Riusciremo mai anche solo a immagine una sanità comune, fuori dalle logiche di profitto della dicotomia pubblico/privato?
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L'universalismo, prima ancora di essere un principio giuridico o organizzativo, è un'idea di società: significa riconoscere che alcuni beni fondamentali, come la salute o il diritto a una casa, non dipendono dalla capacità individuale di acquistarli, ma dalla comune appartenenza a una comunità. Non vuol dire che tutti ricevano necessariamente la stessa cosa, ma che tutti abbiano lo stesso diritto di accesso alla cura, indipendentemente dalle proprie condizioni economiche o sociali.
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Da un punto di vista psicologico, l'universalismo è anche una forma di legame: costruisce l'idea che esista un "noi" capace di prendersi cura dei propri membri. Quando il Servizio Sanitario Nazionale si indebolisce attraverso una privatizzazione per consunzione, non viene meno soltanto un modello organizzativo, ma cambia progressivamente la rappresentazione collettiva della salute.
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Da un punto di vista psicologico, l'universalismo è anche una forma di legame: costruisce l'idea che esista un "noi" capace di prendersi cura dei propri membri. Quando il Servizio Sanitario Nazionale si indebolisce attraverso una privatizzazione per consunzione, non viene meno soltanto un modello organizzativo, ma cambia progressivamente la rappresentazione collettiva della salute.
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Il passaggio è silenzioso: dalla salute come bene comune alla salute come prestazione individuale; dalla responsabilità condivisa alla responsabilità del singolo. In questo senso il problema non è soltanto la contrapposizione tra pubblico e privato, ma l'accettazione di questa dicotomia come unico scenario possibile. Esiste però una terza logica, quella del comune: non una proprietà alternativa, ma un modo diverso di organizzare le relazioni.
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Da un punto di vista psicologico, l'universalismo è anche una forma di legame: costruisce l'idea che esista un "noi" capace di prendersi cura dei propri membri. Quando il Servizio Sanitario Nazionale si indebolisce attraverso una privatizzazione per consunzione, non viene meno soltanto un modello organizzativo, ma cambia progressivamente la rappresentazione collettiva della salute.
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Il privato si fonda sull'esclusività del possesso; il pubblico sulla garanzia della sovranità statale; il comune sull'uso condiviso, sulla partecipazione e sulla capacità di autogoverno delle comunità. Pensare il "comune" significa ripensare l'universalismo non come una legge garantita dallo Stato, ma come una pratica collettiva: qualcosa che esiste perché viene continuamente costruito nelle relazioni tra le persone.
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Quando questa dimensione si perde, non perdiamo soltanto servizi sanitari: perdiamo la percezione che la cura dell'altro sia parte della cura di noi stessi.
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Il passaggio è silenzioso: dalla salute come bene comune alla salute come prestazione individuale; dalla responsabilità condivisa alla responsabilità del singolo. In questo senso il problema non è soltanto la contrapposizione tra pubblico e privato, ma l'accettazione di questa dicotomia come unico scenario possibile. Esiste però una terza logica, quella del comune: non una proprietà alternativa, ma un modo diverso di organizzare le relazioni.
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Il privato si fonda sull'esclusività del possesso; il pubblico sulla garanzia della sovranità statale; il comune sull'uso condiviso, sulla partecipazione e sulla capacità di autogoverno delle comunità. Pensare il "comune" significa ripensare l'universalismo non come una legge garantita dallo Stato, ma come una pratica collettiva: qualcosa che esiste perché viene continuamente costruito nelle relazioni tra le persone.
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Il privato si fonda sull'esclusività del possesso; il pubblico sulla garanzia della sovranità statale; il comune sull'uso condiviso, sulla partecipazione e sulla capacità di autogoverno delle comunità. Pensare il "comune" significa ripensare l'universalismo non come una legge garantita dallo Stato, ma come una pratica collettiva: qualcosa che esiste perché viene continuamente costruito nelle relazioni tra le persone.
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Quando questa dimensione si perde, non perdiamo soltanto servizi sanitari: perdiamo la percezione che la cura dell'altro sia parte della cura di noi stessi.
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Riusciremo mai anche solo a immagine una sanità comune, fuori dalle logiche di profitto della dicotomia pubblico/privato?
https://www.mondosanita.it/news/politica/100995/il-ssn-e-gia-mezzo-privato-ma-facciamo-finta-di-non-saperlo.html
@psicologia @psiche @salute@diggita.com @salute#salute #SistemaSanitario #SSN #pubblico #privato #comune
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@psicologo @psicologia @psiche @salute@diggita.com @salute
non c'è bisogno di scervellarsi troppo
basta ispirarsi al sistema sanitario francese
sicuramente è imperfetto, ma non ha il problema della privatizzazione e la qualità media è molto alta e i prezzi sotto controllohttps://eurohealthobservatory.who.int/publications/i/france-health-system-summary-2024
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@psicologo @psicologia @psiche @salute@diggita.com @salute
non c'è bisogno di scervellarsi troppo
basta ispirarsi al sistema sanitario francese
sicuramente è imperfetto, ma non ha il problema della privatizzazione e la qualità media è molto alta e i prezzi sotto controllohttps://eurohealthobservatory.who.int/publications/i/france-health-system-summary-2024
@bensar sicuramente è auspicabile che arrivi anche in Italia un modello indubbiamente più performante del nostro per tempi di attesa e qualità percepita. Però non esce dalla logica di mercato: anche il modello francese, pur essendo virtuoso, rimane incardinato nella logica della "prestazione".
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@bensar sicuramente è auspicabile che arrivi anche in Italia un modello indubbiamente più performante del nostro per tempi di attesa e qualità percepita. Però non esce dalla logica di mercato: anche il modello francese, pur essendo virtuoso, rimane incardinato nella logica della "prestazione".
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@bensar La salute viene comunque vista come un bene che si scambia (anche se attraverso la mediazioni di assicurazioni). La mia perplessità rimane, ma porgo meglio la domanda: riusciremo mai a passare da un comncetto di salute come "prestazione da rimborsare" alla salute come "condizione comunitaria da tutelare"?
@psicologia @psiche @salute@diggita.com @salute
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@bensar La salute viene comunque vista come un bene che si scambia (anche se attraverso la mediazioni di assicurazioni). La mia perplessità rimane, ma porgo meglio la domanda: riusciremo mai a passare da un comncetto di salute come "prestazione da rimborsare" alla salute come "condizione comunitaria da tutelare"?
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allora elevi la discussione ad un livello superioredal mio piccolo punto di osservazione
i governi tramite il sistema politico non potranno mai apportare questo cambio di paradigmaperché la spesa sanitaria contribuisce al PIL che è un indicatore di benessere dell'economia di un paese
forse un governo di scienziati e tecnici
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