LA MELONI ESALTA UN'ITALIA IMMAGINARIA

Dal 2021 al 2025:

+ 24-25% per beni alimentari e di prima necessità

+ 34% per l'energia

- 8,8% del potere d'acquisto

Sono dati dell'ISTAT, che le sei reti di teleMeloni e i giornali d'estrema destra ben si guardano dal divulgare.

Va osservato che questi insostenibili aumenti sono grandemente maggiori dell'inflazione generale, che, infatti, è stata di circa dell'1.5-1.9% nel 2025.

Rincari sospetti - soprattutto per i beni di prima necessità -, tanto che l'Antitrust ha avviato un'indagine sulla grande distribuzione, evidenziando maggiori disuguaglianze, che incidono inevitabilmente sul borsellino delle famiglie più fragili e di ceto medio.

È evidente, perciò, che questa impennata dei prezzi è incongrua con l'andamento dell'inflazione.

Ne è conseguente il legittimo allarme sociale sollevato dalla sinistra.

E i salari?
Nominalmente in crescita, realmente in calo, con palese riduzione del potere d'acquisto: è come se fossero calati dell'8,8%

Il loro divario con quelli in Unione Europea è altamente significativo.
Secondo le più aggiornate rilevazioni di EUROSTAT e OCSE, lo stipendio medio lordo mensile italiano nel 2023 era di circa 2.729 euro, contro la media europea di 3.155 euro.
I lavoratori italiani, quindi, guadagnavano in media 429 euro in meno al mese degli altri europei. Il divario annuale è, così, di oltre 5.000 euro su 12 mensilità. E le cose negli ultimi due anni non sono migliorate.

I salari italiani - è noto - rimangono fermi, con una crescita più lenta che in Spagna e in Francia.

Non va sottaciuto che è sempre più tardivo l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e che la loro permanenza occupaazionale è normalmente discontinua.

Sì aggiunga che moltissimi contratti sono scaduti da anni e gli adeguamenti sono lenti.

La produttività è poi stagnante, tanto che le imprese, soprattutto le più piccole, attribuiscono a essa la difficoltà di sostenere aumenti significativi delle retribuzioni.

Il lavoro a basso salario, inoltre, caratterizza larga parte del tessuto produttivo italiano: in molti settori, i livelli retributivi restano compressi da anni di moderazione salariale, da contratti precari e da una contrattazione integrativa poco diffusa.

Del resto, pur quando gli aumenti vengono riconosciuti, sono neutralizzati - come si sottolineava - dai rincari dei prezzi e dall'inflazione.

Irrita, in definitiva, la litania vittimistica della Meloni verso chi la incalza sulle sue menzogne del "tutto va bene".




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