<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0"><channel><title><![CDATA[WALTER UNO DI NOIAlfredo Facchini]]></title><description><![CDATA[<p>WALTER UNO DI NOI<br />Alfredo Facchini </p><p>Walter Rossi, vent’anni. Romano, del Trionfale. Da dove cominciare per azzardarne un ricordo? Piazza Igea è il posto dove lo trovi più spesso. Volantini, assemblee, cortei, discussioni che cominciano nel pomeriggio e finiscono quando è già notte.</p><p>Quando Lotta Continua si scioglie, Walter non smette di essere quello che era il giorno prima. Le organizzazioni si possono sciogliere. Le persone no. Restano le amicizie, le idee, i quartieri, le cose da fare. E Walter è uno che fa.</p><p>Al Trionfale c’è una casa vuota. La occupano. Diventa il Circolo del proletariato giovanile. Walter si butta nelle iniziative, si entusiasma. Ma raccontarlo soltanto così sarebbe facile. Troppo facile.</p><p>Perché Walter se vede che un compagno ha qualcosa che non va, gli si mette accanto. Chiede. Insiste. Ascolta. I problemi personali per lui esistono. Non scompaiono perché c’è la rivoluzione da fare. Se stai male, stai male. E prima si parla di quello.</p><p>Walter ha giocato a pallanuoto nelle Fiamme Oro. È bravo. Parecchio. Quando arriva il momento del militare sceglie di farlo lì, per restare a Roma e continuare ad allenarsi. Poi incontra un fascio. Cominciano le provocazioni. La storia finisce con una denuncia e con lui fuori dalle Fiamme Oro. Gli restano sei mesi di leva.</p><p>A casa le cose non sono sempre lisce.<br />Con sua madre ha un rapporto viscerale. Al fratellino vuole un bene dell’anima. Con il padre è diverso. Si somigliano troppo. Due teste dure. Quando cominciano a discutere nessuno sa fermarsi, nessuno vuole cedere per primo.</p><p>A un certo punto Walter se ne va. Sta dagli amici. Per un periodo vive con loro. Ma quella sistemazione gli pesa. Gli manca casa. Gli manca sua madre. Gli manca suo fratello. Gli manca anche suo padre. Perché Walter non vuole romperci. Vuole capirlo. E vuole farsi capire. Alla fine torna.</p><p>Nell’estate del 1977 parte per il Marocco. Quando rientra parla a tutti dei contadini marocchini. Lo hanno colpito. La calma, l’ospitalità, il modo di stare al mondo. Ne parla tanto da rompere i coglioni agli amici. Ogni tanto da Roma scappa anche lui.<br />Campagna. Cavalli, quando si trovano. Per respirare.</p><p>A settembre va a Bologna, al convegno contro la repressione. Parte insieme agli altri perché vuole vedere, ascoltare, capire che cosa sta succedendo. Il movimento sta cambiando. Lo sentono tutti. Le vecchie parole non bastano più. Le nuove ancora non sono state trovate.</p><p>Prima di diventare Walter Rossi, il compagno ucciso dai fascisti, Walter fa l’operaio nell’autofficina di famiglia. Gioca a pallanuoto. Fa il militare. Trova un lavoro precario in un albergo. Occupa una casa. Distribuisce volantini. Litiga con suo padre. Se ne va. Poi torna. Parte per il Marocco. Sale su un cavallo quando capita. Ascolta gli amici. Si innamora delle persone, delle idee, delle possibilità. E sta in piazza. Perché in quegli anni la piazza non è uno sfondo. È casa.</p><p>Al Trionfale ci si conosce. Ci si incontra davanti ai bar. Si discute sui marciapiedi. Si attaccano manifesti. Si organizzano assemblee. Si decide dove andare la sera. Si parla di politica e di amori, di rivoluzione e di soldi che non bastano. E poi ci sono i fascisti.</p><p>La Balduina è vicina. I confini non stanno sulle cartine di Roma. Stanno sui muri, nelle scritte, nei manifesti strappati. Stanno nelle aggressioni. Nelle strade dove sai che è meglio non passare da solo. Walter quei confini li conosce. Li conoscono tutti.