Treno. 7.30 di mattina. 4 carrozze. Partito da Rimini già pieno...e va a Bologna... Ad ogni fermata magari scende una persona... ma ne salgono altre dieci.
Tutti pigiati come gli strati di una pasta sfoglia.
In quel marasma di anime (e di afrori) si può essere soli anche se circondati da gente.
Si può essere soli perché oggi, la gente, è peggiorata. Tutti chiusi nel proprio dispositivo mobile, nel proprio kindle o nel Walkman. Si! Incredibile! Un Walkman! C'è ancora chi li usa... Un nostalgico... O forse uno oculato che va con la regola del "fin che vá perché buttarlo".
Ecco. Ognuno chiuso nel suo microcosmo. Nessuno parla con nessuno. Tutti chini sui nostri dispositivi. Se provi a guardare in giro magari incroci qualche sguardo ma fugace, quasi a voler fulgere il contatto perché potrebbe voler dire...socializzare... Dover aprire quel microcosmo e interagire. Orrore! Giammai!
Eppure a volte uno scambio di sguardi val più di mille parole. È così ti ritrovi lì. Assodato non dal "cic cic" dei tasti digitali dei telefonini o dai "blip" di una notifica o di un like messo (le suonerie hanno un girone tutto a loro dedicato...), ma assodato dal rumore dei tuoi pensieri... Si perché fanno un rumore assurdo... Urlano, stridono alcuni boffonchiano, altri sembrano i venditori del mercato... "Signora i limoni!!! I limoni!!!".
Sono le nostre convinzioni, le nostre paure, a volte le gioie che voglion prender banco e dire la loro.
Ed ecco che il conversare spicciolo, magari del tempo che fa, talvolta parlando per frasi fatte, ti aiuta a non sentire tutto quel rumore che viene da quella cosa che abbiamo tra le orecchie e che si chiama cervello.
Ma, purtroppo, siamo soli nell'immenso marasma di gente che c"è (semicit. con parafrasi).