@dado@social.novemila.orgDipende da cosa intendi per "libera".
Un tempo ti avrei detto Debian senza indugi, ed a tutt'oggi dal punto di vista legale, tutti i software contenuti nei repository free sono distribuite con licenze libere.
Il problema di
#Debian è appunto politico (e dunque tecnico): le scelte del progetto, pur attenendosi alle
#DFSG si preoccupano sempre meno della effettiva libertà degli utenti, anteponendovi altri valori.
Comunque, se ci limitiamo ad una libertà minima, formale, ci sono le distro elencate dalla
#FSF https://www.gnu.org/distros/free-distros.en.htmlDi queste, mi sembra promettente
#Hyperbola, soprattutto per l'impegno a sostituire il kernel
#Linux con un hard fork di
#OpenBSD https://www.hyperbola.info/Il problema comunque è l'effettiva esercitabilità di tutte e quattro le libertà, a fronte di una complessità insostenibile dei software distribuiti.
Avere
#Firefox sotto MPL o
#Chromium sotto MIT non garantisce davvero
a tutti la
libertà di studiarne completamente il codice: solo chi può investire mesi di studio (tipicamente pagati da qualche azienda) può veramente esercitare la libertà di studio. E ogni libertà esercitabile esclusivamente da un'élite smette di essere libertà e diventa, di fatto, privilegio.
Purtroppo Linux stesso (il kernel) ha una complessità esorbitante, misurabile in milioni di righe di codice, anche escludendo i blob non liberi.
Ne consegue che, ad oggi, chi vuole poter esercitare davvero le 4 libertà deve cercarle altrove.
I
#BSD sono un po' migliori da questo punto di vista: ricordo una settimana passata a leggere il kernel di
#NetBSD anni fa senza grandi problemi. Ancora meglio da questo punto di vista sono i
#plan9 come
#9front che in un paio di settimane può essere studiato da capo a piedi.
Il problema fondamentale però è più profondo di quanto non suggeriscano queste possibili soluzioni.
Quando
#Stallman concepì il software libero, il maggior limite alle libertà degli utilizzatori (che erano
anche programmatori) era di natura legale. Il
#copyleft o le
#DFSG erano strumenti legali (il primo) o comunitari (il secondo) progettati per evitare questo limite.
Oggi a limitare la libertà degli utenti troviamo invece vincoli tecnici (
#SaaS, complessità del software) e culturali (standard intenzionalmente complicati da implementare ed una sostanziale separazione fra la figura professionale del programmatore ed il ruolo di utente).
Questi vincoli sono superabili con leggi ed investimenti in educazione e istruzione, ma difficilmente tali azioni possono essere proposte da politici ignoranti eletti cittadini mantenuti nell'ignoranza cibernetica.
D'altro canto produrre stack alternativi è difficile, non foss'altro che per l'assenza di risorse e coordinamento (nonché spesso di una visione architetturale coerente con l'obiettivo politico di massimizzare la libertà).
@dajelinux@mastodon.uno @lorenzodm@mastodon.uno