Antonella Bundu
Leggo sulla stampa di oggi di una venezuelana che è fra i 7 milioni che hanno lasciato il paese, lei se n'è andata quado è stato eletto Chavez. Dice che “il tiranno è stato catturato”. Le fa eco la rappresentante venezuelana a Firenze, che afferma che da 26 anni il Venezuela è sotto sequestro.
Premetto che è più facile appoggiare la rivoluzione bolivariana seduta sul divano come faccio io, ma uniamo i punti -
Chávez viene eletto nel 1999. Decide che la ricchezza del paese deve servire a tutti quelli che erano tagliati fuori dalle élite e dal colonialismo: i poveri e i popoli indigeni. Nascono le misiones.
Grazie alle misiones, l’alfabetizzazione sale dal 90% fino oltre il 95 % nel 2007, la scuola secondaria dal 53 % al 73 % e gli studenti universitari raddoppiano piano; anche la sanità è migliorata con la Missione Barrio Adentro, progressi confermati da fonti internazionali come l’UNESCO e studi indipendenti: La povertà cala: dal 48–50 % al 26–29 %, estrema povertà dal 19 % a meno dell’8 %. La Missione Vivienda costruisce case e porta acqua ed elettricità. Migliaia di famiglie ottengono una casa dignitosa. In un decennio: più scuole, più alfabetizzazione, più medici, meno morti tra i bambini, meno povertà, più case. I popoli indigeni e i poveri, i popoli senza terra ottengono diritti concreti e opportunità.
Colonialismo o barbarie
Un anno fa, a gennaio 2025, ero a Caracas per il Congresso Mondiale Antisfascista.
Ero seduta davanti al palco dove parlava Delcy Rodríguez Gómez, allora vicepresidente di Maduro e da poche ore presidente ad interim del Venezuela.
Prendo appunti:
"La vicepresidente Rodríguez Gómez arriva in ritardo, forse per le manifestazioni qua fuori - prende la parola rivolgendosi alla classj popolari, agli indigeni, ai politici e ai giovani. Chiede di creare un movimento popolare mondiale, capace di contrastare fascismo, colonialismo e imperialismo, e di denunciare le ingiustizie, come il massacro del popolo palestinese. Invita a lottare contro le organizzazioni fasciste in tutto il mondo, dall’Europa all’America Latina. Sottolinea l’esempio del popolo cubano, che ha resistito con dignità e coraggio attraverso la rivoluzione.
Indica i responsabili del blocco economico: fascisti che chiedono a Washington di imporre restrizioni al proprio popolo. Energia, bitume, asfalto e petrolio venivano dati gratis fino all’arrivo di Chávez. Quando la proprietà dello Stato non appartiene al popolo ma a un singolo individuo, questo è fascismo. Il futuro dovrà sempre essere antimperialista. Viva il Venezuela! Viva!"
L’8 dicembre del 2025 sarei dovuta ripartire per Caracas con una delegazione del CRED – Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia - promuove il rispetto dei diritti umani, osserva i processi giudiziari ed elettorali e favorisce il dialogo anche nei conflitti armati.
Non è stato possibile partire: lo spazio aereo venezuelano e quello dei dintorni era chiuso, in più c’erano annunci di attacchi terrestri dopo le uccisioni sommarie degli Stati Uniti nel Mar dei Caraibi. Missili facevano saltare imbarcazioni e le persone a bordo, accusate di narcotraffico. Gli Stati Uniti assalivano come pirati la più grande petroliera del Venezuela, che trasportava un milione e mezzo di barili di petrolio. Ricordiamoci che il paese ha quasi il 20% delle riserve petrolifere mondiali.
Pochi giorni fa, l’attacco al paese e il sequestro del Presidente Maduro e di sua moglie, la prima combattente, Cilia Flores.
A brigante, brigante e mezzo?
