Ilaria Cucchi
Come lo definireste un Paese in cui chi vuole recarsi a una manifestazione può trovarsi in stato di fermo, da un momento all’altro, senza aver fatto niente?
Le manifestazioni di questi giorni ci farebbero pensare all’Iran. O magari a qualche altro regime in cui calpestare i diritti umani è l’hobby preferito del potente di turno. Bene, se date un’occhiata alle bozze che stanno circolando in queste ore del nuovo “pacchetto sicurezza” del governo Meloni, c’è da avere la pelle d’oca. Gli articoli sono tanti, uno più pericoloso dell’altro.
Mi concentro sulle manifestazioni perché credo che il vero obiettivo della destra sia proprio lì: annullare, per legge, il dissenso.
Ci hanno già provato una volta, con il decreto dell’anno scorso.
Ora tornano alla carica, non perché l’Italia abbia bisogno di più repressione. Quella prevista nei provvedimenti di questi tre anni è già ben oltre il limite di una democrazia in salute.
No, tornano alla carica perché manca sempre di meno alle elezioni e i problemi a cui la premier e i suoi ministri non hanno saputo rispondere sono tanti, troppi, e soprattutto enormi. Il costo della vita, gli stipendi di lavoratori e lavoratrici che non si alzano, le cure a cui milioni di italiani sono costretti a rinunciare. La lista è lunga.
E ora il governo ha paura.
Ha paura che se le persone continuano a protestare, tante altre si convinceranno che è la cosa giusta da fare. E così le attaccano. Ci attaccano.
Ma non passeranno

