Al Chaos Communication Congress di Amburgo, un’hacker tedesca che si fa chiamare Martha Root si è presentata vestita da Power Ranger Rosa e ha cancellato in diretta tre siti suprematisti bianchi, tra cui WhiteDate, noto come “il Tinder dei suprematisti”
Al Chaos Communication Congress di Amburgo, un’hacker tedesca che si fa chiamare Martha Root si è presentata vestita da Power Ranger Rosa e ha cancellato in diretta tre siti suprematisti bianchi, tra cui WhiteDate, noto come “il Tinder dei suprematisti”.
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Fichissimo, applausi. Eppure serve farsi delle domande.
Martha era dentro da mesi. Aveva messo in piedi profili fasulli di donne ariane gestiti da chatbot e racconta che quegli uomini si erano innamorati. Mentre gli utenti flirtavano con l’intelligenza artificiale, lei raccoglieva dati e informazioni, trasformando un ambiente pensato per far incontrare persone in un dispositivo che espone identità e reti. Dalle sue analisi è emerso che la piattaforma era gestita da una persona con legami con ambienti suprematisti bianchi. WhiteDate veniva venduto come sito di appuntamenti, ma gli utenti erano quasi tutti uomini: il punto non pare la ricerca di partner, ma la costruzione di un network suprematista travestito da Tinder per ariani.
I membri della cosiddetta razza superiore si sono fatti fregare lasciando il sito senza protezioni adeguate. Un’infrastruttura che classifica, aggrega e rende operativi dati sensibili produce una forma di soft power che, se progettata male, si ribalta in una falla boomerang. Il Power Ranger Rosa non si è fermata alla distruzione: ha reso consultabili su okstupid.lol informazioni filtrate, mentre il dataset completo è stato condiviso attraverso canali dedicati a giornalisti e ricercatori. Esporre quei dati significa raccontare le persone: chi c’è dentro, come si descrive, come si colloca nello spazio, cosa cerca, a quale oggetto storico dichiara appartenenza.
WhiteDate stava in una galassia di siti tematici: WhiteDate (dating), WhiteChild (famiglia, ancestry e donazioni di sperma/uova per suprematisti bianchi) e WhiteDeal (networking professionale per razzisti).
Ed è interessante, non per i nazisti e basta. Perché quello che Martha Root ha mostrato non è che “la sicurezza faceva schifo” e stop, ma che un’infrastruttura di matching è, di fatto, una macchina che rende operativi dati sensibili: identità, preferenze, reti, geografia, appartenenze. E quando quella macchina si rompe, il potere che di solito esercita in silenzio diventa visibile.
Il punto è che non servono confessioni esplicite. Bastano i data proxy: segnali indiretti che, incrociati, ti profilano. Se mangio kosher “divento” ebreo nei modelli; se segno tutte le moschee “divento” musulmano; se posto “Black Lives Matter” finisco letto in modo diverso anche da sistemi assicurativi. È profilazione per deduzione: il dato sensibile non lo dichiari, lo lasci emergere dai contorni.
Per questo le policy non sono una cintura di sicurezza: cambiano, si reinterpretano, si aggirano. Il design invece è la decisione politica incorporata nell’architettura: cosa si collega, cosa si correla, cosa si esporta. Se una correlazione è tecnicamente possibile, prima o poi qualcuno la farà. È lo stesso motivo per cui, quando guardo infrastrutture pubbliche, mi interessa l’architettura politica oltre a quella tecnica: lo SPID nasceva con un’idea più decentralizzata proprio per evitare correlazioni tra Stato, portali e autenticazioni. Poi si è cambiata impostazione.
E la parte più inquietante è che non serve nemmeno un WhiteDate. Noi ci autoprofiliamo ogni giorno: i social sono un flusso continuo di segnali, e i metadati in foto e video sono boe, a volte coordinate vicino casa, con ricadute anche su chi vive con noi. Zuboff lo chiama capitalismo della sorveglianza: una raccolta diffusa in cui non sai quante aziende ti prendono, come ti incrociano e in quali liste finisci. Okstupid.lol è la versione “con la luce accesa”: lo stesso principio reso pubblico. Di norma le liste sono invisibili: non meno reali, meno consultabili.
okstupid.lol è spettacolare. Ma il suo spettacolo è una dimostrazione tecnica di quanto sia facile classificare e aggregare quando l’infrastruttura lo permette. E questa facilità, storicamente, non resta neutra. In Ruanda nel 1994 lo sterminio dei Tutsi fu facilitato anche da carte d’identità che classificavano le persone in base all’etnia. Negli anni Quaranta, dati del censimento vennero usati per localizzare e supportare misure di sorveglianza e internamento di persone di ascendenza giapponese dopo Pearl Harbor.
La tecnologia è un apparato amministrativo e informazionale piegato agli scopi di chi la possiede e del contesto politico. E il contesto politico cambia più velocemente delle policy. Per quanto apprezzi Martha Root, non la leggo come uno show: è un promemoria. Il potere dominante queste capacità le ha già, senza Power Ranger, senza exploit, con procedure, contratti standard e con quella cosa che mi piace tanto ma che in certi casi è un problema: l’interoperabilità.
Per approfondire
- okstupid.lol – whitedate, leaked
- Hacktivist deletes white supremacist websites live onstage during hacker conference | TechCrunch
- Woman Hacks “Tinder for Nazis,” Tricks the Racist Users Into Falling in Love With AI Chatbots
- Hacktivist Deletes White Supremacist Websites At Conference
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