Siamo rientrati in Italia.
Nei prossimi giorni proveremo a restituire pubblicamente quanto accaduto durante la missione della Global Sumud Flotilla. Non solo il sequestro di oltre 500 attiviste e attivisti internazionali, gli abbordaggi, la detenzione e le torture riportate nelle carceri israeliane, ma soprattutto il sistema politico, militare e culturale che rende tutto questo possibile, normale, legittimato.
Abbiamo visto navi da guerra e rastrellamenti in mare condotti contro civili disarmati. Abbiamo visto la sospensione arbitraria di ogni diritto. Abbiamo visto l’umiliazione usata come pratica deliberata di potere. E abbiamo visto governi europei e di ogni continente, incapaci non solo di opporsi, ma perfino di difendere la dignità delle proprie cittadine e dei propri cittadini.
Quei pochi secondi di video che per molte persone è apparso scioccante — perché subito da cittadine e cittadini occidentali — non è niente in confronto a ciò che ci hanno fatto, ed è una parte infinitesimale di ciò che il popolo palestinese subisce quotidianamente da decenni: detenzione amministrativa, torture, apartheid, occupazione militare, deportazioni, punizioni collettive, incarcerazione di minori, disumanizzazione sistematica.
Per noi sono stati giorni. Per milioni di palestinesi è la normalità imposta da una violenza coloniale permanente.
Ed è importante dire che non si tratta di “eccessi”, né di deviazioni di qualche ministro estremista. Non basta evocare Ben Gvir come se il problema fosse riducibile a una caricatura nazifascista utile a salvare il resto. Il problema è l'intero sistema Israele intrecciato a livello politico internazionale che continua a garantire impunità, copertura diplomatica, cooperazione economica e militare allo Stato israeliano, mentre Gaza viene distrutta e la Cisgiordania militarmente soffocata.
L’umiliazione inflitta a cittadine e cittadini italiani, austriaci, malesi, norvegesi, olandesi, sudafricani, irlandesi, australiani e di molti altri Paesi — su imbarcazioni battenti bandiera straniera, dunque in territori sottoposti a precise tutele internazionali — dimostra anche il livello di subordinazione dei governi. Governi che accettano il ricatto politico permanente e rinunciano a qualsiasi autonomia pur di non mettere in discussione gli equilibri geopolitici esistenti.
Per questo risultano irricevibili le dichiarazioni indignate di chi oggi prova a presentarsi come garante della democrazia e dei diritti umani dopo aver sostenuto, armato o legittimato il sistema che produce questa violenza. Non è credibile chi denuncia gli effetti mentre continua a proteggere le cause.
Continueremo a parlare di Palestina, di colonialismo, di complicità occidentali e di diritto internazionale violato ogni giorno. E continueremo a farlo partendo dalle persone palestinesi, dalla loro resistenza, dalla loro dignità e dal loro diritto alla liberazione.
