Quale partito progressista italiano vi sembra essere a tutto tondo un soggetto promotore della cultura politica woke?
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Quale partito progressista italiano vi sembra essere a tutto tondo un soggetto promotore della cultura politica woke?
Chi ha proposto l’abolizione di una sola delle nostre feste nazionali?
Chi in Italia ha chiesto l’abbattimento di statue o targhe?
Quale volto italiano si è fatto alfiere della cancel culture?In tutta franchezza e con tutto il rispetto per ognuno degli intellettuali e dei politici che hanno preso la parola in questi giorni credo che si stia superando la soglia oltre la quale la nostra parte politica invece di proporre la propria visione del mondo interiorizza e assume come un dato di realtà la caricatura distorsiva che di noi sta tentando da anni di fare l’altra parte, quella della destra neo-autoritaria.
Nessun partito in Italia ha fatto propria nel decennio passato l’impostazione di quel woke 1.0 che Alexandra Ocasio Cortez ha definito ‘una follia’.Le poche ed uniche volte che ho sentito pronunciare nel parlamento italiano la parola ‘woke’ è stato per bocca di sperduti esponenti della destra impegnati a scopiazzare lo spartito suonato negli Stati Uniti da Donald Trump.
Avevano e hanno un unico obiettivo: farsi replicanti delle accuse e degli argomenti attraverso cui quell’agglomerato tecnoautoritario che abbiamo per semplicità definito ‘internazionale nera’ da anni tenta di fingersi vero interprete degli interessi delle classi popolari, riscrivendone la cultura attraverso contenuti falsi diffusi sui social, troll farm e deepfake.Chi sostiene che in Italia la sinistra, gli ecologisti, gli ecosocialisti, i progressisti in generale (ognuno usi la definizione che preferisce) abbiano in questi anni dimenticato i diritti sociali per abbracciare una cultura imperniata esclusivamente sulla centralità dei diritti civili e del ‘politicamente corretto’ dice semplicemente una menzogna.
Una sinistra all’altezza del tempo presente dovrebbe avere la capacità di rispedire al mittente queste falsità invece di farle proprie, tirando fuori un minimo di orgoglio e di amor proprio.
In questi anni, tutti e tutte nello spazio progressista ci siamo occupati e occupate di lavoro, di sanità, di istruzione, di economia e diseguaglianze
Ne è una chiarissima testimonianza il fatto che veniamo da mesi di difficile dibattito sulla patrimoniale e in generale sulla necessità di riscrivere l’impianto del fisco affinché possa rispondere all’urgenza di ristabilire alcuni principi di giustizia sociale.Abbiamo fatto questo e abbiamo fatto anche altro, perché era ed è giusto.
Abbiamo difeso lo stato di diritto come fondamento della democrazia e l’uguaglianza di tutte le persone di fronte allo Stato e alle sue leggi.
Abbiamo difeso il pianeta e dispiegato una cultura ecologista.
Abbiamo combattuto - e dobbiamo continuare a farlo - il razzismo, il patriarcato, la misoginia e l’omotransfobia, anche in un’ottica intersezionale, perché sappiamo che tutte queste battaglie, quelle sociali, culturali e civili, sono profondamente intrecciate e che per cambiare la società bisogna agire sia sui fondamentali dell’economia che sulle tante articolazioni attraverso cui si dispiega l’opprimente egemonia culturale della destra reazionaria.In tutta franchezza non solo non me ne vergogno, non solo non credo che sia stato un errore, ma penso che sia questa la via maestra per costruire una forza politica che si impegni per un cambiamento vero, capace di non deludere le sacrosante ambizioni e aspettative di quelle giovani generazioni che stanno pagando il prezzo più alto per gli errori del passato.
Infine non va dimenticato che c’è stato nel mondo della sinistra qualcuno che in questi anni ha tentato di tacciare di elitarismo ogni percorso di liberazione: sono gli esponenti di quell’area politica che è stata definita ‘rosso-bruna’.
