<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0"><channel><title><![CDATA[Avevo un elefante nella stanza di Valeria Coi]]></title><description><![CDATA[<h2>Avevo un elefante nella stanza di Valeria Coi</h2>

<div><p>Indice dei contenuti</p><span><span>Toggle</span><span></span></span></div><div><div><figure><a href="https://www.magozine.it/wp-content/uploads/2026/10/61P9U2FJCZL._AC_UF10001000_QL80_.jpg"><img width="606" height="1000" src="https://www.magozine.it/wp-content/uploads/2026/10/61P9U2FJCZL._AC_UF10001000_QL80_.jpg" alt="" /></a><figcaption>Immagine 1 copertina del libro</figcaption></figure></div><div><div><div>AVEVO UN ELEFANTE NELLA STANZA</div></div><div><div>AUTORE: VALERIA COI</div></div><div><div>DATA DI PUBBLICAZIONE: 28.04.2026</div></div><div><div>PP: 106 PAGINE</div></div></div><div><div><div><span><span></span><span></span></span><span><span></span><span></span></span><span><span></span><span></span></span><span><span></span><span></span></span><span><span></span><span></span></span></div></div></div><div><p>Marta è una donna forte, ma stanca. Madre, lavoratrice, con alle spalle amori difficili. Un giorno varca la soglia di uno studio di un psicoterapeuta e inizia un percorso fatto di sedute, domande, verità sussurrate e risposte che bruciano.<br />Il libro racconta, in forma narrativa e fortemente empatica, il suo cammino interiore attraverso le sedute con il dottor Bernardi in cui si affrontano temi universali: la paura dell’abbandono, l’amore intermittente, il senso di colpa, il diritto di dire no, il bisogno di riconoscersi e smettere di sabotarsi.<br />Ogni capitolo è un dialogo che diventa svelamento, un pezzo di identità che Marta recupera. E ogni sua uscita dallo studio è accompagnata da Libero, il portiere del palazzo, che incarna il suo processo di liberazione. Solo alla fine scopriremo chi è davvero Libero.<br />Scritto in uno stile diretto, emotivo, snello; il libro mescola narrazione e riflessione psicologica in modo accessibile e perfettamente adatto a un pubblico che cerca autenticità, riconoscimento e trasformazione.</p><p></p></div></div><h2><span></span>Avevo un elefante nella stanza di Valeria Coi: quando imparare ad ascoltare le proprie emozioni diventa un atto d’amore<span></span></h2><p>«Devo farmi guidare da loro, dalle emozioni; non combatterle… Le emozioni sanno la strada, ma vanno riconosciute.»</p><p>È una delle tante frasi che mi ha colpita durante la lettura di <em>Avevo un elefante nella stanza</em> di <strong>Valaria Coi</strong>. Un libro che, attraverso una storia profondamente umana, conduce il lettore dentro temi importanti come <strong>le emozioni, l’autostima, il senso di colpa, il bisogno di essere accettati e il difficile percorso verso l’amore per se stessi</strong>.</p><p>È una lettura che invita a fermarsi, ad ascoltare ciò che accade dentro di noi e a domandarci quanto, nella vita di tutti i giorni, lasciamo che siano gli altri a stabilire chi siamo e quanto valiamo.</p><h2><span></span><strong>Amore e Psiche: una metafora di trasformazione</strong><span></span></h2><p>Tra gli elementi che più mi sono rimasti dentro c’è il modo in cui l’autrice riprende il <strong>mito di Amore e Psiche</strong>, reinterpretandolo in maniera personale, intensa e profondamente riflessiva.</p><p>La metamorfosi di Psiche, che per amore affronta prove difficili e impensabili, diventa la rappresentazione di un vero e proprio <strong>percorso di individuazione e trasformazione</strong>.</p><p>È la storia di una donna che, attraverso le prove che è costretta ad affrontare, arriva progressivamente a scoprire il proprio valore autentico e a definire chi è davvero, uscendo dall’ombra delle aspettative degli altri.</p><p>Ed è un tema che attraversa anche la storia di Marta.</p><p></p><div class="card col-md-9 col-lg-6 position-relative link-preview p-0">



