L'Africa scommette sul Software Libero per il futuro della scuola: l'unione fa la forza digitale
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L'Africa scommette sul Software Libero per il futuro della scuola: l'unione fa la forza digitale
Dall’Etiopia al Ghana, fino al Kenya, in Africa mi sembra chiaro che la rotta per la digitalizzazione della scuola si faccia anche sotto l'insegna di due principi: open source e sovranità digitale.
Anche l'Africa ha compreso che non conviene adottare tecnologie senza promuovere un'istruzione democratica, accessibile e indipendente dalle costose licenze dei colossi privati.Tre recenti iniziative dimostrano come la cooperazione e le risorse aperte stiano cambiando la didattica:
- Piattaforme e AI "Made in Africa": La Commissione dell'Unione Africana ha annunciato le linee guida per l'imminente Expo "Innovating Education in Africa" ad Addis Abeba. L'obiettivo macro è ambizioso: definire standard comuni continentali per l'uso di intelligenza artificiale open source, piattaforme libere e robotica accessibile, spingendo su soluzioni software interamente concepite e costruite in Africa (African-built solutions) per colmare il divario nelle materie STEM.
- Risorse educative aperte contro il divario sociale: In Ghana, la Ghana Library Authority e l'organizzazione EIFL hanno unito le forze nel progetto "Digital Learning @ Ghana Public Libraries". Rivolto ai ragazzi tra i 12 e i 18 anni, il piano contrasta la disinformazione e garantisce il diritto allo studio attraverso percorsi formativi basati interamente su OER (Open Educational Resources), assicurando un accesso democratico alla conoscenza.
- Competenze Linux per l'autonomia tecnologica: In Kenya, la digitalizzazione passa dalle competenze di base del sistema operativo del pinguino. Il Linux Professional Institute (LPI), in collaborazione con LANet Consulting Group, ha esteso i programmi di certificazione open source a scuole e università. Un tassello fondamentale del Presidential Digital Talent Program per formare studenti e docenti capaci di gestire autonomamente le infrastrutture scolastiche, abbattendo i costi statali.Il filo rosso? Che si parli di grandi strategie continentali o di progetti sul campo nelle biblioteche locali, la scuola africana ha iniziato a capire che chi fa da sé fa per tre, che le tecnologie offerte dalle potenze globali sono solo una nuova forma di colonialismo e che la vera inclusione digitale si ottiene solo quando la tecnologia è libera, condivisa e priva di barriere economiche.
Il comunicato ufficiale dell'Unione Africana
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