Ne avete parlato tutti, quindi non entrerò nei dettagli sulla violazione del diritto internazionale o su quella americana interna, dove Trump ha agito senza informare il Congresso. Non parlerò nemmeno del pericoloso precedente. Ribadirò solo che le accuse a Maduro di essere un narcotrafficante o che il Venezuela sia un narco-stato sono smentite dagli ultimi rapporti DEA e dai World Drug Report ONU sul traffico di droga. Menzionerò però più avanti le vere motivazioni dichiarate apertamente dal “pirata” americano: il controllo del petrolio venezuelano.
Colpisce sentire alcuni venezuelani e non (ieri a Firenze parte della comunità colombiana ha indetto un presidio a favore di Trump) che gioiscono per un golpe di un paese terzo. Col golpe sono morti 35 militari venezuelani, 32 militari cubani, una colombiana e altri civili venezuelani.
Venezuela e Cuba sotto assedio: guardare la luna, non il dito
La rivoluzione bolivariana è una lotta contro il capitalismo globale per restituire sovranità al popolo venezuelano. La resistenza è durissima. Embargo, sanzioni e pressioni esterne colpiscono ogni aspetto della vita quotidiana.
Le disuguaglianze di ieri e di oggi non si possono capire senza vedere come le istituzioni coloniali hanno strutturato per secoli l’accesso alle risorse, all’istruzione e al potere politico.
Chávez ha rotto quella subordinazione: ha nazionalizzato il petrolio e usato le entrate per istruzione, sanità e piani abitativi. Barrios e comunas con l'autogestione comunitaria, hanno guadagnato potere reale. Diritti concreti sono stati restituiti ai popolo senza terra e ai più poveri
Maduro è stato un continuatore, non un rifondatore. Il sostegno cubano è stato resistenza, non celebrazione. Cuba segue la stessa logica. Sotto embargo da più di sessant’anni, continua a garantire istruzione, sanità e partecipazione popolare. Capire chi se ne va significa riconoscere quanto sia difficile sfidare un sistema globale consolidato.
Le rivoluzioni del Sud globale non sono mai lineari. Sono miste, complesse e sempre sotto assedio. Criticarle senza considerare sanzioni e pressioni significa guardare il dito e non la luna. Gli effetti devastanti sull’economia hanno ridotto le entrate statali e peggiorato la crisi interna.
“Presidenti” alcuni come Trump e “tiranni” e “dittatori” altri?
Mi colpisce leggere anche Bernie Sanders che condanna l’aggressione USA, ma parla di Maduro come corrotto dittatore. Condivido la posizione di Angela Davis che riconosce il presidente Maduro, ho letto con piacere Corradino Mineo e ascoltato con interesse Luciana Castellina, che mi pare l'unica che ha messo l'accento sul potere distruttivo dell'embargo.
Le rivoluzioni sudamericane nascono da popoli misti – Tupak Katari, Manuela Sáenz, Joseph Chatoyer, Augusto César… – contro le autorità coloniali o le élite reazionarie sostenute da Washington.
Quando le rivoluzioni restano isolate e sotto attacco, possono irrigidirsi e chiudersi nel potere. Difendere un sistema politico ed economico alternativo, erede del progetto bolivariano, significa mettere in discussione un modello privatistico e neoliberale. La chiusura del potere nasce dalla volontà di non perdere il controllo delle risorse, non tornare a un ordine coloniale, non consegnare il paese alle élite e agli interessi esterni.
Ma il colonialismo è tornato. Si legge nell'Occidente che giustifica Trump. Si legge nella lista della spesa dei prossimi paesi che dovranno sottomettersi al presidente (non chiamatelo tiranno, eh, mi raccomando)Trump e dalle sue stesse parole riportate dall’ANSA il 17 dicembre 2025, in cui sostiene che il petrolio, i territori e altri beni di proprietà venezuelana, ma “rubati” agli Stati Uniti devono essere restituiti.
Un chiaro tentativo di ripristinare un controllo politico ed economico sulle risorse venezuelane sottratte allo Stato dal progetto bolivariano.
So help us God