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</div><p></p><h2><span></span><strong>Marta, quando gli altri diventano lo specchio con cui giudicarci</strong><span></span></h2><p>Nel libro sono presenti tre figure principali: <strong>Marta</strong>, attorno alla quale ruota l’intera vicenda, <strong>Libero</strong> e il <strong>Dottor Bernardi</strong>.</p><p>Marta cerca aiuto proprio nel momento in cui la sua voce sta lentamente svanendo e i suoi sogni sembrano affogare.</p><p>Il suo personaggio rappresenta tutte quelle persone che, come lei, finiscono per permettere agli altri di definire chi sono, cosa sono e quanto valgono.</p><p>Quando questo accade, il giudizio degli altri può trasformarsi lentamente in una voce interiore ancora più dolorosa.</p><p>Marta arriva così a odiarsi, a disprezzarsi e a tormentarsi attraverso il senso di colpa e parole sempre più crudeli rivolte contro se stessa.</p><p>Gli altri la umiliano e lei, quasi di riflesso, finisce per umiliarsi a sua volta.</p><p>La sua esistenza viene costruita interamente sul tentativo di compiacere il mondo esterno, dimenticando ciò che desidera davvero.</p><p>Ed è proprio qui che inizia il suo <strong>percorso di cura e consapevolezza</strong>.</p><h2><span></span><strong>L’elefante nella stanza: tutto ciò che non vogliamo ascoltare</strong><span></span></h2><p>Libero, figura emblematica e centrale della storia, insieme al Dottor Bernardi accompagnerà Marta alla scoperta di ciò che si agita nelle profondità del suo io, aiutandola a tirare fuori il suo elefante.</p><p>Sì, perché il dolore inespresso, i pensieri soffocati e quei silenzi notturni che scegliamo di non ascoltare, con il tempo possono trasformarsi in macigni enormi e apparentemente insostenibili.</p><p>L’elefante diventa così una metafora potente di tutto ciò che portiamo dentro e che continuiamo a ignorare.</p><p>Un dolore che non ascoltiamo non scompare.</p><p>Resta lì.</p><p>Cresce.</p><p>E prima o poi chiede di essere visto.</p><p>Forse è proprio questo uno degli aspetti che ho sentito più vicino durante la lettura: tutti, in qualche modo, possiamo avere un elefante nella nostra stanza. Qualcosa che sappiamo essere lì, ma che preferiamo non guardare.</p><h2><span></span>Avevo un elefante nella stanza è u<strong>n libro che parla anche di me</strong><span></span></h2><p>Valaria Coi ha saputo parlare al mio cuore, risvegliando in me lezioni che credevo ormai sopite.</p><p>Perché, proprio come Marta, anch’io ho camminato a lungo nel buio della convinzione che soddisfare gli altri potesse rendere felice anche me.</p><p>E forse è proprio per questo che alcune pagine mi hanno colpita così profondamente.</p><p><em>Avevo un elefante nella stanza</em> è un libro piccolo, ma denso di <strong>riflessioni psicologiche e spunti sulla conoscenza di sé</strong>.</p><p>Ci insegna a riconoscere e gestire le emozioni, a comprendere meglio ciò che proviamo, a guardarci per quello che siamo e, soprattutto, a imparare a parlarci nel modo giusto.</p><p>Perché spesso siamo proprio noi le prime persone a rivolgerci parole che non avremmo mai il coraggio di dire a qualcun altro.</p><h2><span></span><strong>Il coraggio di cambiare e imparare ad amarsi</strong><span></span></h2><p>Attraverso Marta e Libero, Valaria Coi ci mostra che <strong>il cambiamento può essere difficile e spaventoso</strong>, ma che può anche rappresentare l’inizio di una nuova consapevolezza.</p><p>Quella che ci permette finalmente di comprendere chi siamo, riconoscere il nostro valore, imparare ad amarci e, quando necessario, voltare pagina.</p><p>Ci sono giorni in cui nulla sembra abbastanza.</p><p>Ma forse, prima ancora di cercare qualcosa o qualcuno che ci faccia sentire completi, dobbiamo imparare a <strong>bastare a noi stessi e ad amarci</strong>.</p><p>E per chiudere questa recensione voglio lasciare spazio a una frase dell’autrice che, a mio avviso, racchiude perfettamente il cuore della storia:</p><p>«Marta, le convinzioni non cambiano la tua vita; le tue azioni sì.»</p><p>E allora cambiamo le nostre azioni.</p><p>Diventiamo chi siamo davvero.</p><p>Impariamo, come Marta, a chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno, perché farlo non è una vergogna, ma un atto di grande forza.</p><p>Accogliamo il nostro elefante.</p><p>Ascoltiamo il nostro dolore.</p><p>E concediamoci la possibilità di iniziare una nuova avventura, questa volta con un titolo diverso.</p><p><strong>Amore verso noi stessi.</strong></p><p><a href="https://vm.tiktok.com/ZN8kpNVe1">https://vm.tiktok.com/ZN8kpNVe1</a></p><p></p>

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