🧵 Sulla giustizia riparativa dopo le violenze e le torture a Genova nel 2001. Lo spunto è questo articolo pubblicato oggi.
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Aprendo il dossier della memoria sulla giustizia riparativa, ricordo che l’incontro tra poliziotti democratici e vittime della Diaz si organizzò già nel 2002 per mano di PeaceLink ed Altreconomia, e ricordo bene le parole di chi disse “oggi vi chiediamo scusa noi, domani dovrà chiedervi scusa lo Stato”.
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Le scuse dello Stato non sono mai arrivate, e quell’esperienza di giustizia riparativa intensa sul piano personale ma irrilevante sul piano istituzionale si scontrò con i limiti dei sindacati di polizia: anche i più progressisti vivevano come tabù i codici identificativi sulle divise. Chiederli avrebbe distrutto il sindacato con fughe di tessere e di colleghi, e lo capimmo chiaramente in un incontro sul tema del sicuritarismo a cui partecipammo io e @guadagnucci per il social forum di Firenze.
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Ho sospeso il giudizio allora e lo sospendo adesso su quei sindacalisti, ma resto convinto che il problema ormai non sia più nell’assenza di cultura democratica in frange veterofasciste delle forze di polizia, ma nella presenza di una anticultura autoritaria pervasiva che attraversa tutta la nazione.
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Che il problema sia culturale lo conferma il fatto che in Italia c’è gente convinta che la via per la pace passi attraverso la scorciatoia autoritaria della guerra, che l’ONU e il diritto internazionale siano impicci obsoleti, che le migrazioni le gestiscano meglio le milizie libiche delle ONG, che servano leggi contro l’antisionismo e non sanzioni contro il colonialismo sionista, che servano leader forti e non comunità coese. Se di questo è convinta certa sinistra, figuriamoci l'estrema destra.
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C cheguevararoma@puntarella.party ha condiviso questa discussione
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Sistema ha pubblicato questa discussione anche in Associazione Che Guevara Onlus
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Per questa ragione, e in virtù di questo degrado culturale oggi vedo meno spazi di allora per una giustizia riparativa, perché non avrebbe basi culturali su cui appoggiarsi nella stagione del “si salvi chi può, ognuno per sé”, e credo analogamente che la nostra società non sia preparata ed evoluta a sufficenza per entrare in questa dimensione di assunzione collettiva di responsabilità, come lo fu invece il Sudafrica del post-Apartheid.
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In fin dei conti anche quella di lavorare direttamente sulla sfera politica senza prendere atto di quanto resta ancora da seminare nella sfera culturale resta un’idea di scorciatoia abbastanza velleitaria, almeno fino a quando nella sfera culturale ci saranno ancora quote non indifferenti di popolazione convinte che la strage di Bologna l’abbiano fatta le BR, che le violenze della Diaz siano state un giusto contrappasso per quelle del blocco nero, ... (segue)
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M macfranc ha spostato questa discussione da Mondo
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