Louisiana: un giudice federale ha bloccato la legge che obbligava gli utenti a dimostrare l’età per accedere alle piattaforme. Motivo: è incostituzionale.
Il problema è *come*: richiesta di documenti, controlli invasivi, barriere all’accesso.
Risultato: violazione del Primo Emendamento e rischio enorme per la #privacy.
Il post di Claudia Mongini
#privacy | Claudia Galingani Mongini
⚖️ La 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐨𝐮𝐢𝐬𝐢𝐚𝐧𝐚 che ha imposto a grandi piattaforme social di 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐞𝐭à 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢, ottenere il consenso dei genitori per i minorenni e applicare controlli aggiuntivi è stata *bloccata* da un giudice federale perché incostituzionale. Il "𝘚𝘦𝘤𝘶𝘳𝘦 𝘖𝘯𝘭𝘪𝘯𝘦 𝘊𝘩𝘪𝘭𝘥 𝘐𝘯𝘵𝘦𝘳𝘢𝘤𝘵𝘪𝘰𝘯 𝘢𝘯𝘥 𝘈𝘨𝘦 𝘓𝘪𝘮𝘪𝘵𝘢𝘵𝘪𝘰𝘯 𝘈𝘤𝘵" (SB 162) richiede, tra le altre cose, che gli utenti provino la loro età consegnando documenti di identità (=sensibili) per iscriversi o usare i social. Il giudice ha stabilito che 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐚 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐞𝐦𝐞𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 della Costituzione americana perché limita l’accesso a "𝑑𝑖𝑠𝑐𝑜𝑟𝑠𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑒𝑡𝑡𝑖", è troppo vaga nella definizione di “piattaforma social” e pone un "𝑜𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑝𝑟𝑜𝑝𝑜𝑟𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑡𝑎̀ 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑖", oltre a creare rischi seri per la #privacy degli utenti - quest'ultima parte la trovo sensata. La Louisiana ha annunciato che 𝐟𝐚𝐫𝐚̀ 𝐚𝐩𝐩𝐞𝐥𝐥𝐨, ma per ora la legge non sarà applicata e non sarà richiesta la verifica dell’età per l’accesso ai social nel suo territorio. Il giudice ha argomentato che lo Stato, pur avendo interesse a proteggere i minori online, non può limitare l’accesso a idee e informazioni imponendo 𝐛𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢 (richiedere documenti di identità). L’esposizione non moderata a determinati contenuti potrebbe portare a sviluppi negativi nella salute mentale dei minori e degli adolescenti e ci vedo un paradosso psicologico pesante. I giovani, quando vengono esclusi da esperienze “𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑑𝑢𝑙𝑡𝑖”, percepiscono l'esclusione non come protezione, ma come 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐨. La limitazione genera un effetto psicologico di desiderio e ribellione: "𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑎 𝑋, 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑋 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒, 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑢𝑠, 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎̀". E questo è un meccanismo ben documentato in 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, dove l’oggetto proibito 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐞𝐧𝐭𝐞 proprio perché proibito. Universalmente, quando abbiamo accesso a piattaforme vietate o limitate, si attiva una 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 che spesso è più illusoria che reale; in realtà non stiamo esercitando una capacità decisionale matura, ma rispondendo a un impulso cognitivo chiamato 𝑟𝑒𝑎𝑐𝑡𝑎𝑛𝑐𝑒: ovvero la tendenza a reagire contro restrizioni percepite imponendo comportamenti contrari. I 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢? ・sottovalutare il senso di controllo (io posso usare questo, quindi so cosa sto facendo) ・maggiore vulnerabilità a manipolazioni (pubblicitarie, algoritmiche, sociali) ・errori di giudizio nella gestione dei propri dati e privacy La libertà percepita può trasformarsi in un’𝐢𝐥𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀, e questa illusione può aumentare i comportamenti rischiosi piuttosto che diminuirli.
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