Se il woke 1.0 è stato una follia, dall’altro lato la parabola dei rosso-bruni come la tedesca Sahra Wagenknecht, il cui partito sta costruendo convergenze tattiche con i neo-nazisti di Afd, è il definitivo tradimento di quel desiderio di libertà senza il quale anche la più forte delle democrazie muore nel suo contrario.Non facciamoci confondere, non abbiamo bisogno di svolgere temi il cui titolo è stato scelto da altri.
Andiamo avanti, abbiamo idee abbastanza forti e chiare per farlo con sempre maggiore determinazione.Elisabetta Piccolotti
Deputata per #AlleanzaVerdiSinistra
#elisabettapiccolotti
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Quale partito progressista italiano vi sembra essere a tutto tondo un soggetto promotore della cultura politica woke?
Chi ha proposto l’abolizione di una sola delle nostre feste nazionali?
Chi in Italia ha chiesto l’abbattimento di statue o targhe?
Quale volto italiano si è fatto alfiere della cancel culture?In tutta franchezza e con tutto il rispetto per ognuno degli intellettuali e dei politici che hanno preso la parola in questi giorni credo che si stia superando la soglia oltre la quale la nostra parte politica invece di proporre la propria visione del mondo interiorizza e assume come un dato di realtà la caricatura distorsiva che di noi sta tentando da anni di fare l’altra parte, quella della destra neo-autoritaria.
Nessun partito in Italia ha fatto propria nel decennio passato l’impostazione di quel woke 1.0 che Alexandra Ocasio Cortez ha definito ‘una follia’.Le poche ed uniche volte che ho sentito pronunciare nel parlamento italiano la parola ‘woke’ è stato per bocca di sperduti esponenti della destra impegnati a scopiazzare lo spartito suonato negli Stati Uniti da Donald Trump.
Avevano e hanno un unico obiettivo: farsi replicanti delle accuse e degli argomenti attraverso cui quell’agglomerato tecnoautoritario che abbiamo per semplicità definito ‘internazionale nera’ da anni tenta di fingersi vero interprete degli interessi delle classi popolari, riscrivendone la cultura attraverso contenuti falsi diffusi sui social, troll farm e deepfake.Chi sostiene che in Italia la sinistra, gli ecologisti, gli ecosocialisti, i progressisti in generale (ognuno usi la definizione che preferisce) abbiano in questi anni dimenticato i diritti sociali per abbracciare una cultura imperniata esclusivamente sulla centralità dei diritti civili e del ‘politicamente corretto’ dice semplicemente una menzogna.
Una sinistra all’altezza del tempo presente dovrebbe avere la capacità di rispedire al mittente queste falsità invece di farle proprie, tirando fuori un minimo di orgoglio e di amor proprio.
In questi anni, tutti e tutte nello spazio progressista ci siamo occupati e occupate di lavoro, di sanità, di istruzione, di economia e diseguaglianze
Ne è una chiarissima testimonianza il fatto che veniamo da mesi di difficile dibattito sulla patrimoniale e in generale sulla necessità di riscrivere l’impianto del fisco affinché possa rispondere all’urgenza di ristabilire alcuni principi di giustizia sociale.Abbiamo fatto questo e abbiamo fatto anche altro, perché era ed è giusto.
Abbiamo difeso lo stato di diritto come fondamento della democrazia e l’uguaglianza di tutte le persone di fronte allo Stato e alle sue leggi.
Abbiamo difeso il pianeta e dispiegato una cultura ecologista.
Abbiamo combattuto - e dobbiamo continuare a farlo - il razzismo, il patriarcato, la misoginia e l’omotransfobia, anche in un’ottica intersezionale, perché sappiamo che tutte queste battaglie, quelle sociali, culturali e civili, sono profondamente intrecciate e che per cambiare la società bisogna agire sia sui fondamentali dell’economia che sulle tante articolazioni attraverso cui si dispiega l’opprimente egemonia culturale della destra reazionaria.In tutta franchezza non solo non me ne vergogno, non solo non credo che sia stato un errore, ma penso che sia questa la via maestra per costruire una forza politica che si impegni per un cambiamento vero, capace di non deludere le sacrosante ambizioni e aspettative di quelle giovani generazioni che stanno pagando il prezzo più alto per gli errori del passato.
