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VEDOVE ORFANI ED ELABORAZIONE DEL LUTTOdi Andrea Masala (da Fb)

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    VEDOVE ORFANI ED ELABORAZIONE DEL LUTTO
    di Andrea Masala (da Fb)

    "E insomma ieri a Roma i nipoti (di sangue) di quelli messi sui treni per Auschwitz hanno applaudito i nipoti (politici) di quelli che ce li avevano messi e cacciato con insulti e minacce quelli che avevano combattuto chi li metteva sui treni. Quelli la cui persecuzione era cominciata 16 anni prima del 1938.
    Non è un fulmine a ciel sereno naturalmente, è solo l'evento simbolico che sancisce un percorso in movimento da decenni. Il 7 ottobre e Gaza hanno solo accelerato e stabilizzato, probabilmente per molto tempo, questo percorso.
    La storia viva ha la meglio sulla memoria. Una gran parte della comunità ebraica romana (la maggioranza? vale per tutta Italia o Europa?) sacrifica la propria alleanza e vicinanza storica con la sinistra italiana, alleanza nata nel comune antifascismo, sull'altare della volontà di potenza di Israele. Come voleva il sionismo non sono più i più deboli. Ora sono i più forti. Se questa forza la usano contro nuovi deboli è perché, secondo loro, la loro esistenza continua a essere minacciata.
    Ora che sono forti e usano questa forza contro deboli scuri e musulmani, piacciono molto ai nipotini di chi li metteva sui treni.
    E a quanto pare ricambiano.
    Una parte di quella comunità (minoritaria? molto minoritaria?) resiste a questa tendenza. Pensa che quella forza conquistata debba servire a difendersi e non a produrre nuove vittime, nuove tragedie. A difendersi e a proporre pace e convivenza. Sono quelli come Gad Lerner e Anna Foa.
    Poi ci sono quelli come Moni Ovadia o Ilan Pappé che pensano che il progetto coloniale era insito nel sionismo sin dalle origini.
    È una questione molto difficile in sede storiografica e di filosofia politica, non ho le competenze per affrontarla e non è il punto del post.
    Il punto del post è che il divorzio tra l'antifascismo storico della sinistra e l'antifascismo storico delle comunità ebraiche mi pare consumato e irreversibile.
    È un punto per me dolorosissimo. Non riesco a farci pace. Mi ha anche toccato sul vivo direttamente perché una persona a me molto vicina (moltissimo vicina, che più vicina non si può) è stata più volte minacciata da squadracce di sostenitori di Israele, circondata, malmenata con sputi in faccia, raggiunta di notte nel suo appartamento e di nuovo minacciata per una bandiera al balcone.
    Ma sapete tutti dei numerosi episodi del genere, culminati nelle aggressioni al liceo Caravillani e con gli spari ad aria compressa lo scorso 25 aprile.
    Queste squadracce a vederle in azione somigliano veramente troppo a quelle dei fascistelli romani da stadio. Perfino nel vestire. Sicuramente nel parlare e aggredire.
    Io non riesco a fare pace con questa cosa ma probabilmente toccherà accettarla come dato di fatto ed elaborare il lutto.
    Conosco già il controcanto: ma i propal hanno detto... hanno fatto...
    Ma sono giustificazioni, ipocrisie. Certe cose non piacciono neanche a me, non convincono neanche me. Ma non hanno incidenza reale, se non come argomenti retorici per la controparte.
    Andrebbe invece detta tutta: non stiamo più con voi perché state col diritto dei Palestinesi ad avere uno stato. Stiamo con le destre perché difendono il diritto di Israele ad agire come vuole. Al di là di ogni diritto umano e internazionale.
    Se non fosse così, se il problema fosse solo quello del diritto a esistere di Israele, allora starebbero tutti sulla linea di Lerner e Foa. Invece stanno sulla linea di Meloni, Salvini, Trump, Bolsonaro, Milei, AfD.
    Le posizioni alla Sinistra per Israele sono false posizioni. A sinistra sono possibili le posizioni alla Lerner o quelle alla Ovadia. Lo dico senza anatemi. La posizione del gruppo di Fassino galleggiano nell'ambiguità, non hanno senso storico né valore politico. È roba tattica di posizionamento, lobbing, perfino infiltrazione.
    Bisogna elaborare questo lutto. Mi sento un orfano di quel rapporto storico. Ancora non riesco a crederci. Ma tocca elaborare il lutto.
    Del resto le destre e i liberali di centro (anche quelli annidati a sinistra) da tempo usano l'accusa di antisemitismo come una clave maccartista, in funzione antisocialista. Appena emerge un fenomeno, un movimento, un gruppo, un leader neosocialista, arriva puntuale l'accusa di antisemitismo. Perché è abbastanza impossibile che un neosocialista non sia per i diritti dei Palestinesi. Il furore maccartista dei liberisti (di destra, di centro e di sinistra) è talmente cieco che l'accusa di antisemitismo ha colpito molte personalità ebree.
    In Italia la cosa è particolarmente dolorosa perché questo divorzio non vede quelle comunità in una nuova alleanza con una destra conservatrice, liberale o altro. Ma con gli eredi di quello che fu il comune persecutore. Quelli che dal 1920 massacravano comunisti e socialisti e dal 1938 gli ebrei. Questa roba fa sanguinare il cuore, fa vacillare la mente, produce vertigini di senso.
    Mi dicono che a Parigi è diverso, che a New York è diverso, che a Berlino è diverso. Che quelle comunità sono sì spaccate ma in modo più equilibrato, non con l'evidente maggioranza che c'è a Roma e in Italia. Io non lo so. So che qui da noi opera una minoranza virtuosa, che non si arrende a questo degradare, che mantiene le ragioni dei diritti umani e della pace. Saranno i nuovi giusti."
    (Andrea Masala)


    @politica

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