Mostri a piede libero - di Antonella Penati
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Mostri a piede libero - di Antonella Penati
Un libro che racconta storie drammatiche. Quelle delle madri che perdono i figli per mano dei padri. Uomini che si fanno chiamare papà dai loro bambini e dopo li ammazzano.
C'è un punto però che mi fa incazzare di questo articolo, cioè questo:
Per capire l’indicibilità della morte di un figlio o di una figlia c’è un dato reale: non esiste una parola per dirla. A differenza di orfana/o, o vedova/o, che descrivono la condizione di chi perde i genitori o il marito e la moglie non c’è un concetto, espresso in una parola, per dire il lutto peggiore.
Forse ‘orbata’, ‘orbato’ possono avvicinarsi: è una parola collegata alla perdita della vista. Certo, si può continuare a vivere dopo la morte di una figlia o di un figlio, spesso è doveroso se ce ne sono in vita altri, ma una parte di luce si spegne, e con essa la possibilità di vedere ancora il mondo come prima.
No, cazzo. Io da cieca non posso accettare il paragone tra la mancanza della vista (che lei ovviamente non ha mai sperimentato), con la tragedia che ha vissuto lei e cioè vedersi il suo bambino ammazzato a coltellate dall'uomo con cui l'ha messo al mondo, e in un incontro protetto fra l'altro.
Il problema comunque parla da sè: non esiste una parola che definisca un genitore a cui è morto un figlio, soprattutto se di morte violenta, perché si vive (e non solo in Italia) una inconscia paura della morte, che non permette di ragionare in modo lucido su come tutelare anche giuridicamente chi compie reati simili.
Qualcuno ha tempo fa parlato di "femminicidio in vita", ma per la conoscenza da divano che ho della giurisprudenza la vedo una parola escludente anche quella perché si concentra sulla donna e basta e non considera minimamente la gravità del reato cioè bambino morto + donna che vive le pene dell'inferno a vita. Magari pure morto ammazzato sotto i suoi occhi.
Blog | 'Mostri a piede libero' squarcia il velo su un fenomeno strutturale di cui nessuno parla: il figlicidio paterno
Antonella Penati, madre di Federico Barakat, pubblica la prima analisi scientifica sul figlicidio paterno in Italia
Il Fatto Quotidiano (www.ilfattoquotidiano.it)
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Mostri a piede libero - di Antonella Penati
Un libro che racconta storie drammatiche. Quelle delle madri che perdono i figli per mano dei padri. Uomini che si fanno chiamare papà dai loro bambini e dopo li ammazzano.
C'è un punto però che mi fa incazzare di questo articolo, cioè questo:
Per capire l’indicibilità della morte di un figlio o di una figlia c’è un dato reale: non esiste una parola per dirla. A differenza di orfana/o, o vedova/o, che descrivono la condizione di chi perde i genitori o il marito e la moglie non c’è un concetto, espresso in una parola, per dire il lutto peggiore.
Forse ‘orbata’, ‘orbato’ possono avvicinarsi: è una parola collegata alla perdita della vista. Certo, si può continuare a vivere dopo la morte di una figlia o di un figlio, spesso è doveroso se ce ne sono in vita altri, ma una parte di luce si spegne, e con essa la possibilità di vedere ancora il mondo come prima.
No, cazzo. Io da cieca non posso accettare il paragone tra la mancanza della vista (che lei ovviamente non ha mai sperimentato), con la tragedia che ha vissuto lei e cioè vedersi il suo bambino ammazzato a coltellate dall'uomo con cui l'ha messo al mondo, e in un incontro protetto fra l'altro.
Il problema comunque parla da sè: non esiste una parola che definisca un genitore a cui è morto un figlio, soprattutto se di morte violenta, perché si vive (e non solo in Italia) una inconscia paura della morte, che non permette di ragionare in modo lucido su come tutelare anche giuridicamente chi compie reati simili.
Qualcuno ha tempo fa parlato di "femminicidio in vita", ma per la conoscenza da divano che ho della giurisprudenza la vedo una parola escludente anche quella perché si concentra sulla donna e basta e non considera minimamente la gravità del reato cioè bambino morto + donna che vive le pene dell'inferno a vita. Magari pure morto ammazzato sotto i suoi occhi.
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Antonella Penati, madre di Federico Barakat, pubblica la prima analisi scientifica sul figlicidio paterno in Italia
Il Fatto Quotidiano (www.ilfattoquotidiano.it)
@elettrona @libri sul post c'è un podcast (amare parole) che è solo per abbonati che dedica quasi una intera puntata al trovare una parola per descrivere la situazione.
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@elettrona @libri sul post c'è un podcast (amare parole) che è solo per abbonati che dedica quasi una intera puntata al trovare una parola per descrivere la situazione.
@shumann78 @libri @ilPost lo conosco quel podcast. Bisogna che lo ascolto tutto
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