Dopo quasi due decenni di attività, l’Electronic Frontier Foundation ha deciso di chiudere i battitori su X. Non si tratta di una mossa impulsiva, ma della conclusione logica di un processo che la storica organizzazione per i diritti digitali ha monitorato con attenzione negli ultimi anni. La decisione arriva in un momento in cui la piattaforma, un tempo fulcro del dibattito pubblico online, mostra segni evidenti di erosione della propria capacità di diffusione.
Il motivo principale è puramente matematico. Nel 2018, i post quotidiani dell’EFF generavano tra i 50 e i 100 milioni di impressioni mensili. Nel 2024, nonostante 2.500 pubblicazioni, il totale mensile si è attestato sui 2 milioni. L’anno scorso, 1.500 post hanno raccolto appena 13 milioni di visualizzazioni in dodici mesi. In sintesi, un singolo post su X oggi riceve meno del 3% delle visualizzazioni che un tweet garantiva sette anni fa. Per un’organizzazione che basa la propria missione sulla diffusione di informazioni critiche, questa riduzione di portata rende la piattaforma inefficace.
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Le promesse non mantenute

Quando Elon Musk ha acquisito Twitter nell’ottobre 2022, l’EFF aveva delineato chiaramente le condizioni necessarie per mantenere la fiducia: moderazione dei contenuti trasparente, sicurezza reale con crittografia end-to-end per i messaggi diretti e maggiore controllo per gli utenti e gli sviluppatori terzi. La direzione intrapresa è stata opposta. Il licenziamento dell’intero team per i diritti umani e i tagli al personale in paesi dove l’azienda resisteva alla censura hanno segnato un punto di non ritorno. Oggi l’EFF si unisce alla massa di utenti che hanno abbandonato la piattaforma.
Perché restare altrove
Una domanda ricorrente riguarda la coerenza: perché l’EFF rimane presente su Facebook, TikTok e Instagram se critica aspramente questi ecosistemi? La risposta risiede nella missione di proteggere i diritti digitali di tutti, non solo di chi ha già scelto piattaforme alternative. Le persone che necessitano maggiormente di queste informazioni sono spesso quelle più radicate nei grandi giardini recintati, soggette alla sorveglianza corporativa.
Giovani, minoranze, attivisti e comunità LGBTQ+ utilizzano quotidianamente queste reti per organizzare mutuo aiuto, esprimere cultura e coordinarsi politicamente. Rimuovere semplicemente le app non è sempre un’opzione accessibile. La presenza dell’EFF su queste piattaforme non è un endorsement, ma un tentativo di colmare il divario informativo. Molti dei loro post più letti sono proprio quelli che criticano le policy delle piattaforme stesse.
Il futuro della battaglia digitale
L’EFF conclude che X non è più il luogo dove si combattono le battaglie decisive. La piattaforma è diventata ridotta e marginale rispetto al suo passato imperfetto ma impattante. L’organizzazione sposterà le proprie risorse verso Bluesky, Mastodon, LinkedIn e le altre reti dove la battaglia per i diritti digitali è ancora viva. Per chi vuole seguire il loro lavoro, il messaggio è chiaro: la lotta continua, ma non più su X.

