Le "leggi fascistissime" (1925-1926), che smantellarono diritti fondamentali come la libertà di parola e di associazione. Dalla newsletter di Andrea Bosio "La buona storia"
Dopo che l'assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti aveva messo in crisi il sostegno, Mussolini pronunciò un discorso di sfida, assumendosi la "responsabilità politica, morale e storica" di tutto ciò che era accaduto.
"Se il fascismo è solo olio di ricino e manganelli, allora la colpa è mia. Se è un'associazione a delinquere, me ne assumo la responsabilità".
Lo storico De Felice sostiene che questo momento – non la Marcia su Roma o addirittura lo stesso assassinio di Matteotti – rappresentò la vera rottura politica con la democrazia liberale, annunciando l'imminente dittatura.
La spinta finale arrivò più tardi quello stesso anno, quando l'ex deputato socialista Tito Zaniboni fu arrestato per aver complottato per assassinare Mussolini.
Questo fornì ai fascisti la scusa perfetta per sciogliere i partiti di opposizione e approvare le "leggi fascistissime" (la maggior parte delle leggi fasciste) a partire dal dicembre 1925, che smantellarono diritti fondamentali come la libertà di parola e di associazione.
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