Infine non va dimenticato che c’è stato nel mondo della sinistra qualcuno che in questi anni ha tentato di tacciare di elitarismo ogni percorso di liberazione: sono gli esponenti di quell’area politica che è stata definita ‘rosso-bruna’.
Se il woke 1.0 è stato una follia, dall’altro lato la parabola dei rosso-bruni come la tedesca Sahra Wagenknecht, il cui partito sta costruendo convergenze tattiche con i neo-nazisti di Afd, è il definitivo tradimento di quel desiderio di libertà senza il quale anche la più forte delle democrazie muore nel suo contrario.Non facciamoci confondere, non abbiamo bisogno di svolgere temi il cui titolo è stato scelto da altri.
Andiamo avanti, abbiamo idee abbastanza forti e chiare per farlo con sempre maggiore determinazione.Elisabetta Piccolotti
Deputata per #AlleanzaVerdiSinistra
#elisabettapiccolotti
@emama @politica Da piccoli ci dicevano "varda no sta far tardi, no sta 'ndar fora, che te magna el loo!" termine dialettale che significherebbe "lupo" ma in realtà è come "l'uomo nero" o tutte quelle figure nate per far paura ai bambini. Ecco. Quando sei adulto, "el loo" deventa el woke. Pronunciato anche alla cavolo certe volte.
Poi cosa sarebbero tutti 'sti "diritti civili" che rovinerebbero le classi popolari? Da quando i diritti rovinano?
Occuparsi di libertà individuali, disuguaglianze, ambiente, mi pare che sia una cosa da fare in tutta la politica indipendentemente dall'orientamento destra, sinistra, centro.
Sul discorso "cancel culture" e simili, a me risulta che sia la destra a farlo, e a paventare cose strane tipo "vogliono toglierci la festa del papà" non mi risulta che nessuno abbia mai pensato a qualcosa del genere, anche se credo sia opportuno dirlo: la diversity equity inclusion è stata sempre trattata come fuffa perché chi fa i corsi spesso e volentieri parla di dati, percentuali, linguaggio, ma in quei corsi mai un cavolo di nessuno ti spiega cosa sia una tecnologia assistiva per esempio. Ti spiegano sei obbligato per leggere ad assumere persone con disabilità e non ti spiegano come gestire le loro esigenze. Ma queste sono storture che si porta dietro l'america, e l'europa ha copiato. Con la politica non c'entrano. Sono storture industriali e commerciali. -
M macfranc@poliversity.it ha condiviso questa discussione
M macfranc@poliverso.org ha condiviso questa discussione -
@emama @politica Da piccoli ci dicevano "varda no sta far tardi, no sta 'ndar fora, che te magna el loo!" termine dialettale che significherebbe "lupo" ma in realtà è come "l'uomo nero" o tutte quelle figure nate per far paura ai bambini. Ecco. Quando sei adulto, "el loo" deventa el woke. Pronunciato anche alla cavolo certe volte.
Poi cosa sarebbero tutti 'sti "diritti civili" che rovinerebbero le classi popolari? Da quando i diritti rovinano?
Occuparsi di libertà individuali, disuguaglianze, ambiente, mi pare che sia una cosa da fare in tutta la politica indipendentemente dall'orientamento destra, sinistra, centro.
