Citiverse
  • andre123@snowfan.itA
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    @mariosiniscalchi @macfranc @Vitalba @giornalismo ma, mi domando, durante un convegno aperto (non a numero chiuso, dietro invito ecc.) le mie parole suscitano in un paio di persone del pubblico reazioni scomposte, risposte offensive non solo per me. Io sto esponendo le mie idee normalmente, magari su temi delicati, ma non sto "colpendo" o provocando nessuno. La colpa é mia che dovevo fermarmi o delle persone che son diventate moleste/offensive ? Ovvero: quando la discussione é pubblica/aperta occorre porsi il problema di esimersi dal continuare ad esprimersi se qualcuno si comporta male ?

  • macfranc@poliversity.itM
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    @mariosiniscalchi la tua idea è sbagliata.

    In base al tuo "ragionamento", se qualcuno scrivesse

    "Onore a Salvini - Morte a tuttɜ lɜ comunistɜ!"*

    sotto a un manifesto elettorale di Salvini, il segretario della Lega sarebbe responsabile!

    * ok, non sembra un messaggio scritto in modo credibile, ma mi piaceva l'idea di qualcuno di sinistra che provasse a scrivere uno slogan fascista sotto un manifesto di Salvini, con l'unico obiettivo di denunciarlo😅

    @Vitalba @andre123 @giornalismo

  • elettrona@poliversity.itE
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    @andre123 @giornalismo @mariosiniscalchi @macfranc @Vitalba Secondo me quelli che disturbano in modo pesante, vanno isolati con qualunque mezzo a disposizione. Attenzione: sto parlando di insulti, offese, mancanza di rispetto. Perché secondo me fischi, buuuuu, piedi che battono, tamburelli, barattoli di latta, campanacci o anche audio delle motoseghe, fanno parte del dissenso (già rutti e scoregge entrano nella zona grigia). Eventualmente se ci scappano uova o pomodori, là è abbastanza fuori limite (anche se, qualora parlasse Vannacci, glieli tirerei volentieri). Però il relatore, se è convinto della propria idea, dovrebbe comunque andare avanti con la discussione. Se no, diventa martire. Te la ricordi Roccella? La ministra "della famiglia". Era il salone del libro, o cosa. La fischiarono, le fecero i cori. Se ne andò, di sua sponte, e poi disse che le era stato impedito di parlare. Ma io dico: mona, se te si a prima che va via, cossa te te lamenti a far!!!
    In reale non si può silenziare il rompiballe di turno. Ma ricordo in epoca covid, conferenza su ClubHouse, app audio chat che andava forte all'epoca. Gruppo di lettura. A un certo punto uno ha cominciato a fare discorsi novax/complottari e di estrema destra... Gli abbiamo spento il microfono da remoto (operazione che si può fare). Essendo cieco pure lui come la sottoscritta, io sapevo che clubhouse rispetto a zoom, non ti notificava a voce "ti è stato silenziato / attivato il mic". Quindi l'effetto è stato che il tipo è stato un quarto d'ora on line a parlare da solo, e visto che continuavamo a parlare tranquilli, magari si incazzava pure perché non lo badavamo. Il dissenso tutta la vita. Ma se invadi il campo e ci fai i tuoi bisogni in mano, ecco... Diventa un problema.

  • mariosiniscalchi@mastodon.unoM
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    @macfranc @Vitalba @andre123 @giornalismo
    Sono mezzi diversi, con possibilità di controllo diversi.
    Non facciamo caciara.
    Se io sotto un mio posto leggo che tizio andrebbe ammazzato (ma anche meno) io cancello il post e banno chi lo ha scritto.
    Col manifesto non mi è possibile.

