un trattamento separato, privilegiato; e sono così potenti da ottenerlo. Quando invece -grazie alla legge Mancino- sono già previste le aggravanti per odio razziale e religioso, a tutela di tutte le minoranze. Basterebbe applicare le norme vigenti, ricordando peraltro che in questa materia l’azione educativa è ben più fruttuosa di quella repressiva. Lo conferma anche la fatica dei legislatori nell’inutile tentativo di definire giuridicamente che cos’è l’antisemitismo; senza bisogno di soffermarsi sulle controversie intorno alla dichiarazione dell’IHRA corredata da esempi riferiti ad Israele.
    Fin da quando in Parlamento si è posta la questione, insieme ad altri ebrei “dissidenti” come il compianto Carlo Ginzburg, Anna Foa, Stefano Levi della Torre, Renata Colorni e tanti altri, esprimiamo un allarme: ciò che si propone come speciale attenzione in favore degli ebrei, si ritorcerà contro di loro.
    A chi fra i promotori dal ddl antisemitismo, animato dalle migliori intenzioni, nega che esso limiti il diritto di criticare Israele, vorrei infine ricordare gli effetti (da loro non voluti) di censura e autocensura già verificatisi in paesi a noi vicini quali la Germania e il Regno Unito: divieto ricorrente di manifestazioni, stop preventivo a conferenze di pensatori illustri come Omri Boehm, Masha Gessen, Pankaj Mishra. Qualcuno ha rilevato che a Brema, in questo clima, il prestigioso premio Hannah Arendt non verrebbe mai assegnato ad Hannah Arendt. Nel mentre che l’Afd si proclama filo-israeliano.

    #gadlerner #antisemitismo #ddlantisemitismo
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  • La destra PD è avvitata su sé stessa.
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    Mondo

    @aringoogle
    Di questo passo se il centrosinistra dovesse vincere lo farebbe per il rotto della cuffia, e probabilmente non durerebbe 4 anni.
    Forse la domanda da farsi dovrebbe essere: possono Schlein o Conte riportare/portare alle urne chi non vota più? Cosa e chi potrebbe smuoverli? Quale "faccia" e quale programma?
    La vecchia brodaglia già conosciuta temo non convinca nessuno. Forse neanche più molti di Sinistra, come me, pronti a prevedere anche l'annullamento della scheda.


  • PERICOLOSISSIMO STRISCIONE RIMOSSO DA POLIZIOTTI IN BORGHESE 🤣😅🤣😅🤣In realtà non c'è da ridere ma da piangere 😥
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    PERICOLOSISSIMO STRISCIONE RIMOSSO DA POLIZIOTTI IN BORGHESE 🤣😅🤣😅🤣
    In realtà non c'è da ridere ma da piangere 😥

    Alla scuola Daneo di Genova la polizia rimuove uno striscione per l’integrazione: cosa è successo | Video | Il Secolo XIX https://www.ilsecoloxix.it/genova/news/protesta-contro-il-tetto-di-stranieri-nelle-classi-il-caso-dello-striscione-strappato-alla-daneo-k3crlhi1/?fbclid=Iwb21leAUjfyVjbGNrBSN-s2V4dG4DYWVtAjExAHBkb2YFc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeLlXApWOG5yFmolDYK0KqxiyeAZvOrOMl3noYujMFb5vgnh61w4D2kYshV_Q_aem_Mr2HtGHtTW2UczmfmLybIw

    #Genova #scuolaDaneo

    @news


  • Da FBRegno Unito.
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    Politica interna, europea e internazionale gazagenocide israelterroriststate regnounito

    Da FB
    Regno Unito. Si chiedono le famiglie britanniche: "I droni che hanno ucciso i nostri figli a Gaza erano quelli nostri?"