</p><p>I morti giovani hanno questo guaio. A un certo punto diventano proprietà di chi resta. Gli sistemano la vita. Tagliano le esitazioni, cancellano le contraddizioni, mettono in ordine i pensieri. Ma a vent’anni nessuno vive così. Non sai ancora come va a finire. Walter nemmeno. Ha vent’anni. È settembre. E ha ancora un sacco di cose da fare.</p><p>Alfredo Facchini</p><p>WALTER</p><p>1977.</p><p>Venerdì 30 settembre. È tempo di reagire. Ventiquattr’ore prima, a piazza Igea, i fascisti hanno sparato nel mucchio. Elena Pacinelli si è presa tre proiettili in corpo. È viva per due centimetri. I compagni si muovono da Pomponazzi poco dopo il tramonto.</p><p>Direzione: la sezione missina della Balduina, viale delle Medaglie d’Oro, civico 128/c. Sono una trentina, forse quaranta. Quando si parte insieme non si pensa a quanti si è, si guarda chi cammina accanto. Inizia un volantinaggio. Parole dure, nere su carta chiara.</p><p>All’incrocio tra Medaglie d’Oro e via Marziale, una cinquantina di camerati alzano la voce. Volano pietre. È solo l’inizio. Intorno alle 20, un blindato della polizia, a luci spente, scende come un fantasma su viale Medaglie d’Oro. Direzione piazzale degli Eroi. Si piazza in mezzo. Fa da scudo.</p><p>All’altezza del distributore Esso, due fascisti avanzano. Uno prende la mira. Spara. Tre colpi, forse di più. Il piombo trova la sua strada. Walter Rossi crolla. La testa spaccata, l’asfalto che si tinge di rosso. Walter è immobile, mentre attorno a lui tutto continua a muoversi. I compagni, riparati dietro le auto parcheggiate, corrono a soccorrerlo. La polizia li carica. Manganellate. Walter muore mentre un furgone lo trasporta agonizzante al Santo Spirito.</p><p>Come confesserà anni dopo Cristiano Fioravanti, lui e Alessandro Alibrandi si staccano dal gruppo e sparano entrambi, anche se la sua pistola si inceppa.</p><p>Più di un testimone smentisce la ricostruzione di Cristiano Fioravanti. A sparare sarebbe stato un ragazzo basso e tarchiato, identikit che corrisponde al fisico di Cristiano e non a quello di Alibrandi, che è alto e smilzo. </p><p>In seguito alla morte di Alibrandi, in uno scontro a fuoco con la polizia, il procedimento penale viene archiviato. Fioravanti, che ora vive sotto falso nome a carico dello Stato come pentito, viene condannato a nove mesi e 200 mila lire di multa, solo per i reati concernenti le armi.</p><p>La beffa finale. L’iter giudiziario si è chiuso nel 2001 con l’incriminazione di tre compagni di Walter per falsa testimonianza. Come da copione: per l’assassinio di Walter Rossi, nessun colpevole. </p><p>Alfredo Facchini </p><p>Walter Rossi <br />Roma 12 aprile 1957 - 30 settembre 1077<br />RIP <img src="https://citiverse.it/assets/plugins/nodebb-plugin-emoji/emoji/android/2763.png?v=a2c14bb2e10" class="not-responsive emoji emoji-android emoji--heavy_heart_exclamation_mark_ornament" style="height:1.4em;width:auto;vertical-align:middle" title="❣" alt="❣" />️</p><p><span><a href="/user/..%2Fcategory%2Fnews%40feddit.it" rel="nofollow noopener">@<span>news</span></a></span> <br /><a href="https://poliversity.it/tags/walterrossi" rel="tag">#<span>walterrossi</span></a> <br /><a href="https://poliversity.it/tags/AlfredoFacchini" rel="tag">#<span>AlfredoFacchini</span></a> <br /><a href="https://poliversity.it/tags/30settembre1977" rel="tag">#<span>30settembre1977</span></a></p>

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