Oltre le Brigate Garibaldi: il ruolo cruciale (e dimenticato) delle formazioni monarchiche nella Resistenza

Dalla newsletter La buona storia, di Andrea Bosio


Spesso quando parliamo di Resistenza, la narrazione si concentra quasi esclusivamente sulle formazioni comuniste (Brigate Garibaldi) o socialiste. Ma la storia è molto più sfumata. Un aspetto fondamentale che merita attenzione è la presenza attiva e strutturata di formazioni monarchiche e "autonome" che hanno combattuto contro i nazifascisti, spinte non dall'ideologia repubblicana, ma da una ferma scelta antifascista e democratica.

Ecco alcuni punti chiave emersi da recenti approfondimenti storici:

L'unità nell'antifascismo: Il punto di contatto tra tutte le formazioni non era la forma di stato (repubblica o monarchia), ma l'obiettivo comune di liberare l'Italia dall'occupazione nazista e dal fascismo.
Le "Formazioni Autonome": Già nei primi giorni dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, militari del Regio Esercito e civili organizzarono bande (come il gruppo Borgo Martese o Camillo Cavour). Spesso identificati dal fazzoletto azzurro, erano indipendenti dal CLN nelle fasi iniziali e mantenevano una struttura militare rigida, ereditata dall'esercito.
Figure chiave sono state Giuseppe Bellocchio, Generale degli Alpini e monarchico convinto, fu una figura cardine nel comando del Corpo Volontari della Libertà (CVL); Edgardo Sogno: Nobile piemontese e monarchico anticomunista, fondò l'Organizzazione Franchi. La sua figura è complessa: si oppose alle leggi razziali già nel '38 (indossando pubblicamente la stella di David pur non essendo ebreo) e collaborò con gli Alleati. Tuttavia, il suo anticomunismo radicale lo portò poi, nel dopoguerra, a essere implicato in progetti eversivi (il "Golpe Bianco" del 1970) e legami con la CIA e la loggia P2; il Fronte Militare Clandestino a Roma, guidato dal colonnello Montezemolo (poi fucilato alle Fosse Ardeatine), unì piccole formazioni militari in una rete di spionaggio e resistenza urbana.

Questa storia ci ricorda che la Resistenza non fu un monolite ideologico, ma un mosaico di persone con background diversi uniti da un solo obiettivo: abbattere il fascismo. "Non fu una questione di comunisti vs fascisti", ma una convergenza di forze diverse, a volte con collaborazioni complesse, ma tutte necessarie.

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