    L’udienza svoltasi lunedì 21 settembre 2026 alla Avon Coroner’s Court di Bristol segna un punto di svolta decisivo nella vicenda dell'attacco che, il 1° aprile 2024, provocò la morte di sette operatori umanitari della World Central Kitchen (WCK) a Gaza.
    Per i familiari dei tre veterani e consulenti di sicurezza britannici rimasti uccisi (James Henderson, John Chapman e James Kirby) l'inchiesta giudiziaria è diventata un atto d'accusa verso le istituzioni e l'industria militare del proprio Paese, dopo la dura repressione agli attivisti di Palestine Action.
    I legali delle famiglie hanno formalmente chiesto alla magistratura di verificare se l'attacco, condotto tramite droni tattici Hermes 450, sia stato eseguito utilizzando velivoli spinti da motori prodotti nel Regno Unito.
    Secondo i dati forniti da organizzazioni come la Campaign Against Arms Trade (CAAT) e sollevati in aula, diverse componenti chiave di questi velivoli e della loro catena di sviluppo fanno capo a stabilimenti britannici, tra cui i siti gestiti dalla Elbit Systems a poca distanza dalla stessa corte di Bristol.
    ​Da qui il doloroso paradosso denunciato dai familiari: tre cittadini britannici inviati a proteggere i convogli di cibo per la popolazione stremata di Gaza potrebbero essere stati uccisi da tecnologia e armamenti sviluppati o esportati dal proprio Governo.
    ​Nel corso dell'udienza preliminare, la corte ha tracciato le direttrici chiave che verranno approfondite nella seconda udienza di riesame, fissata per il 5 marzo 2027:

    A. I filmati segreti della RAF: il Ministero della Difesa britannico (MoD) possiede le registrazioni effettuate da un aereo da ricognizione della Royal Air Force in volo su Gaza nelle stesse ore dell'attacco. Le famiglie ne pretendono la consegna immediata al giudice istruttore per smentire la versione dell'IDF sulla presunta presenza di uomini armati nel convoglio;

    B. Coinvolgimento dei vertici militari e industriali: la magistratura ha indicato l'intenzione di includere tra le "parti interessate" (interested persons) le Forze di Difesa Israeliane (IDF), gli ufficiali responsabili della catena di comando (tra cui il colonnello Nochi Mendel) e lo stesso Ministero della Difesa del Regno Unito, insieme ai produttori della filiera della difesa;

    C. Dopo che la magistratura militare israeliana ha annunciato nell'agosto 2026 la chiusura del caso senza l'avvio di procedimenti penali, l'inchiesta britannica rimane l'unico strumento legale attivo per cercare di rendere giustizia agli attivisti barbaramente uccisi da Israele.

    1. La dinamica dell'attacco minuto per minuto

    ​Come ricostruito dalla stampa britannica, l'attacco è durato complessivamente 4 minuti lungo la strada costiera (Al-Rashid Road). Tre missili hanno colpito i tre veicoli a circa due minuti di distanza l'uno dall'altro:

    A) ​Primo veicolo (blindato): colpito direttamente. Due persone sono sopravvissute e sono riuscite a rifugiarsi nel secondo veicolo.

    B) ​Secondo veicolo (blindato): colpito circa due minuti dopo. I due sopravvissuti del primo veicolo e due del secondo si sono trasferiti sulla terza vettura.

    C) ​Terzo veicolo (soft-skinned / non blindato): colpito dal terzo missile. Non c'è stato alcun sopravvissuto. Il post-mortem su James Henderson conferma un decesso immediato per la gravità delle lesioni.

    ​Le discrepanze sulla presunta "deviazione": l'IDF ha giustificato l'attacco affermando che il convoglio si era deviato dalla rotta concordata. Tuttavia, il rapporto di indagine del governo australiano ha dimostrato che la modifica del percorso (diretta a Rafah invece che al centro accoglienza) è stata scoperta solo dopo che gli operatori erano già stati uccisi, e quindi non ha avuto alcun ruolo nella decisione di aprire il fuoco.

