A Genova, in quei primi anni Sessanta, le sue repliche riempivano i teatri, ovunque, ma il successo si serviva di un altro potente vettore: la televisione che era in bianco e nero e muoveva i suoi primi passi importanti, ma, soprattutto, raggiungeva tutta Italia e diventava la nuova grande platea di Govi. Che usa i suoi “strumenti” preferiti: smorfie, battute, finti inganni. In molte scene usava il dialetto di Genova, ma a Napoli o Bari lo capivano benissimo. Era amato da chi andava teatro, ma anche dai bambini: loro sapevano che, grazie alle commedie di Govi, per una sera potevano restare alzati a guardarle.
Il ritorno di Govi, maschera della genovesità come Fantozzi
Tullio Solenghi riporta in scena le commedie dialettali che la RAI degli anni Sessanta aveva fatto conoscere in tutta Italia
L'Unica (www.lunica.email)