  • mariosiniscalchi@mastodon.unoM
    16
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    @andre123 @macfranc @Vitalba @giornalismo
    Stiamo parlando di cose diverse.
    Il tuo profilo NON E' PUBBLICO.
    Sei tu che decidi che lo sia.
    A quel punto, siccome ne hai pieno controllo, ne hai piena responsabilità.
    Nell'esempio da te fatto, della conferenza, tu non hai pieno controllo.
    Non hai forze e mezzi per controllare la situazione, arrestare i facinorosi.
    Sul social si.
    E se sei edotto della ingiuria e non lo rimuovi, sei responsabile della tua inazione

  • macfranc@poliversity.itM
    177
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    @mariosiniscalchi non è vero che non sei responsabile, dal momento che tu inserzionista paghi per avere quello spazio, la responsabilità di quello spazio pubblicitario è tua e quindi sei tu che te ne devi preoccupare molto di più che non per un messaggio di risposta a un tuo post pubblicato su una piattaforma privata.

    @Vitalba @andre123 @giornalismo

  • macfranc@poliversity.itM
    177
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    @mariosiniscalchi ma non esiste proprio che un cittadino debba perdere il proprio tempo per andare a controllare la spazzatura Social che si incrosta sotto ai suoi post!

    Esistono apposite funzioni di segnalazione nel caso in cui un messaggio possa essere problematico è solo in quel caso, nel momento in cui io dovessi ignorare deliberatamente la gravità di un commento sul quale ho la possibilità di intervenire con la cancellazione, solo in quel caso potrei essere considerato responsabile (e sarebbe opinabile anche in quel caso).
    Cosa diavolo significa che ho deciso che il mio profilo è pubblico? Quindi se sto per strada e parlo ad altre persone, sono forse responsabile di qualcuno che rispondendo a quello che dico incita alla violenza?

    Dal punto di vista legale si tratta di una follia assurda! Tra l'altro le stesse piattaforme non sono responsabili dei contenuti che vengono pubblicati al loro interno, salvo prova contraria della loro determinazione a non intervenire in caso di segnalazione.

    @andre123 @Vitalba @giornalismo

  • andre123@snowfan.itA
    32
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    @elettrona @giornalismo @mariosiniscalchi @macfranc @Vitalba ecco questa la trovo una posizione equilibrata ! Meno facile è declinare questo equilibrio nelle varie situazioni. Ad esempio pur comprendendo che Internet è chiaramente molto diverso dalla scritta sotto il manifesto, che idea vogliamo, a prescindere dal contesto (ma è possibile prescindere ?) della libertà di espressione ?

  • elettrona@poliversity.itE
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    @andre123 @giornalismo @mariosiniscalchi @macfranc @Vitalba Bisogna secondo me intendersi sul concetto di libertà: purtroppo, nelle posizioni estreme (destra o sinistra che siano) si tende a pensare che "libertà di espressione" sia esibire/performare qualsiasi cosa in qualsiasi luogo; io credo invece che ogni situazione vada gestita nel proprio contesto.
    Vannacci fa un comizio in piazza? Vanno benissimo striscioni e cartelli. Va a presentare il suo libro all'unione ciechi (Salvini a Roma l'ha fatto)? A quel punto il cartello non serve più, perché nessuno dei partecipanti all'evento lo vede. E chi da dentro prova dissenso ma non sa come esprimerlo, si sentirebbe solo. In tal caso si prendono smartphone, smartwatch, buzzer, e si fa partire un audio tipo messaggio di errore di Windows ogni cazzata che dice. Uno, poi due, poi tre, poi si passa al suono di arresta il sistema...
    In un ambiente chiuso magari tamburelli e barattoli di latta no. Quelli vanno bene come contromanifestazioni ai family day.
    Fra l'altro, l'anno passato al Treviso Pride, c'è stata una manifestazione di disturbo; nella strada parallela si sono messi a leggere i vangeli. Si sono fatti vedere, ma non hanno usato violenza. Erano in quattro miserabili rispetto al corteo, io gli avrei tirato lo spray coi glitter addosso, ma capiamoci, il dissenso non sta solo quando è dalla mia parte!
    Il saggio "la libertà finisce dove inizia quella degli altri" va tenuto in mente quando si organizza il disturbo. Non per far le carezze a chi disistimiamo, però agendo come i tagli sulle dita coi fogli di carta. Piccoli, ma profondi, e fanno un male cane per giorni.


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