    1. La freddezza degli assassini degli operatori umanitari

    Il colonnello Nochi Mendel è l'ufficiale (riservista) a capo dello staff della brigata Nahal che ha ordinato l'attacco. In interviste rilasciate ai media, ha dichiarato di non essere pentito ("not sorry") e di considerare gli operatori umanitari "non innocenti" perché, a suo dire, si erano "mescolati e svagati con operativi di Hamas".
    La versione ufficiale dell'IDF sostiene che Mendel e il suo comandante del supporto di fuoco abbiano ignorato l'ordine di un superiore di fermare gli attacchi contro i convogli umanitari. Mendel ha smentito questa ricostruzione, definendola "una fabbricazione mai esistita".
    La WCK vieta l'uso di guardie armate. Quella notte, a causa del ritardo nella partenza dovuto ai permessi israeliani, il team locale ha accettato scorte armate per proteggere il cibo dai saccheggi. La separazione tra queste guardie (andate verso nord) e il convoglio WCK (andato verso ovest/sud) è stata monitorata dai droni, ma ignorata al momento del raid.

    1. I precedenti che coinvolgono cittadini britannici uccisi da forze israeliane

    Il 11 aprile 2003, a Rafah (nella Striscia di Gaza), Tom Hurndall, un fotografo e attivista della pace britannico di 22 anni, membro dell'organizzazione International Solidarity Movement (ISM), stava cercando di mettere al riparo alcuni bambini palestinesi bloccati sotto il fuoco di una torretta di avvistamento dell'esercito israeliano. Fu colpito alla testa da un cecchino dell'IDF con un fucile di precisione. Entrato in coma, morì nove mesi dopo in un ospedale di Londra, nel gennaio 2004.
    Nel 2006, una giuria del St Pancras Coroner’s Court a Londra stabilì con un verdetto ufficiale che Tom Hurndall fu «ucciso intenzionalmente ed illegalmente» (unlawfully and intentionally killed).
    Durante l'udienza di Bristol per i tre soccorritori della WCK, i legali delle famiglie hanno citato il precedente di Hurndall proprio per dimostrare che una corte britannica ha già in passato giudicato la condotta dell'IDF a Gaza come un'uccisione illegale, nonostante i tentativi iniziali delle autorità israeliane di coprire l'accaduto.
    Nel 2003, James Miller, un pluripremiato operatore e documentarista britannico di 34 anni, fu ucciso a Rafah appena tre settimane dopo il ferimento di Hurndall, mentre stava girando un documentario per la HBO (Death in Gaza).
    Miller e la sua troupe stavano lasciando la casa di una famiglia palestinese con una bandiera bianca ben visibile quando un blindato israeliano aprì il fuoco.
    Solo pochi giorni prima del caso Hurndall, nell'aprile 2006, la medesima corte di Londra stabilì che anche James Miller era stato "assassinato" dall'IDF.

    1. Il filo rosso citato dagli avvocati delle famiglie

    ​Nei testi presentati al tribunale di Bristol, i legali dei tre ex Marine britannici della WCK (Henderson, Chapman e Kirby) hanno collegato i fatti del 2024 ai casi del 2003 per tre motivi precisi.
    Il primo è il modello di insabbiamento.
    In tutti e tre i casi, l'esercito israeliano ha inizialmente negato le proprie responsabilità o affermato che le vittime si trovassero in prossimità di presunti "uomini armati" o "terroristi", versioni poi smentite dalle inchieste indipendenti e dalle testimonianze visive.

    ​Dato che la magistratura militare israeliana ha chiuso le indagini sul raid WCK senza avviare procedimenti penali, le giurie dei Coroner nel Regno Unito rappresentano l'unico forum giudiziario in grado di stabilire formalmente se si sia trattato di "omicidio illecito" (unlawful killing).
    ​I legali delle famiglie sottolineano anche l'esistenza di una prassi decennale all'interno dell'IDF che concede un'ampia discrezionalità ai comandanti sul campo nel designare chiunque si trovi in una zona di operazioni come "bersaglio legittimo", a prescindere se si tratti di adulti o bambini.