Sul discorso "cancel culture" e simili, a me risulta che sia la destra a farlo, e a paventare cose strane tipo "vogliono toglierci la festa del papà" non mi risulta che nessuno abbia mai pensato a qualcosa del genere, anche se credo sia opportuno dirlo: la diversity equity inclusion è stata sempre trattata come fuffa perché chi fa i corsi spesso e volentieri parla di dati, percentuali, linguaggio, ma in quei corsi mai un cavolo di nessuno ti spiega cosa sia una tecnologia assistiva per esempio. Ti spiegano sei obbligato per leggere ad assumere persone con disabilità e non ti spiegano come gestire le loro esigenze. Ma queste sono storture che si porta dietro l'america, e l'europa ha copiato. Con la politica non c'entrano. Sono storture industriali e commerciali.@elettrona @emama @politica la cosa più vicina al #Woke che abbiamo in Italia è la @uaar e già solo questo dovrebbe far riflettere sul fatto che, nella tragica situazione in cui versa la morale di questo paese, abbiamo più bisogno di woke che di conformismo clericale...
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@emama @politica Da piccoli ci dicevano "varda no sta far tardi, no sta 'ndar fora, che te magna el loo!" termine dialettale che significherebbe "lupo" ma in realtà è come "l'uomo nero" o tutte quelle figure nate per far paura ai bambini. Ecco. Quando sei adulto, "el loo" deventa el woke. Pronunciato anche alla cavolo certe volte.
Poi cosa sarebbero tutti 'sti "diritti civili" che rovinerebbero le classi popolari? Da quando i diritti rovinano?
Occuparsi di libertà individuali, disuguaglianze, ambiente, mi pare che sia una cosa da fare in tutta la politica indipendentemente dall'orientamento destra, sinistra, centro.
Sul discorso "cancel culture" e simili, a me risulta che sia la destra a farlo, e a paventare cose strane tipo "vogliono toglierci la festa del papà" non mi risulta che nessuno abbia mai pensato a qualcosa del genere, anche se credo sia opportuno dirlo: la diversity equity inclusion è stata sempre trattata come fuffa perché chi fa i corsi spesso e volentieri parla di dati, percentuali, linguaggio, ma in quei corsi mai un cavolo di nessuno ti spiega cosa sia una tecnologia assistiva per esempio. Ti spiegano sei obbligato per leggere ad assumere persone con disabilità e non ti spiegano come gestire le loro esigenze. Ma queste sono storture che si porta dietro l'america, e l'europa ha copiato. Con la politica non c'entrano. Sono storture industriali e commerciali.@elettrona @emama @politica è il meccanismo copiato da Trump, è più facile dire che risolvere i problemi sociali è da comunisti invece che risolverli e basta.
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@elettrona @emama @politica la cosa più vicina al #Woke che abbiamo in Italia è la @uaar e già solo questo dovrebbe far riflettere sul fatto che, nella tragica situazione in cui versa la morale di questo paese, abbiamo più bisogno di woke che di conformismo clericale...
@macfranc @elettrona @emama @politica
infatti curiosamente l'Uaar viene accusata di essere sia "woke" (dai destrorsi clericali) sia l'opposto (da certi "progressisti" identitari filoislam). In realtà defendiamo laicità e diritti civili e combattiamo le prevaricazioni confessionaliste a prescindere da religioni, partiti e ideologie.
Ormai pure contestare l'imposizione del crocifisso e sostenere le persone lgbt per certuni è "woke" - ma lo facevamo da molto prima che venisse inquadrato così. -
@macfranc @elettrona @emama @politica
infatti curiosamente l'Uaar viene accusata di essere sia "woke" (dai destrorsi clericali) sia l'opposto (da certi "progressisti" identitari filoislam). In realtà defendiamo laicità e diritti civili e combattiamo le prevaricazioni confessionaliste a prescindere da religioni, partiti e ideologie.
Ormai pure contestare l'imposizione del crocifisso e sostenere le persone lgbt per certuni è "woke" - ma lo facevamo da molto prima che venisse inquadrato così.@uaar @macfranc @emama @politica Ecco appunto. UAAR, e associazione luca coscioni. Non ci si rende mica conto di quanto pericoloso sia parlare di "woke", questa identificazione ombrello ha fatto in modo che i maldestri [cit. Chiara Francini] abbiano creato il nemico da combattere per giustificare l'intenzione di far retrocedere la società civile.
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