«Chi ha ideato e approvato questa campagna ha commesso un errore grave. Levi si laureò in Chimica. In quanto ebreo fu prima marginalizzato, poi perseguitato e deportato ad Auschwitz. Fu tra i pochi italiani a sopravvivere. Nel 1947 scrisse Se questo è un uomo non come coronamento di un percorso accademico, ma come necessità morale e spirituale di trasmettere la memoria di uno degli orrori più profondi della storia dell’umanità: la Shoah. Presentare quell’opera come un “successo” riconducibile alla formazione universitaria significa fraintenderne radicalmente l’origine e la natura. Primo Levi non divenne scrittore perché UniTo lo aveva formato bene».
Polemica sulla campagna di UniTo: contestato il manifesto dedicato a Primo Levi
Di fronte alle contestazioni, l'Ateneo ha diffuso una nota nella quale riconosce la necessità di rivedere la comunicazione
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