    1. La complicità del governo britannico nella morte dei suoi stessi cittadini

    Un aereo spia della Royal Air Force ha sorvolato la Striscia di Gaza per circa 5 ore proprio il giorno dell'attacco, rientrando alla base pochissimi minuti prima che l'IDF sferrasse i raid.
    Il Ministero della Difesa britannico ha rifiutato di divulgare le immagini registrate o la rotta di volo del proprio velivolo invocando ragioni di sicurezza nazionale. Le famiglie chiedono che questo materiale sia consegnato alla corte di Bristol per verificare cosa sapesse davvero il Regno Unito.
    Nonostante il Regno Unito abbia sospeso circa 30 licenze d'esportazione su 350 verso Israele nel settembre 2024, ha mantenuto un'eccezione (carve-out) per i componenti dei caccia F-35 destinati al pool globale. Gli esperti legali avvertono che questa deroga viola gli obblighi della Convenzione sul Genocidio.
    ​Le vittime dell'attacco del 1° aprile 2024 sono: ​

    A) John Chapman (57 anni, Regno Unito): ex Marine Reale, consulente di sicurezza;
    B) ​James "Jim" Henderson (33 anni, Regno Unito), ex Marine Reale di Falmouth (Cornovaglia), consulente di sicurezza;
    C) ​James Kirby (47 anni, Regno Unito): Veterano ed esperto di sicurezza.

    D) ​Saifeddin Issam Ayad Abutaha (25 anni, Palestina): il più giovane della squadra, autista e interprete locale di Rafah;

    E) ​Lalzawmi "Zomi" Frankcom (43 anni, Australia): operatrice umanitaria della WCK;
    F) ​Damian Soból (35 anni, Polonia): operatore umanitario della WCK;
    G) ​Jacob Flickinger (33 anni, USA/Canada): con doppia cittadinanza nordamericana, operatore WCK.

    C.L.Dias

    Segue...

    #gazagenocide
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  • In sintesi:GRAZIE a Monti e Letta - governi in cui la Sinistra ha fatto da stampella al Centro - per aver stabilito con decreto legge l'aumento dell'Iva
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    In sintesi:
    GRAZIE a Monti e Letta - governi in cui la Sinistra ha fatto da stampella al Centro - per aver stabilito con decreto legge l'aumento dell'Iva.
    GRAZIE all'Europa per non aver tutelato le raffineria europee, che hanno la chiuso o ridotto la produzione.
    GRAZIE a tutti i Paesi dell'UE per non essere stati capaci di mettere in piedi negli ultimi 20 anni un piano produttivo europeo.
    GRAZIE dall'UE per aver sostenuto di fatto la selvaggia libertà imprenditoriale, industriale e finanziaria.

    Sempre dalle e nelle nostre tasche si attinge

    1. Lo Stato prende una fetta fissa molto più grande: Il problema maggiore per le tasche dei cittadini (i cui stipendi sono fermi) è la tassazione. Le accise sono aumentate e l'IVA è passata dal 20% al 22%. Le tasse sono un valore fisso in euro al litro: non importa se il petrolio crolla, quella quota non scende mai e grava interamente sul consumatore finale.
      L'aliquota ordinaria dell'IVA è stata portata al 22% il 1° ottobre 2013.
      L'aumento venne introdotto dal Governo Letta (attraverso il decreto-legge n. 76/2013), dopo che il precedente Governo Monti ne aveva già stabilito il meccanismo di scatto automatico per esigenze di bilancio pubblico.

    2. La discrepanza tra il calo del greggio e l'aumento della benzina lavorata nasce dal fatto che le compagnie non acquistano petrolio greggio per fare la benzina alla pompa, ma acquistano direttamente i prodotti già raffinati sui mercati internazionali.

    3. Il collo di bottiglia della raffinazione ("Crack Spread"): Dal 2008 a oggi, molte raffinerie in Europa hanno chiuso o ridotto la produzione. C'è meno offerta di "prodotto lavorato" rispetto alla richiesta del mercato. Chi ha la capacità di raffinare la benzina applica un margine di guadagno molto più alto rispetto al passato, slegandosi dal puro costo del barile di greggio

    4. Chi raffina paga lo svantaggio della moneta:
      È vero che il barile costa meno in dollari, ma le raffinerie europee pagano in euro. Poiché l'euro oggi è molto più debole rispetto al 2008 (cambio a 1,08 contro 1,57 dell'epoca), gran parte del risparmio sul prezzo del greggio svanisce al momento del cambio valutario.

    #barilepetrolio #carobenzina #prezzogreggio

    @politica

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  • Studentessa dodicenne risponde a Meloni: "Non voglio prendere il posto d... https://youtube.com/shorts/OmCUebZ647U?is=vvPqtCGH2iam7CWD
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  • Da Lorenzo Tosa
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    Da Lorenzo Tosa

    Alle parole inqualificabili pronunciate da Giorgia Meloni sul tetto agli studenti stranieri in classe credo non ci possa essere risposta migliore di quella che ha dato questa ragazza qui.

    Si chiama Lina, ha 12 anni, vive e studia a Torino, frequenta la seconda media e ha origini marocchine.

    Quando ha sentito quelle parole di Meloni è andata da suo papà e gli ha detto una cosa sola: Voglio risponderle. E voglio farlo pubblicamente.

    Non era umanamente possibile farlo meglio di come lo ha fatto lei.

    "Presidente Meloni, io non voglio prendere il posto di nessuno. Voglio stare al mio banco accanto ai miei compagni.

    Mi chiamo Lina e ho dodici anni. E frequento la seconda media a Torino.

    Ho sentito le sue parole sui bambini italiani che non devono sentirsi in un angolo perché son diventati la minoranza.

    Sono d'accordo che nessuno debba sentirsi in un angolo. Ma nessuno davvero.
    Nemmeno uno appena arrivato.
    Nemmeno chi ha un cognome straniero come me, nemmeno chi sta ancora imparando l'italiano.

    Nella mia classe ci sono ragazzi con origini diverse. Io li chiamo compagni. So che abbiamo storie diverse. A volte anche lingue e religioni diverse, ma quando penso a loro penso ai loro nomi. Penso a come sono e penso a quello che facciamo insieme.

    Da poco è arrivato un nuovo compagno. Parla solo francese e sta imparando l'italiano. Io e gli altri cerchiamo di aiutarlo, non è sempre facile capirci ma almeno ci proviamo. E mentre lui impara la nostra lingua anche noi possiamo imparare da lui. Per me questa è una delle cose belle della scuola e della multiculturalità.

    Poi ci sono le difficoltà. Chi non capisce una spiegazione, chi rimane indietro e chi si sente solo. Non voglio dire che basti diventare amici per risolvere tutto. Servono i professori che abbiano il tempo di aiutarci.

    Ho letto che nelle scuole italiane circa dodici alunni su cento non hanno la cittadinanza italiana. E molti sono nati proprio qui. Li chiamate stranieri ma sono cresciuti in Italia. Proprio come tutti noi. E se non hanno la cittadinanza è perché le leggi che voi potete cambiare non li riconoscono come italiani.

    Questo non significa che ogni classe sia uguale.
    Lei vuole mettere un limite agli alunni stranieri per classe. Io vorrei capire una cosa. Come si decide chi di noi è di troppo?

    Perché dietro quel numero c'è qualcuno che ha già degli amici. Già qualcuno che magari finalmente ha smesso di sentirsi solo.
    Io non voglio che un mio compagno mi guardi e pensi che gli sto togliendo qualcosa. E non voglio guardare così lui.

    Possiamo litigare certo. E lo facciamo. Ma vorrei che fosse per qualcosa che abbiamo fatto, non per il paese da cui vengono i nostri genitori.

    Presidentessa, venga ad ascoltarci. Ascolti anche i nostri professori. Ci chieda di che cosa abbiamo bisogno. Quando parlate di noi, il giorno dopo noi entriamo in classe. Ci sediamo l'uno accanto all'altro.

    Vorrei che le vostre parole ci aiutassero a stare bene insieme. Io non voglio prendere il posto di nessuno. Vorrei che a scuola ci fosse posto per tutti".

    Lina ha 12 anni. Dodici.
    E ha una gamma di complessità, consapevolezza, empatia, visione che avrebbe solo da insegnare a Meloni e a Valditara cosa sia la scuola e a cosa serva davvero.

    #tettostranieriascuola
    #alunnistranieri
    #lorenzotosa

    @politica
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  • Chi sta foraggiando Vannacci?
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    Politica interna, europea e internazionale finanziamentipartiti futuronazionale

    Chi sta foraggiando Vannacci?

    I finanziamenti a Roberto Vannacci e al suo movimento politico Futuro Nazionale (fondato a inizio 2026) provengono principalmente da donazioni private di imprenditori e associazioni, con cifre che a settembre 2026 hanno superato complessivamente i 415.000 euro in circa sei mesi.

    I principali sostenitori e canali emersi dai registri pubblici sulla trasparenza includono:

    1. Le associazioni collegate
      Il Mondo al Contrario: È il principale "motore" economico del movimento. L'omonima associazione culturale, nata sulla scia del successo del suo primo libro, ha versato oltre 83.000 euro (tra fondi diretti e servizi) nelle casse del partito. Trattandosi di un'associazione e non di un partito, la trasparenza sull'identità dei singoli sottoscrittori originari di questi fondi è limitata per legge.

    2. Imprenditori e settori economici
      L'elenco dei finanziatori privati (aziende e singoli imprenditori che hanno effettuato donazioni tracciate) tocca diversi settori
      Settore petrolifero:
      La CPP (Compagnia Petrolifera Piemontese), guidata da Stefano Maurizio Finzi, ha effettuato una delle prime maxi-donazioni da 30.000 euro.
      Settore edile e immobiliare:
      Diversi costruttori hanno sostenuto il generale, tra cui spiccano i finanziamenti legati alla Ecoholding Srl della famiglia Cieri.

    Altri finanziatori
    Tra le altre donazioni figurano contributi da micro-realtà e professionisti che vanno dal commercio all'ortofrutta fino al mondo dell'orologeria di lusso e influencer di settore.

    1. Contributi politici minoriPatto Italia: Movimento riconducibile a Stefano Ruvolo, che ha contribuito con circa 18.000 euro.Daniele Ventimiglia: Consigliere comunale (ex Lega), che ha versato circa 10.000 euro.

    Il caso dell'attenzione mediatica e russa
    Sul piano geopolitico e giudiziario, la Procura militare di Roma ha avviato nel settembre 2026 degli accertamenti preliminari legati ad alcuni membri attivi delle forze armate che coordinano i comitati di Futuro Nazionale.
    Nell'ambito di questo dibattito, organi di stampa esteri (come il Financial Times) hanno sollevato interrogativi su una presunta vicinanza politica alle posizioni di Mosca (definendo metaforicamente il generale un "cavallo di Troia" della Russia in Italia). Tuttavia, non vi è alcuna evidenza legale o traccia nei bilanci di finanziamenti diretti o indiretti provenienti dalla Russia, e i legali del generale hanno respinto fermamente ogni addebito.

    #finanziamentipartiti
    #futuronazionale

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